Due amici e una Panda nel deserto
per la corsa più pazza del mondo

È un entusiasmo contagioso quello che traspare dalle parole di Alessandro Medolago e Bruno Oddo. Due ragazzi di Pontida, entrambi operai, il primo classe 1987 e il secondo di un anno più giovane, ma soprattutto amici da sempre, anzi, compagni d’avventura, come tengono a specificare. È proprio questa passione condivisa  che ha spinto i due giovani ad affrontare il «Panda Raid», il giro del deserto del Sahara a bordo dell’utilitaria Fiat.

«Questa è la nona edizione della manifestazione organizzata a livello internazionale, ma noi l’abbiamo scoperta solo lo scorso ottobre e abbiamo subito  deciso che avremmo partecipato». A raccontare gli inizi di quest’avventura è Alessandro: si trova al lato passeggero della Fiat Panda che li trasporterà attraverso il deserto del Sahara. Mentre parla, alla guida c’è Bruno, che sta conducendo la vettura da Madrid fino ad Almeria, nel sud della Spagna. Spiega Alessandro: «Siamo partiti il primo di marzo da Pontida a bordo della nostra Panda. Abbiamo lavorato per mesi all’auto, per renderla adatta a questa avventura. Abbiamo fatto una prima tappa a Saint Tropez, poi a Barcellona e infine a Madrid dove abbiamo incontrato gli altri partecipanti alla gara, 320 equipaggi, ovviamente anche loro a bordo di una Panda oppure di una Marbella, la versione spagnola di quest’automobile. Abbiamo percorso questi 1.600 chilometri procedendo a 80 all’ora, in piano e con il vento che era favorevole, s’intende! Ci siamo trovati a fare una salita sotto la pioggia e non riuscivamo ad andare a più di 40 chilometri orari, con i camion che ci superavano e sembrava volessero quasi spingerci, però è stato divertente. Ora stiamo viaggiando verso il sud della Spagna, da lì imboccheremo lo stretto di Gibilterra e poi inizieremo la nostra avventura in Marocco».

Un viaggio tra la sabbia del deserto, aiutati solo da dei fogli con le istruzioni di percorso e una bussola. Tuttavia, la manifestazione non è solo avventura, ma anche beneficenza. Spiega la coppia pontidese: «Abbiamo con noi pacchi di caramelle, quaderni e pennarelli: ogni equipaggio ha qualcosa del genere e il nostro compito è quello di distribuirlo nei villaggi che incontreremo. Non si tratta di una vera gara di velocità, l’importante è viaggiare secondo le regole, con l’obbligo di aiutare chi si trova in difficoltà, anche se in ogni caso saremo sempre monitorati».

Alessandro e Bruno, prima della partenza hanno ricevuto il sostegno di molte realtà pontidesi che hanno appoggiato questa avventura vestendo i panni di sponsor. Inoltre, prima della partenza, sono stati forniti di una bandiera italiana e una bandiera del gruppo «Giovani Pontida» che dovrà essere sventolata per tutto il deserto. Concludono: «Siamo agitati ed emozionati, per noi questo è la realizzazione di un sogno».

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