Sant’Andrea, la misteriosa chiesa
senza facciata (e a porte chiuse)

Quante volte passeggiando o salendo e scendendo da via Porta Dipinta in Bergamo Alta ci si è chiesti: «Chissà come mai la chiesa di Sant’Andrea è rimasta priva di facciata?» oppure «Perché quell’imponente architettura neoclassica, smorzata dal pianoro e dalla posizione arretrata, non ha avuto il pregio di essere completata come meritava?». In effetti i quesiti sono leciti, dato che, oltre al solito fattore economico, quali possono essere stati i problemi sorti? Soprattutto in considerazione del fatto che diverso esito ebbero, ad esempio, il nostro Duomo, rivestito nel fronte solo nella seconda metà dell’Ottocento, e Palazzo Nuovo, oggi Biblioteca Civica Angelo Mai, terminato solo a metà degli anni Venti del Novecento!

I battenti sempre serrati. Ma la sorpresa coglie non solo i bergamaschi, ma anche i turisti, che immancabilmente restano delusi nell’apprendere che la chiesa sia perennemente chiusa, sconsolati quando poggiano la mano sul pomolo di una delle due porte serrate. Perché? Non ce lo spieghiamo, dato che il tempio funge anche da cappella universitaria e che i suoi vani ipogei, che occupano l’area dell’antica chiesa, potrebbero essere adibiti a diversi usi: trattasi del corpo di fabbrica alla base dell’abside che spancia preponderantemente lungo Viale delle Mura, utilizzato fino alla metà del secolo scorso come teatro.

170 anni: porte aperte. In ogni caso chi un paio di domeniche fa si fosse trovato a transitare per la via Porta Dipinta non avrà potuto credere ai suoi occhi, vedendo le porte spalancate verso l’interno della chiesa, occupata da un pubblico variegato e non composto solo delle fedelissime della funzione delle 17. Quale miracolo è avvenuto? Merito del buon don Fabio Zucchelli che, in quanto Parroco della Cattedrale, si è ritrovato a dover vegliare su molte più chiese del previsto, prima parrocchiali ora semplicemente sussidiarie alla sua? Può essere, anche se in realtà il motivo principale è stato che la chiesa ha festeggiato i 170 anni dalla sua consacrazione e quindi tutto il borgo era in festa.

Storia e architettura. Varcata la soglia, ci si ritrova dinanzi una vera pinacoteca degli artisti più rappresentativi del panorama del Cinquecento e Seicento, mentre l’abside è scandita da affreschi realizzati da Gian Battista Epis alla fine degli anni Sessanta dell’Ottocento. L’organo è un Serassi. La chiesa poggia le sue fondamenta sulle rovine di una basilica già citata nel 785, di modeste dimensioni e orientata ortogonalmente rispetto all’odierna, poi ricostruita entro il 1185. Data la centralità del sito, in quello che era tra i borghi più nobili di Bergamo, e in occasione del rinvenimento dei resti dei tre santi martiri Domno, Domeone e Eusebia, la basilica venne riedificata nel 1592 (anche per i danni subiti con la costruzione delle mura veneziane 1561-1588), per poi essere nuovamente abbattuta nel 1837 e ricostruita entro il 1846 nelle fogge odierne, pur se incomplete. Nell’operazione perse l’altare maggiore in marmo nero di Varenna oggi ricollocato nella chiesa di San Giovanni in Seminario.

 

Antonio Cifrondi, Ultima Cena

 

Si deve il progetto del nuovo edificio di gusto neoclassico all’architetto Ferdinando Crivelli, lo stesso che realizzò il Liceo Sarpi e palazzo Serassi, oggi Stampa, tra Via Pelabrocco e Viale Vittorio Emanuele II, mentre i progetti per il completamento della facciata videro alternarsi varie personalità del calibro di Antonio Preda e di don Antonio Piccinelli, chiamati a completare un edificio che presenta delle assonanze con la chiesa dei Gerosolimitani di San Pietroburgo progetta da Giacomo Quarenghi.

Le opere d’arte. Una bella occasione, dunque, utile finalmente per varcare la soglia anche se ancora con timore e scoprire di come una chiesa, così raminga, così poco considerata e così poco conosciuta, conservi invece tesori di tutto rispetto: considerando solo il parco dei dipinti si va dal Moretto – maestro del Moroni a Brescia – all’Olmo, dal Salmeggia – il Raffaello di Bergamo – al cugino Cesareo, dal clusonese Cifrondi fino al veneziano dal Dna bergamasco Palma il Giovane. Per non parlare poi di tutti gli arredi sacri, le suppellettili, i paramenti sacri e tutto il comparto ligneo e scultoreo.

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