La quinta porta (segreta) delle Mura

Foto in copertina di Maria Zanchi.

 

Quante porte ha la nostra città? E dove sono dislocate o nascoste? È facile chiamare o cercare S. Agostino, S. Giacomo, S. Lorenzo o S. Alessandro (spesso senza neanche indicare il termine Porta). Ma, se dovessimo dirvi: «Ci troviamo alla Porta del Mattume o alla Porta della Colombina o a quella Penta», di certo sarebbe un po’ più difficile. E se invece vi citassimo la Porta del Soccorso, la quinta delle Porte di Bergamo realizzate con la cinta bastionata veneziana (1561-1695)? Nulla? Allora vi aiutiamo a scovarla. E a scoprirne l’affascinante storia.

 

 

Innanzitutto, si trova nel Forte di San Marco, proprio a metà tra il Forte Superiore e Inferiore. Si tratta di due Forti composti tuttora da baluardi e il nostro accesso misterioso è ubicato tra quello Pallavicino e quello di Castagneta. Se ancora non si capisse di cosa stiamo parlando, basti sapere che nel Baluardo di Castagneta è inserito l’Orto Botanico, accessibile dalla scaletta posta a fianco di una delle due polveriere veneziane, affacciata su Via Beltrami; se si prosegue, proprio in prossimità del Roccolino, si trova la via Sotto le Mura di Sant’Alessandro, che è esclusivamente pedonale. Bisogna percorrerla e, prima di reimmettersi su strada (quella che porta a San Vigilio), si nota, a sinistra, una bella cancellata e, in lontananza, si profila un edificio con un grande portale ligneo che chiude un accesso.

 

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Foto Amici delle Mura di Bergamo.

 

Eccola, quella era l’antica Porta del Soccorso, la quinta del sistema fortificato della Serenissima, la propaggine estrema dei suoi possedimenti di terraferma, l’ultima possibilità di salvezza e riparo per la guarnigione militare del quartiere generale bergamasco (il Forte di San Marco, in cui stavano gli alloggiamenti dei soldati e i ricoveri per il materiale bellico), che tramite un passaggio coperto portava al riparo, sulla sommità del castello di San Vigilio, detto Capella. La porta consentiva, insomma, tramite un sotterraneo, di entrare nel cuore del Forte di San Marco, chiave di volta della difesa dell’intera fortezza. In situazioni normali, nessuno la attraversava. A quei tempi, la porta, proprio per la sua importanza strategica, era protetta, oltre che dalla sua posizione occultata nella radura dei colli e dalla fossa antistante (oggi coperta e superata nel dislivello dai curvoni che portano a San Vigilio), anche dai cannoni posti nei locali cannoniere, pronti a sparare dai fianchi dei due baluardi in cui era incassata.

Non è affatto monumentale come le altre quattro, a causa della sua funzione preponderante, ovvero quella difensivo-logistica: si notano, al di sopra della sua imposta, le fessure che ospitavano i bolzoni, cioè le travi del possente ponte levatoio alzate tramite carrucola interna, oppure la cura dedicata ai particolari strutturali, al solo fine di garantirne stabilità, sicurezza e allo stesso tempo permettere l’accesso a quella che era considerata l’ultima via di fuga in caso di assedio disperato.

La proprietà del sito oggi è privata, quindi non possiamo sapere come si articolino attualmente i locali all’interno e se siano ancora più o meno riconoscibili spazi di manovra, vie e accessi, ma ricordiamo che spesso per “via coperta” si fa riferimento anche a percorsi pedonali o carrai inseriti entro alte cortine murate e a cielo aperto, le cui murature sono talmente alte da non permettere di scorgere nulla all’interno.

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