La riscoperta del Barbelli, un artista itinerante

Che l’Aula Magna del nostro Ateneo sia più bella di quella di Oxford lo ha detto lo stesso rettore anglosassone. Che la ex chiesa di Sant’Agostino sia un incanto, pur se sventrata da quello sciagurato di Napoleone, lo dimostrano gli sguardi trasognanti di tutti coloro che hanno la fortuna di accedervi. Che vi sia una particolare attenzione alla sua cura e al suo continuo recupero fa immensamente piacere, perché ogni volta che si spalanca il portale del piazzale su cui prospetta la facciata gotica, l’unica integra in città ad oggi, è uno spettacolo. Parlavamo di una particolare cura, un interesse dimostrato in maniera encomiabile da più attori negli ultimi tempi, che insieme stanno ricomponendo un puzzle perso e diradato da secoli: le lapidi sepolcrali degli antichi casati nobiliari che erano disposte sul pavimento delle cappelle e della navata sono state in parte ricollocate lungo lo Scalone del Palazzo dei Giuristi, alcuni affreschi della cappella laterale destra l’abside sono custoditi nella Sala delle Capriate del Palazzo della Ragione, in quel museo che i più chiamano “dell’affresco”, molti (o quasi) degli altari con mense e paliotti sono tornati ai legittimi discendenti, mentre i dipinti… Dove saranno finiti i dipinti? A Brera? Distrutti? Molti avranno, sicuramente e purtroppo, seguito queste strade, ma altri fortunatamente sono stati rintracciati o comunque non hanno mai lasciato la città.

È stato il caso, ad esempio, dell’opera Santissima Trinità dell’ultimo quarto del XVI secolo di Gianpaolo Lolmo, che da oltre due anni è stata ricollocata nella prima cappella a sinistra dell’altare lungo la navata. E settimana scorsa è stata la volta del dipinto San Nicola da Tolentino di Giacomo Barbelli, che dalla Chiesa di Sant’Andrea è stato portato nella cappella dedicata al santo (la terza a destra) dopo un attento restauro. L’augurio, naturalmente, è che questa opera di ricomposizione e restituzione possa proseguire e portare pian piano la chiesa al suo antico splendore, anche senza il grandioso tramezzo, il tripudio delle volte a stucco o affrescate e l’integrità decorativa delle cappelle che la caratterizzavano.

Giovanni Giacomo Inchiocco, detto Barbelli (epiteto dato alla famiglia già dal XVI secolo), nasce a Offanengo (Crema) il 17 aprile 1604, dove tra i parenti più prossimi pare solo uno zio esercitasse l’arte del disegno. La presenza di un nobile cremasco, Francesco Tensini, in qualità di padrino al battesimo del primo figlio, futuro pittore come lo sarà anche il secondo, lascia supporre che la sua prima affermazione in campo professionale sia dovuta a questa sorta di entratura: sua, infatti, a Crema una sala decorata nel Palazzo Comunale per incarico del podestà veneziano, a cui segue la serie di ritratti di podestà e pretori nella stessa sede comunale. Dopo questi primi incarichi locali, la sua attività sarà solo una continua ascesa, complice anche il fatto della mancanza di concorrenti aggiornati al pari suo e, di conseguenza, il fioccare di commesse sia da parte del mondo laico che religioso nei territori cremonesi, cremaschi, bresciani e bergamaschi insieme a solo due nel milanese (Casalpusterlengo e San Colombano al Lambro). Un altro aspetto che sorprende è la versatilità di questo artista, che allo stesso modo e con la stessa levatura spazia da tele ad affreschi, da apparati scenografici a impianti decorativi autonomi o in team con altri colleghi quasi del suo stesso calibro. Tutto ciò lo ha reso un artista itinerante, senza che questo gli impedisse di rientrare spesso a Crema, contrarre fino a tre matrimoni e avere ben otto figli, di cui due seguiranno le sue orme e saranno attestati anche a Bergamo in aiuto al padre. Ironia della sorte, Barbelli morirà nel 1656, a soli 51 anni, a Calcinatello (frazione di Calcinato) in provincia di Brescia e lì sepolto per sua volontà dopo essere stato colpito accidentalmente da uno sparo durante una festa di paese.

Dove possiamo trovare le opere di Barbelli a Bergamo e provincia? Seguendo la cronologia dei suoi interventi, si possono calcolare circa cinque suoi soggiorni, tra la città, la Val Seriana, una puntatina in Val Cavallina e la bassa pianura bergamasca, datati tra il 1639 e il 1655.

 

1639 Annunciazione, dipinto prima nell’Oratorio dell’Annunciata e ora nei locali della Basilica di Sant’Alessandro in Colonna in via Sant’Alessandro a Bergamo

 

1646Madonna e bimbo con i Santi Lazzaro e Giuseppe, dipinto nella Chiesa di San Lazzaro Bergamo (attualmente custodita nella sagrestia della Basilica di Sant’Alessandro in Colonna)

 

1646 (?)Santi Fermo e Rocco, dipinto riadattato per la chiesa di San Rocco in Broseta a Bergamo

1646San Francesco (storie) e San Cristoforo, Presentazione al tempio, dipinti nella Basilica di Santa Maria in Valvendra a Lovere

 

1647/’48La consegna delle chiavi a San Pietro, dipinto per l’omonima cappella nella Basilica di Gandino

 

1647/’48Putti con insegne papali, Basilica di Santa Maria Assunta Gandino

 

1649 (?)Miracolo di Sant’Antonio, dipinto per la Chiesa dei Morti e ora nell’antisacrestia della Chiesa di San Giuliano di Albino

1649/’54 – Decorazione delle sale di Palazzo Moroni (Scalone d’Onore, Sala della Gerusalemme Liberata, Sala dell’età dell’oro, Sala dei Giganti, Sala dei Trionfi d’Ercole)
in collaborazione con i figli e i pittori orobici Azzola e Ghislandi, padre di Fra’ Galgario

1650 ca. (?) – Decorazione Casa del Capitano (Sala delle Armi), Romano di Lombardia

 

 

1652/’53Santa Grata con la testa di Sant’Alessandro dinanzi il padre Lupo e la madre Adleida
dipinto per la Chiesa di Santa Grata inter vites, attualmente posizionato nel coro

 

1653San Nicola da Tolentino, dipinto per l‘omonima cappella in Sant’Agostino

 

1655Flagellazione e Incoronazione di spine, dipinto per l’Oratorio della Santissima Trinità a Romano di Lombardia

1655/’56 – Decorazione delle sale di Palazzo Terzi (Salone d’Onore, Sala da pranzo) in collaborazione con i figli e i pittori orobici Azzola e Ghislandi, padre di Fra’ Galgario

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