Nelle sale del ristorante Ezio Gritti
Il ritorno più atteso di Bergamo

Foto ©BergamoPost e ©Foto Quaranta.

 

Venerdì 25 novembre Enzo Gritti ha finalmente presentato alla stampa, agli amici e alle autorità il ristorante che porta il suo nome, inaugurando definitivamente il suo ritorno in città dopo l’esperienza di Bali, iniziata nel 2013 con il trasferimento a Seminyak, dove aveva aperto il suo Solata Restaurant. Un rientro particolarmente sentito, per lo chef e, a dire il vero, per tutta la città e per il Comune, che sta tentando la non facile impresa di rilanciare il Centro Piacentiniano. La scelta di Gritti di riaprire proprio qui, dopo aver firmato nel marzo 2016 l’accordo con Immobiliare Fiera Spa, fa gioco a tutti e rende felici i bergamaschi. Non a caso, per il taglio del nastro, è arrivato, accolto dall’abbraccio dello chef e dal caloroso annuncio: «Sono tornato!», anche il sindaco Giorgio Gori.

Il locale e l’atmosfera. Dentro,al primo piano, è tutto nuovo: in questi mesi si è portato avanti un ingente intervento strutturale che ha fatto rimandare la data di apertura al pubblico prima alla fine di ottobre, poi al 26 novembre e ora – definitivamente – al 1 dicembre. A lavorarci è stato un team di imprese bergamasche: dalle maestranze ai pittori, dai gessisti all’idraulico, da chi ha installato la climatizzazione al geometra Ravasio di via dei Partigiani, fino agli architetti di Brembate di Sopra Silvia Vavassori e Luca Zambelli. Anche le attrezzature e le forniture sono made in Bergamo, con nomi arcinoti a chi lavora nel mondo della ristorazione: Ristoteam, Zanussi, Ros, Corti Marmi.

Il risultato? Ambienti dall’arredo decisamente minimal, con un’eco al design dei paesi nordici, sulle tinte del grigio-nocciola. In terra, parquet chiaro, mentre le sedie e i tavoli color tortora, su cui troneggiano libri e brocche di vetro, portano la firma di garanzia dell’eccellenza orobica Pedrali. Qua e là, lo sfavillio delle pentole Agnelli. La vista celata della città è rimpiazzata da alcune fotografie distribuite geometricamente e da una gigantesca riproduzione di una stampa d’epoca con la veduta classica di Bergamo. Finché non sarà possibile sfruttare le magnifiche terrazze, anche solo per una questione di temperature, bisognerà attendere, e i clienti (c’è posto per 80 coperti) si dovranno “accontentare” di quest’atmosfera delicata. A proposito di terrazze, con Tiziana Fausti e il suo showroom intercorrono naturalmente rapporti di buon vicinato, ma le due entità rimangono indipendenti l’una dall’altra, con una struttura che impedisce il libero transito dei clienti dal ristorante alle vetrine, e viceversa. Una nota: la cucina a vista è spettacolare. Grande, spaziosa, pensata su misura per le esigenze dello chef e dei suo collaboratori. Comoda e luminosa, gode di una parete vetrata con affaccio su Città Alta: quasi meglio della sala da pranzo!

Ezio non nasconde il suo orgoglio: «Prima di lasciare il locale, ieri sera, mentre sistemavo gli ultimi dettagli, mi sono reso conto che è riuscito esattamente come me lo immaginavo quando ho iniziato a lavorarci». E poi, subito dopo, il ringraziamento più sentito, coronato dal classico «senza di lui tutto questo non sarebbe stato possibile», per Fabio Leoncini, che, con sincera modestia, ha sottolineato come il suo merito sia stato unicamente economico, mentre l’amico Gritti ha avuto piena libertà di scelta su ogni aspetto.

I piatti e il menu. Cosa ci sarà in menù (che sarà proposto a pranzo anche con l’opzione business lunch)? Di certo la semplicità, ché Ezio Gritti vuole restare gourmet, ma parlando a tutti. Torneranno alcuni classici di via Solata, segnati in carta con il loro anno di nascita, a partire da uno dei suoi cavalli di battaglia, il Piccione alla liquirizia e menta, ai tempi eletto da Veronelli piatto tra i venti migliori d’Italia. Per quanto riguarda i prodotti, Gritti, con il suo pragmatico anticonformismo, evita volentieri di lodare le mode del chilometro zero, ma comunque rivela che ogni piatto vedrà la presenza di una materia prima locale e, soprattutto, stagionale. Per il resto, sarà una carta tutta da scoprire.

Comunque, se il buongiorno si vede dal mattino, si parte benissimo. Gli ospiti dell’inaugurazione hanno assaggiato sestangher al salmone affumicato, paninetti con sedano rapa e maionese, biscotto salato e bicchierino di parmigiano con pancetta croccante. Tutto accompagnato da diverse magnum di Bellavista. A seguire, risottino con pepe, zucca e riduzione di Porto e, prima di passare alla polenta mista con gamberi, qualche ostrica per rinfrescare il palato. Gran finale con due assaggi di dolci della giovane (22enne) pasticcera altoatesina: una classica sacher e un bicchierino creativo con granita al lime e spuma di cachi e nocciole.

Una squadra giovane e preparata. Insomma, la giovane squadra scelta da Gritti, in tutto sei in un cucina e quattro in sala, si è fatta davvero valere, nonostante l’età media anagrafica molto bassa. Basti dire che il sous chef ha 27 anni. Ma, come i suoi colleghi, vanta esperienze, anche internazionali, di tutto rispetto. Così, adesso non resta che aspettare il primo dicembre per la prova definitiva. E per vedere davvero come si sta, seduti ai tavoli di uno dei ristoranti più attesi di sempre!

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