I dipendenti che fanno risparmiare
vengono premiati: l’idea del Comune

Nella puntata di lunedì scorso PresaDiretta, su Raitre, ha seguito la via crucis dei cittadini che hanno bisogno di un certificato, un documento anagrafico o un cambio di residenza. È andata a visitare le aziende, soffocate da una moltitudine di adempimenti, scadenze, timbri e carte. Ha raccontato storie di dipendenti pubblici infedeli, che danneggiano non solo i cittadini che pagano le tasse ma anche i colleghi dello stesso ufficio. E poi c’è la burocrazia difensiva. Impiegati e dirigenti che di fronte a una moltitudine di leggi e di norme, a volte addirittura in contraddizione tra loro, decidono di non decidere. Significa il collasso dell’intero sistema della pubblica amministrazione.

C’è chi si distingue. A Bergamo, invece, le cose vanno bene. Anzi, Palazzo Frizzoni è stato indicato come un modello virtuoso. Ai dipendenti comunali, infatti, è stata chiesta un’idea per risparmiare soldi pubblici e il 50% del denaro risparmiato è tornato nelle loro tasche sotto forma di premio di risultato. Risultato? Dipendenti più motivati e più produttivi. A partire dal gruppo elettricisti, che ha pensato a un sistema per monitorare in remoto il funzionamento dei pannelli solari sugli edifici comunali.

 

 

Idea semplice e geniale. Il giornalista della Rai Giuseppe Laganà, inviato a Palazzo Frizzoni, ha parlato con il direttore generale del Comune Michele Bertola e con alcuni dipendenti per riassumere l’idea «semplice, geniale, che non costa niente e fa risparmiare il Comune», come è stato detto. Le iniziative messe in campo su suggerimento dei dipendenti hanno generato un risparmio certificato di circa 170mila euro in sei mesi. L’obiettivo, a regime, è di arrivare a 500-600mila euro all’anno. «Nessuna innovazione – ha detto il direttore Bertola ai microfoni della Rai – sarà così efficace come quella che nasce da chi quotidianamente vive quel determinato servizio e la motivazione per metterla in pratica sarà maggiore, perché il dipendente la sentirà come propria».

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