Fotocamera a raggi X da record
Nel progetto c’è anche Bergamo

All’European Xfel, un’infrastruttura di ricerca nei pressi di Amburgo, è stata collaudata con successo la fotocamera a raggi X più veloce al mondo, alla cui realizzazione ha collaborato il gruppo di Microelettronica dell’Università degli studi di Bergamo. L’installazione, la messa in servizio e il funzionamento di questo rivelatore unico segnano il culmine di oltre un decennio di ricerca e sviluppo svolto da una collaborazione internazionale. Il cosiddetto rivelatore Dssc, progettato in modo specifico per operare con raggi X in regime di bassa energia ed elevata lunghezza d’onda, espanderà in modo significativo le capacità scientifiche degli strumenti a raggi X. Sarà così possibile studiare le strutture e i processi all’interno di materiali tecnologicamente avanzati, di cellule viventi, di virus, con risultati rivoluzionari per la chimica, la biologia e la medicina.

 

 

«Risultato fantastico». Il dott. Matteo Porro, responsabile del progetto e del consorzio Dssc, ha dichiarato: «Questo è un risultato fantastico in termini di sviluppo di rivelatori che apre nuove possibilità per la comunità scientifica che si occupa di photon science. Abbiamo dimostrato che è possibile contare singoli fotoni nel regime dei raggi X morbidi alla elevatissima frequenza di ripetizione degli impulsi forniti dall’European Xfel. Vorrei ringraziare i membri del consorzio Dssc, che con il loro impegno e creatività hanno reso possibile tutto questo. È stato un privilegio lavorare con persone che hanno fornito un livello così straordinario di conoscenza nel campo dei rivelatori e della progettazione elettronica».

Il contributo bergamasco. Il rivelatore Dssc è stato sviluppato da un consorzio internazionale coordinato dall’European Xfel. Altri partner includono il Laboratorio Desy di Amburgo, l’Università di Heidelberg, il Politecnico di Milano, l’Università degli studi di Bergamo e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). È il quarto rivelatore veloce a raggi X da installare presso l’Xfel europeo e il secondo rivelatore disponibile per gli esperimenti sullo strumento Scs.

Dieci anni di lavoro. Per dieci anni, l’Università degli studi di Bergamo, con il Laboratorio di Microelettronica, ha partecipato al progetto ed alla realizzazione della Dssc camera. «È stata un’esperienza entusiasmante che ci ha proiettati in un contesto internazionale di ricerca di altissimo livello – sottolinea il Prof. Massimo Manghisoni, responsabile dell’Unità di Bergamo per il consorzio Dssc -. Nello stadio finale di costruzione del rivelatore, il nostro gruppo ha avuto la responsabilità della fase critica dei test per la validazione dei singoli moduli, composti da rivelatore a pixel ed elettronica di lettura, da destinare all’assemblaggio finale della camera. Gli ottimi risultati ottenuti con i primi esperimenti sono per noi una grande soddisfazione e rappresentano al contempo una conferma dell’ottimo lavoro svolto dal nostro gruppo e una testimonianza dell’elevato livello della ricerca svolta all’interno del nostro ateneo».

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