La leggenda dei Laghi Gemelli

Se ne stanno lì, a un’altitudine di 1968 metri sul livello del mare, sfavillanti e silenziosi. Per raggiungerli, che sia da Carona o da Valcanale, da Roncobello o da Branzi, dal Passo Avasco o dalla Val Sanguigno, serve una manciata di ore di camminata, più o meno ardua, immersa nella meraviglia dei paesaggi montani. Chiusi nella conca delimitata dal Pizzo Farno, dal Monte Corte, dal Passo dei Laghi Gemelli, dal Passo di Mezzeno, dal Monte Spondone, dal Monte del Tonale, dal Pizzo dell’Orto e dal Pizzo del Becco, i Laghi Gemelli, dove vi abbiamo portato virtualmente qualche settimana fa, nel loro specchio brillante, oltre ad un’indiscussa bellezza orobica, custodiscono anche una leggenda a tinte tragico-romantiche.

 

 

Perché si chiamano Laghi Gemelli. Anche se il nome dei bacini fa pensare a due vasche distinte, è utile sapere che si tratta in realtà di un’unica diga (voluta dall’ENEL nel 1932) che viene divisa solo in occasioni di lavori di manutenzione. La denominazione che noi tutti conosciamo ha origini precedenti rispetto alla costruzione artificiale e risale a prima degli anni Trenta, quando era possibile ammirare due piccoli laghetti di origine alpina che, visti dall’alto, sembravano essere totalmente congruenti.

La leggenda dei Laghi Gemelli. Per giustificare la loro forma tanto simile, gli abitanti del luogo avevano ideato una storia d’amore, una leggenda avvincente che i nonni amavano raccontare ai nipoti. Si pensava che i due bacini indicassero il luogo di morte di due innamorati: lei nativa di Branzi, con famiglia benestante che l’aveva promessa sposa ad una sorta di imprenditore anti litteram, un proprietario di fucine della Val Fondra, piuttosto attempato e affatto bello; lui semplice e giovane pastore della Val Taleggio. Vedendosi negata l’unione, i due decisero di darsi alla fuga, lungo il sentiero della Val Borleggia e fino al Piano delle Casere. Qui si fermarono e capirono di essere inseguiti dagli abitanti di Branzi che, una volta accortisi del fattaccio, avevano suonato le campane per richiamare l’attenzione dei valligiani e invitarli a mettersi sulle tracce della giovane coppia.

 

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L’inesperienza e la fretta, però, portarono i due innamorati ad una tragica fine: era ormai calata la sera e il pastorello, che aveva caricato sulle spalle l’innamorata feritasi a seguito di una brutta caduta ai piedi del Monte Farno, precipitò da un ghiaione. I corpi rotolarono, abbracciati per sempre, fino ad una radura, nella quale cominciarono a scorrere due corsi d’acqua che andarono celermente a formare i due Laghi Gemelli. Si dice che i primi soccorritori scorsero i cadaveri dei due innamorati adagiati sul fondo dei laghetti. C’è però chi racconta che i due amanti riuscirono a coronare il loro sogno nel 1932, unendosi finalmente a seguito della costruzione della diga.

 

Rifugio Laghi Gemelli - Giacomo Milesi

 

Il rifugio. Qualora vogliate ascoltare la storia avvolti da più atmosfera, vi invitiamo a trascorrere la notte al rifugio dei Laghi Gemelli, presso il quale potrete gustare specialità tipiche della zona e, se siete fortunati, vi potrebbe capitare di incontrare qualche simpatico stambecco (se volete nutrirli tenete presente la loro parentela con le capre: mangiano volentieri prodotti salati!). Il periodo di apertura della struttura è estivo (dal 18 giugno al 18 settembre) e la capienza massima delle stanze da letto è di 80 posti. I laghi meritano anche d’inverno, ma si raccomanda massima prudenza per la massiccia presenza di ghiaccio.

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