La magia della Val Camisana
(che è stata incisa nella pietra)

Ormai sappiamo che le nostre montagne, le Orobie, nascondono tra i loro anfratti favole e segreti. Se alcune di queste sono leggende tramandate da nonno a nipote, altre sono invece veri pezzi di storia, alcuni lasciati alla conoscenza di pochi, altri ormai diventati famosi. Oggi la storia ci porta sopra Carona, luogo che ospita la bella Val Camisana. In questa sito magico, tra la sorgente del fiume Brembo e sotto le pendici del maestoso monte Aga, troviamo dei grossi massi che negli anni si sono staccati dalle pareti della montagna. Nulla di strano se siamo escursionisti abituati a transitare sopra i duemila metri di quota. Ma questi “sassi”, alcuni di notevoli dimensioni, nascondono invece segreti e messaggi, alcuni dei quali risalgono a migliaia di anni fa. Sono le incisioni della Val Camisana.

Da Carona al Rifugio Longo. Per scoprire e vedere di persona questo pezzo di storia bergamasca, dobbiamo rassegnarci a camminare per alcune ore. Il percorso vede il suo via da Carona, lungo il segnavia CAI 210, classica carrareccia che conduce ai rifugi Calvi e Longo. Transitando per il borgo di Pagliari, raggiungiamo la bella cascata della Valsambuzza. Ignoriamo i segnavia che piegano in direzione del Passo del Publino e continuiamo lungo la larga strada, che dopo poco più di un’ora di cammino ci condurrà al Lago del Prato (m.1650). Noi pieghiamo a sinistra, con chiara indicazione per il Rifugio Longo (CAI 224), guadagnando quota inizialmente con ampi zig-zag, poi proseguendo a mezza costa lungo le pendici del Monte Sasso. Ignoriamo il segnavia che indica il Passo di Venina (e il dimenticato Monte Masoni) e raggiungiamo, dopo poco più di due ore di cammino, il tanto sospirato rifugio.

Dal rifugio al Passo di Selletta. Torta e caffè sono d’obbligo. La bella struttura, posta a metri 2026, è spesso defilata dai classici itinerari escursionistici. Il luogo ideale per chi desidera qualche ora di pace tra montagne quasi magiche. Di proprietà della Società Escursionistica Scais, è stato gestito per anni da Enzo Migliorini, figura storica del rifugio, che dalla prossima stagione cederà le redini a Renato Benigni. Recuperate le energie possiamo riprendere il nostro cammino, che ci porterà in direzione del Lago del Diavolo. Non facciamoci intimorire dal nome, il piccolo specchio d’acqua non ha assolutamente nulla di terrificante. Superata la diga lungo il suo coronamento, continuiamo lungo il sentiero CAI 246. L’ambiente inizia a cambiare, mostrando il paesaggio tipico e aspro che si presenta in quota. Il monte Aga, che si specchia nel lago sottostante, sorveglia ogni nostro passo, quasi come un attento gendarme posto a guardia della valle. Il ripido tracciato sale senza lasciare tregua, alternando tratti su prato a tratti su detriti e rocce, fino a portarci ai 2372 metri di quota, valico conosciuto come Passo di Selletta. Un balcone panoramico sulla Val Camisana e sulle montagne che ne fanno da corona: dal Pizzo del Diavolo, Cervino bergamasco per eccellenza, fino ai monti Grabiasca, Reseda, Madonnino e Cabianca. Ai loro piedi, a rendere il paesaggio quasi una cartolina, troviamo in rifugio F.lli Calvi e il Lago Rotondo.

Le incisioni della Val Camisana. La nostra avventura non è ancora finita. Ci troviamo in un luogo che racconta storie risalenti a 2500 anni fa, messaggi lasciati dai primi abitanti di queste montagne. Forse per cacciare, o forse per pregare dei pagani a noi sconosciuti. Una zona che ancora oggi ha una sorta di magnetismo probabilmente data dalla presenza del maestoso pizzo, che sorveglia la valle con la sua forma aguzza. Per raggiungere questi monoliti dobbiamo proseguire a sinistra, seguendo inizialmente il sentiero che conduce al rifugio Calvi. Sotto di noi appare una torbiera, frutto del passaggio del Brembo nei millenni. Noi scendiamo seguendo un labile sentiero, che ci condurrà in prossimità delle prime incisioni. Un’attenta ricerca ci permetterà di trovarle. Si trovano su blocchi lisci, staccatisi dalle pareti del Monte Aga. Caratterizzati da una parete ampia e liscia, sono perfetti per accogliere le raffigurazioni. Tra le immagini più antiche troviamo croci, nodi di Salomone, cuori e stelle a cinque punte. Proseguendo lungo la valle, sempre in direzione del Pizzo del Diavolo, incontriamo altre figure che rappresentano uomini armati di epoca medievale e moderna, a noi più recenti. Sono frequenti i reticolati e i “filetti” (gioco simile al tris), alternati da cerchi e linee. In alcuni massi, gli studiosi hanno individuato scritte in alfabeto leponzio, risalenti al II° e III° secolo avanti Cristo. L’area, che è soggetta a indagini e studi fin dal 2007, è stata suddivisa in quattro zone che si snodano dai 2100 metri fino ai 2400. La prima è identificata in prossimità delle torbiere ed è stata nominata con la sigla LTB, la seconda si trova alla falde del monte Aga (AGA), la terza è corrispondente alla Val Camisana (CMS). Le ultime incisioni si trovano presso il pianoro di Valsecca, nella zona identificata come VLS.

Il calco di Carona. Gli esperti del Museo Archeologico di Bergamo hanno in questi anni realizzato un calco della più grande delle rocce, identificata come Camisana 1. L’enorme negativo, riprodotto nel suo formato originale (28 mq) è visibile a Carona nell’area comunale di via Papa Giovanni XXIII, attigua alla chiesa parrocchiale. La “Tavola dell’Aga” è stata inaugurata il 28 luglio 2018, portando così le incisioni poste a 2300 metri di quota in luogo a tutti accessibile.

Conclusioni. La Val Camisana attira ancora oggi le persone proprio come millenni fa. Non ci è dato sapere se è il fascino di queste montagne o se è qualche influenza mistica che guidava, e guida tutt’ora, gli avventurieri che si cimentano lungo questi percorsi. Il tracciato conta 23 km (andata e ritorno) e tocca i 1400 metri di dislivello positivo. Un percorso di tutto rispetto, che può essere spezzato in due giorni pernottando presso il rifugio Longo.

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