I dieci stellati della Bergamasca

C’è un momento in cui, tra un impegno e l’altro, ci sentiamo legittimati a pronunciare la famosa massima: semel in anno licet insanire. Ogni tanto ci è concesso fare uno sgarro alle nostre abitudini. E la rottura della routine potrebbe essere un pranzo o una cena in uno di migliori ristoranti della Bergamasca, almeno stando alla Guida Michelin. Ecco allora un ripasso dei dieci stellati della provincia. Il primo ne ha tre, di stelle; gli altri una.

 

Da Vittorio
Brusaporto

  

Praticamente non ci sarebbe nemmeno bisogno di nominarlo, tanta è la fama e il prestigio di questo storico ristorante guidato dalla famiglia Cerea, che ha festeggiato cinquant’anni di attività. La capacità e il talento dei fratelli, oltre che nella gentilezza dei gesti di un’accoglienza ineguagliabile, si trova nello sbalorditivo menù gourmet, una delle espressioni più alte della cucina italiana contemporanea. Ma il menù perfetto rimane sempre quello più semplice: Fritto misto nella padella di rame in mezzo al tavolo, Paccheri alla Vittorio e Orecchia di Elefante. Non vi serve nient’altro.

 

Frosio
Almè

 

Un grande classico della cucina classica gourmet bergamasca. Saldamente guidata da Paolo Frosio in cucina, con suo fratello Camillo a governare l’imponente cantina e l’esaltante sala della villetta settecentesca su tre piani con annesso giardino murato all’esterno (e torre antica dove custodire le preziose bottiglie che compongono la carta dei vini e dei distillati). Un classico, si diceva, e anche uno dei primi a prendere la stella Michelin, nel 1993, per dirla tutta.

 

Antica Osteria dei Camelì
Ambivere

  

È un luogo che si porta dietro una storia lunga più di un secolo. A dirlo è lo stesso Camillo Rota, proprietario, maître e sommelier. Il locale esiste infatti dal lontano 1856, quando la famiglia Rota, trasferitasi ad Ambivere, prende possesso del cascinale del Cinquecento dove tuttora si trova l’osteria. Nel ‘99 l’intero ristorante viene ristrutturato e le sale interne completamente rinnovate. Inizia la sfida per fare qualcosa di grande, insieme a Loredana, moglie e cuoca, fino a raggiungere il riconoscimento nel 2006. Leggendari sono i casoncelli, e pure la gallina.

 

Il Saraceno
Cavernago

  

L’avventura inizia nel 2007 quando Roberto Proto, autodidatta, trasforma la pizzeria di famiglia in qualcosa che gli permetta di esprimere la sua creatività e la sua passione, un luogo che rappresenti la sua origine mediterranea, con un punto di forza: le preparazioni a base di pesce. La stella arriva solo nel 2014 eppure, a Bergamo, è come se fosse da sempre il posto giusto per mangiare una buona cucina di mare innovativa. Arredato con grazia dalla signora Maria, è stato appena ristrutturato portando alcune migliorie nelle già eleganti salette.

 

Casual
Bergamo

  

Il nuovissimo ristorante stellato cittadino. L’uomo rivelazione Enrico Bartolini, capace di trasformare in stelle quasi tutto ciò che tocca, ha posato la sua mano anche su Città Alta, ma il merito di successo e ascesa vertiginosi è anche di Marco Locatelli, giovane grintoso che orchestra la sala con naturalezza, e del giovanissimo Alex Manzoni, sicuramente prodigioso, che sta tirando fuori la sua personalità a fianco delle creazioni più classiche di Bartolini (che rimangono sempre in menù). L’ambiente è uno dei più confortevoli che ci siano in provincia. Tanto affascinante la sera quanto durante il pranzo, merito forse delle immense vetrate da cui si vede passare la funicolare che arriva a San Vigilio. Tra le cose più belle: un parcheggio privato dalla comodità imbarazzante.

 

A’anteprima
Chiuduno

  

Daniel Facen è uno che canta fuori dal coro, ma con voce squillante. Chi lo avrebbe mai detto che uno dei pochissimi ristoranti di cucina molecolare con slancio sempre nuovo e mai ristagnante d’Italia fosse nella Bergamasca. Tecnologie che spesso arrivano da laboratori di analisi medica – insieme a sonicatori, vaporizzatori, centrifughe e bagni a ultrasuoni – sono strumenti comuni. Il risultato è quanto di più lontano da una cucina sintetica, anzi, la conoscenza di strumenti adeguati permette di esaltare il sapore della materia prima senza rovinarla. Da provare almeno una volta nella vita.

 

Florian Maison
San Paolo D’Argon

  

Ultimo arrivato, guidato dallo chef Umberto De Martino, che ha portato con sé un po’ di mediterraneità. Una nuova voce che parla di pesce in modo originale. E, si sa, questi sono proprio gli argomenti che piacciono ai bergamaschi. Una tavola molto classica si lascia invadere durante la cena da quella tipica gioia culinaria che è patrimonio di certe cucine meridionali. Ma tutto sempre lontano da ogni possibile elemento di disturbo, per lasciare al commensale solo il piacere di mangiare qualcosa di buono.

 

Lo.Ro
Trescore Balnerario

   

Francesco Longhi e Antonio Rocchetti (dalle iniziali dei loro cognomi, il nome del ristorante) sono riusciti nella loro impresa personale: creare un luogo di accoglienza e di buona cucina dove potersi esprimere liberamente. Lo hanno trovato in un rustico ristrutturato che offre spazi ampi, articolati in stanze e atmosfere che dialogano tra loro e si susseguono passando dal ristorante al bistrot e dalla cantina a vista al salone delle feste. Essenziale ma sempre riconoscibile la mano del cuoco, tanto quanto quella del direttore. Ha raggiunto la stella nel 2011.

 

San Martino
Treviglio

  

La storia del locale inizia una generazione fa, negli anni Sessanta, quando Beppe e Olga ne avviano la gestione, e la conquista del prestigioso riconoscimento è del 1990. Oggi le redini sono in mano ai figli che si impegnano con passione nella filosofia del semplice e buono che li rappresenta da due decenni. Il punto forte sono i sapori del mare con tutte le loro sfumature espressi in uno stile semplice e chiarissimo: piatti mai troppo elaborati, per esaltare il più possibile il valore di ogni singolo ingrediente

 

Osteria della Brughiera
Villa D’Almè

  

Se il buon gusto e l’intelligenza di Stefano Arrigoni, amante delle cose belle, non avesse deciso di aprire la sua Osteria, guidata in cucina dal fidato Paolo Benigni, i bergamaschi non avrebbero mai assaggiato il cappelletti zucca zenzero e zola né avrebbe mai potuto godere dell’elegante salotto. Sarà per questo che quando si chiede a Bergamo un posto dove andare a mangiare, la risposta e quasi sempre: Osteria della Brughiera.

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