Dentro l’ex carcere di Sant’Agata
(che ti si stringe ancora il cuore)

Le Guide Turistiche Città di Bergamo, sabato 17 e sabato 24, alle ore 15, accompagnano i visitatori alla scoperta di questo edificio ormai dismesso in Città Alta (qui tutte le info). Un’occasione per ripercorrere le spoglie stanze e la triste storia di questo luogo di pena.

 

Nella nostra città abbondano i “contenitori storici”, ovvero quegli edifici, piccoli o grandi, che in passato hanno ricoperto un ruolo molto importante nella vita religiosa, politica e sociale, ma che oggi sono investiti di un’altra funzione, oppure hanno visto modificata la loro destinazione d’uso o, nella peggiore delle ipotesi,  risultano dismessi. In ambito religioso è il caso, tra i tanti, dell’ex convento di S. Spirito in Bergamo Bassa e degli ex conventi di S. Maria Annunciata dei Carmelitani (il Carmine) e di S. Agata dei Teatini in Bergamo Alta; in ambito politico-militare il rimando va alle ex Caserme Montelungo e Colleoni in Bergamo Bassa, ormai prossime alla resurrezione dal rovinoso e decennale oblio, e a tutte quelle disseminate al piano a ridosso del centro; infine, per quanto riguarda il sociale, non si può non citare l’ex Ospedale Maggiore (anch’esso già destinato alla Guardia di Finanza ed alla sua Accademia) e tutti quei complessi inseriti a pieno titolo nella “fornace” dell’archeologia industriale.

Bergamo nei secoli ha detenuto il triste primato di possedere diversi luoghi di pena, tra cui nel Medioevo la Maddalena o Capella in San Vigilio per i reati politici, la Torre della Fame in Cittadella per quelli fiscali (da cui la diceria che i detenuti venissero lasciati senza cibo fino all’estinzione da parte dei congiunti del debito contratto) e la Torre del Campanone per ladri e assassini o comunque per i condannati alla pena capitale; quest’ultima, come si è detto, restò attiva anche successivamente, quando in epoca napoleonica e asburgica venne affiancata dalla Rocca, dall’ex convento di San Francesco (con la conseguenza di dover destinare un’ala ad ospizio per i secondini sifilitici, caduti nel vizio del vicino Meretricio di via Rivola) e appunto da S. Agata.

 

Il tour per immagini

Con le foto di Linda Klobas

 

Il tour per parole

A cura della guida Tosca Rossi

Iniziamo col varcare il grande accesso di via Vagine, per accedere ad uno dei quattro piani fuori terra del braccio nord dell’edificio. Il braccio sud, proprio perché addossato al colle, arriva a soli due piani fuori terra sul vicoletto omonimo, aderendo alla navata della ex chiesa, retta fino al 1797 dai monaci dell’Ordine teatino e oggi luogo ludico e di ristoro (Circolino).

A piano terra, i grandi archi ogivali e le pareti bianche ospitavano il laboratorio a cui prestavano la propria manodopera circa 40 detenuti, minimamente retribuiti, ma perlomeno attivi nel realizzare interruttori e materiale elettrico.

Salite due rampe di scale, si giunge alla ex chiesa interna al monastero e al carcere, da poco sgomberata da vecchie scaffalature comunali destinate forse al macero (speriamo si salvino le paraste verdi intagliate, davvero notevoli!), le cui pareti lasciano riaffiorare sia affreschi con modanature barocche che moderni santi sospesi tra cui S. Leonardo (patrono dei carcerati) e San Gaetano (patrono dei Teatini).

A fianco si accede al porticato del chiostro, oggi tamponato, dove ci si poteva riparare in caso di pioggia, vento, neve o freddo durante l’ora d’aria, prevista tra le 11.30 e le 13.30 per i “lavoratori” e in altre fasce definite per tutti gli altri.

Si procede poi nel refettorio, dotato di servizi e locali attigui per le cucine e i forni, per poi uscire all’aperto e vedere finalmente far capolino il cielo sopra il cortile: qui si resta impressionati dalla lugubre mole del fabbricato, i cui dettagli architettonici secenteschi conventuali sono stati inglobati e snaturati nel parziale restyling ottocentesco di stampo militare (doppie inferriate, doppi serramenti, nuove murature con inseriti finestrelle e oculi, muri di sostegno, sovralzi compatti) progettato dall’architetto d’Oltralpe Leopoldo Pollack, i cui propositi illuministici non vennero ottemperati.

Dal cortile si raggiunge il braccio sud, che sopra la muratura alta due piani, vede sfilare cinque/sei celle adibite all’isolamento, prive di luce o con minime aperture, corredate da un tavolato come letto (ottenuto spesso riciclando una porta con spioncino) e un secchio per le “esigenze”, adibite all’isolamento, molte volte richiesto dagli stessi carcerati. Ancora più sopra, la sacrestia della chiesa, altre celle e poi locali di servizio. Risalendo un piano del braccio nord, si approda in una lunga sala adattata nel secolo scorso ad Auditorium/Cinematografo, con tanto di vano arrangiato per posizionare il proiettore.

E poi, ai piani superiori, via via la sfilza di corridoi, porte, celle, camerate da 4-12 posti letto, i cui muri ancora conservano scritte e memorie. Per non parlare delle zanche a cui erano agganciate le brandem, o i lenzuoli sfilacciati che pendono dalle inferriate e utilizzati come stendi-panni, o i pianetti su cui dagli anni Sessanta trovava posto il televisore.

La visita allo stabile termina nei locali della ex Terza Circoscrizione del Comune di Bergamo, che corrispondono all’originaria sala capitolare dei monaci, posta proprio dietro il catino absidale della chiesa, oggi cucina della Cooperativa (Circolino).

Ma le sorprese non sono ancora finite: basterà lambire il vecchio campanile, entrare nel locale di ristoro sul vicolo, correre lungo il bancone del bar, per rintracciare l’antica navata della chiesa che arrivava fino alla cucina; scendere nel locale pizzeria e alzare gli occhi verso l’alto, per scorgere gli affreschi a visita della vecchia sacrestia recentemente riscoperti; superare le toilette e scendere nel cortile, portandosi tra il pergolato, sotto cui sono ben ordinati sedie e tavolini con tovaglie a quadrettoni, e il campo di bocce, fino a voltarvi e di nuovo fare uno sforzo guardando sulla sommità dell’edificio con tetto a capanna: ed eccovi giunti dinanzi la facciata della vecchia chiesa di S. Agata, rivolta al cimitero conventuale da cui state rimirando il sito. Alle spalle il Carmine, o meglio, l’ex convento e la chiesa di S. Maria Annunciata al Carmine che, da quando la chiesa parrocchiale di S. Agata venne sconsacrata da Napoleone, per par condicio assunse la denominazione composita di S. Agata nel Carmine. Et voilà… svelato un altro mistero di Bergamo.

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