Il lago dei Frati e il suo monte
Gemme nascoste da visitare

Carona: quante volte siamo passati da questo paese brembano per un’escursione ai famosi Laghi Gemelli o ai rifugi posti nelle vicinanze? Ogni escursionista dovrebbe soffermarsi, durante una passeggiata, a osservare le cime che molto spesso fanno da corona ai nostri rifugi. Tra vette famose si nascondono luoghi meno conosciuti ma comunque ricchi di altrettanta bellezza. Posti perfetti e vette poco frequentate, che possono trasformare un’escursione in una splendida avventura, regalando panorami e scorci che sono più meta di stambecchi che di escursionisti.

 

 

La partenza. Possiamo posteggiare l’auto nel punto più alto di Carona (dopo l’acquisto del “gratta e sosta”), punto di partenza per i famosi rifugi Calvi e Longo. Un percorso di solito classico, ma non per questa escursione. Zaino in spalla, risaliamo verso il borgo di Pagliari fino in prossimità delle prime baite, in questi ultimi anni completamente restaurate e riportate alla luce. Alla nostra destra si snoda il “Sentiero Estivo” che conduce al rifugio Calvi, marchiato dal segnavia CAI 247, un’ottima variante per arrivare alla bella struttura senza percorrere la classica carrareccia, nel periodo estivo affollata dalle jeep che salgono ai vari rifugi. Nel periodo autunnale il tracciato è ancora più suggestivo, regalando agli escursionisti che percorrono questo sentiero luci e colori bellissimi, perfetti per gli amanti della fotografia naturalista.

Il sentiero estivo. Scendiamo transitando per l’abitato di Pagliari in direzione del fiume Brembo, che costeggeremo per la prima parte del nostro percorso. Tra lo scrosciare del fiume e le fioriture di funghi tipiche di questa stagione, continuiamo sul tracciato sempre ben segnalato, che risale la testata della valle tra i fischi delle marmotte. Dopo circa un’ora di cammino incrociamo i vari segnavia: il sentiero CAI 213 (Sentiero delle Orobie) e il sentiero CAI 236. Noi abbandoniamo il sentiero delle Orobie e il tracciato che conduce al rifugio Calvi per incamminarci in direzione del Lago dei Frati e del Passo d’Aviasco (segnalato). Il nostro percorso risale con pendenza sostenuta, tra gradoni e ripide salite su pietre e sfasciumi, fino alla diga che ospita il bellissimo lago artificiale (m.1941).

Il lago dei Frati. Raggiunto lo specchio d’acqua possiamo concederci una pausa. Nonostante la vicinanza ai rifugi (siamo cerca a meta strada tra il rifugio Laghi Gemelli e il rifugio Calvi) l’ambiente è defilato rispetto ai normali tracciati battuti dagli escursionisti. Un ambiente severo e rigido, dove, se siamo fortunati e particolarmente silenziosi, possiamo ammirare stambecchi e camosci. Il piccolo invaso artificiale è situato nell’omonima valle, che si sviluppa dal passo di Aviasco e sfocia nella conca del rifugio Fratelli Calvi. Il suo nome è dato dal fatto che in epoca medievale numerosi frati provenienti dall’abbazia di San Benedetto in Vallalta (situata presso Albino) e vi transitavano per raggiungere i propri possedimenti situati presso i pascoli dell’Armentarga. La diga, costruita nel 1947, crea un bacino con un’estensione di circa 25 mila metri quadrati, con una capacità di 330.000 metri cubi di acqua che, unitamente a quelle dei vicino invaso dei Laghi Gemelli e del lago Colombo, alimenta la centrale idroelettrica di Sardegnana. Recuperate le energie, costeggiamo il piccolo laghetto risalendo il versante orografico destro della valle, in ambiente sempre più selvaggio e con percorso a tratti disagevole per il fondo del sentiero costituito da grossi massi. Giunti alla sommità del vallone, pieghiamo a destra e raggiungiamo con non poca fatica il passo d’Aviasco (m.2300). Il panorama si apre, mostrando alle nostre spalle i monti Chierico, Masoni e Corno Stella. Alle nostra destra il Pizzo Torretta, i Corni di Sardegnana, la massiccia sagoma del Pizzo del Becco e il Pizzo Farno. Oltre il valico, nascosti alla nostra vista, il rifugio Laghi Gemelli e gli omonimi laghi. Un panorama da lasciare a bocca aperta.

Il Monte dei Frati. Dal Passo d’Aviasco si segue la traccia posta alla nostra sinistra che punta alla vetta del Monte dei Frati, ormai facilmente individuabile. Risaliamo lungo il ripido crinale erboso (attenzione a non scivolare) compiendo dei brevi zig-zag che permettono di smorzare un poco la notevole pendenza. Il panorama cambia di nuovo e lo sguardo si sposa sulla Val Seriana e sui sottostanti laghi d’Aviasco, Campelli e Nero. Raggiungiamo il Monte dei Frati (m.2506) dopo circa tre ore di cammino. Su questa cima dimenticata non svetta nessuna croce, ma troviamo ad attenderci un grosso omino di pietre che indica il punto più alto della montagna e la vetta conquistata. Intorno a noi, oltre alle vette già citate, spiccano il vicino monte Valrossa (facilmente raggiungibile per cresta), il Monte CaBianca e il monte Madonnino, vette rese celebri dal famoso Trofeo Parravicini.

Conclusioni. I più esperti possono concatenare per cresta le cime appena citate. Un percorso che si svolge “a fil di cielo” e riservato a chi conosce bene queste montagne, che prevede la discesa al rifugio fratelli Calvi e il rientro lungo il classico segnavia CAI 210. Per i “normali” escursionisti, invece, è consigliato il ritorno lungo il percorso comune all’andata. Il tracciato è comunque per escursionisti allenati, conta circa 16 km totali (andata e ritorno) e 1350 metri di dislivello positivo. La durata totale dell’escursione può variare dalle sei alle sette ore di cammino.

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