Eligio e la Bottega in via Pitentino
L’uomo che accarezza i coltelli

Foto di Sergio Agazzi

 

Il signor Eligio Ambrosioni lavora dal 1972 nella Bottega del Coltello in via Pitentino a Bergamo. L’inizio non fu facile per lui: dapprima cercò di opporsi con forza a seguire le orme del papà Tarcisio. Troppe volte da ragazzino si era sentito chiamare con scherno “il moleta” e troppo spesso aveva sognato di emanciparsi da tutto questo. Non amava studiare e detestava pure il lavoro: «Sono sempre stato in fermento» dice con un sorriso furbo.Tentò quindi di tutto pur di non approdare nell’impresa di famiglia, dove lavorava anche la mamma; fece il garzone, il salumiere e pure il benzinaio. Poi decise che doveva affrontare seriamente e con riflessione «la parte critica del convincimento» e che solo cercando le ragioni profonde di questo lavoro avrebbe potuto sceglierlo. Il suo racconto pare proprio un romanzo di formazione, dove il protagonista attraverso ostacoli e conflitti giunge a una piena consapevolezza di sé, e nel caso di Eligio, ci arriva anche in fretta: ha 19 anni quando, complici due genitori capaci di fiducia, inizia a interessarsi alla coltelleria da collezione. Vuole fare il salto, vuole diventare un esperto del settore e così farà.

 

 

«Non puoi pensare di vivere solo delle tue conoscenze e della tua tradizione. Gli artigiani che sono andati avanti hanno guardato oltre, si sono messi in ascolto e hanno imparato altro». Eligio pensa con cura alle parole da usare. A ognuna. E non lo fa per prudenza ma perché ha a cuore che il suo interlocutore capisca. Quando glielo faccio notare dice sicuro che il merito di questa sua attenzione lo deve al web. Nel 2000 ha messo online la sua attività, ha cominciato a vendere e comprare coltelli in tutto il mondo. Il suo sito oggi riceve circa cinquemila visite al giorno e tra le 25 e le 40 mail con le richieste più incredibili a cui bisogna rispondere. «Ho rapporti quotidiani con i miei clienti e per rispondere a tutti faccio continuo esercizio di pazienza e di sintesi». Eligio dedica gran parte del suo tempo a queste relazioni attraverso le quali crescono sì i suoi clienti, ma cresce anche lui: «Io credo sinceramente di aver migliorato il mio italiano grazie a questo lavoro», e aggiunge: «Impari a condividere e ad ascoltare e scopri che spesso per il ritorno economico si tralasciano i dettagli e si presta poca attenzione alle persone». Invece, in una trattativa commerciale c’è molto altro da guadagnare: «Io, per esempio, ho imparato a riflettere. Oggi mi basta pensare che quando mi spiego, riesco a farmi capire… anche in Inglese!». E ci racconta di quando, armato di curiosità ed entusiasmo – e «una certa dose di incoscienza», aggiunge ridendo -, fece il suo primo viaggio a Orlando negli Stati Uniti: «Sapevo dire alcune cose: sorry, thank you e hello – (ride) -. Fu un’esperienza straordinaria».

Nella sua storia, indubbiamente la differenza l’hanno fatta audacia e curiosità: ascoltarlo raccontare della «sofisticazione esasperata» di certe lavorazioni e del «capolavoro ingegneristico di un paio di forbici» o vedere le sue mani scorrere stupite sulla lama del coltello pensato per l’apertura delle ostriche (grazie alla collaborazione con lo chef da record che ne ha aperte novecento in un’ora) ti lascia come se avessi assistito a una delle lezioni più entusiasmanti della vita, dove tecnica, design e meraviglia si fondono perfettamente. Usciamo dalla bottega in Borgo Santa Caterina con in tasca il più piccolo coltello esistente, custodito in un guscio di noce. Lo stringiamo nelle mani come un tesoro prezioso, augurandoci che ci aiuti a far memoria delle tante cose imparate grazie alla generosità del signor Eligio. Ah, tra parentesi, sapete chi è Sant’Eligio? Il protettore degli arrotini. E in casa pare nessuno lo sapesse.

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