Dalla foce alla sorgente del Brembo

Foto di Angelo Corna

 

Il fiume Brembo. Per chi, come me, si avvicina ai quarant’anni, il Brembo è il fiume per eccezione. Fin da bambini abbiamo toccato le sue sponde e percorso i suoi sentieri, rinfrescandoci con le sue acque durante la calura estiva. Una miriade di ricordi, legati all’infanzia e all’adolescenza, è legata a doppio filo a questo generoso corso d’acqua, che percorre la Val Brembana in tutta la sua lunghezza, dalle pendici delle nostre montagne fino alla pianura e alla sua foce, posta tra Cassano e Crespi d’Adda. Toccando nel suo lungo percorso quasi cinquanta paesi, ha contribuito alla nascita del commercio nella valle, dando vita ai centri abitati presenti e documentati già in epoca romana. Nulla da invidiare al fiume Serio, principe dell’omonima valle e che attraversa le provincie di Bergamo e Cremona per 124 chilometri. La differenza è che il Brembo nasce e muore in terra orobica, entrando così ancora di più nel cuore di ogni bergamasco.

Se non ci sono dubbi riguardo alla sua foce, posta tra Cassano e il villaggio di Crespi d’Adda, possiamo invece identificare la sua sorgente in tre distinti tronchi. Il primo nasce sotto le pendici del Pizzo Tre Signori e ridiscende la Val Stabina, toccando in alcuni punti la storica Via del Ferro. Il secondo nasce ad Olmo al Brembo, sotto al Passo San Marco, in alcuni tratti comune alla Via Priula. Il terzo ramo nasce in alta Val Brembana, presso la Bocchetta di Podavit, sotto le pendici del severo Pizzo del Diavolo di Tenda.

Ripercorrere il Brembo. L’idea nel cassetto, sotto sotto, c’e sempre stata, ma ha preso veramente forma chiacchierando con gli amici di vecchia data, quasi per scherzo e poi in modo sempre più concreto. Perché non ripercorrere il fiume che tanto ci ha dato da ragazzini, compagno delle fresche giornate d’estate passate sulle sue rive? Con Matteo Ferrari, Michael Barcella e Andrea Daminelli, cartina e block notes alla mano, abbiamo tracciato un percorso e i 74 chilometri del generoso fiume brembano sono stati divisi in tre tappe. Destinazione: conca del Calvi e pendici del Pizzo del Diavolo di Tenda, a nostra avviso la zona più significativa tra i tre tronconi che compongono il fiume. Ognuno si è dedicato a un compito ben preciso e venerdì 1 giugno, giorno della partenza, alle sei del mattino osservavamo con zaini al seguito il Brembo nel preciso punto della sua foce, dove impetuoso si confonde con il fiume Adda.

Da Canonica a Spino al Brembo. Nonostante la stagione, complici le abbondanti nevicate invernali, il Brembo, già all’altezza della sua foce scorre impetuoso e veloce. Il nostro viaggio inizia proprio qua, dove un sentiero costeggia l’imponente corso d’acqua sul lato orografico sinistro fino al paese di Brembate di Sotto, primo dei tanti che tocchiamo in questo lungo viaggio alla sua riscoperta. Passo dopo passo percorriamo, sempre restando accanto al fiume, i comuni di Osio Sotto, Osio Sopra, Filago e Bonate arrivando lungo sentieri e carrareccie fino al centro storico di Ponte San Pietro. Una breve pausa nel cuore del paese, tra le occhiate e le domande dei più increduli, e si riparte in direzione di Clanezzo, transitando poca sopra il medievale Ponte di Attone e la dogana, ancora in buono stato di conservazione e naturalmente snodo cruciale della viabilità bergamasca nel Cinquecento e Seicento. Il percorso prosegue su asfalto fino ai Ponti di Sedrina, anch’essi parte della storia bergamasca grazie alle leggende legate a Paci Paciana e alla val Brembana, per risalire, sempre costeggiando il nostro generoso fiume, in direzione di Zogno e di Spino al Brembo, prima tappa di questa lunghissima giornata che si concluderà con circa 40 chilometri di cammino.

Da Spino al Brembo a Carona. La seconda giornata si apre lungo la ciclabile della Val Bembana, che sale in direzione di Piazza Brembana e Lenna. L’ambiente inizia lentamente a mutare e le colline lasciano il posto alle prime vette bergamasche, come il Monte Zucco e il Monte Gioco. A San Pellegrino Terme, in un contesto quasi spettacolare, spiccano Casinò e Grand Hotel e a San Giovanni Bianco appaiono gli imponenti monti Cancervo e Venturosa. La ciclovia della Val Brembana risale con pendenza costante, sfruttando in alcuni tratti la vecchia ferrovia della valle e rendendo il percorso ancora più caratteristico. Gli scorci sul fiume e sugli abitati sottostanti sono bellissimi e, sempre restando accanto al Brembo, abbandoniamo la ciclabile all’altezza di Lenna per proseguire in direzione del paese di Branzi, famoso per il suo formaggio. Un’ultima ripida salita ci porterà a Carona dopo più di 10 ore di cammino e quasi tre ore di pioggia incessante. Un percorso, a differenza del primo giorno, che si svolge per buoni tratti su asfalto, ma che ci ha permesso di costeggiare il fiume nel punto più vicino e di ammirare i paesi nati nei secoli lungo le sue sponde.

Da Carona alle sorgenti. L’aria di montagna, la buona cucina di Carona e la voglia di raggiungere l’obiettivo ci trovano all’alba del terzo giorno pronti e carichi per il traguardo finale. Il percorso riprende in direzione del borgo di Pagliari, antichi casolari di pietra posti al limitare del paese. Un passo dopo l’altro la valle si apre, mostrando i colori di fine primavera e le fioriture. Tanti piccoli affluenti si congiungono al nascituro fiume Brembo, che tra salti di roccia e gorgoglii scende rapido a valle. Costeggiamo la cascata della Val Sambuzza, ricca d’acqua dovuta allo scioglimento dell’ultima neve presente in quota, fino a toccare il grazioso Lago del Prato, a metri 1650. Il Brembo in questo punto si divide ancora in due rami: il primo sale a sinistra, in direzione del Rifugio Longo e del Lago del Diavolo, il secondo sale a destra seguendo il segnavia CAI 210 in direzione del Lago di Fregabolgia e del rifugio F.lli Calvi (m. 2015). Noi seguiamo quest’ultimo, molto più caratteristico e panoramico. Raggiunto il rifugio, posto al cospetto dei monti Grabiasca, Madonnino e Cabianca, pieghiamo a sinistra seguendo il Sentiero delle Orobie, che con chiare indicazioni prosegue in direzione del sottostante Lago Rotondo, ennesima perla presente sul percorso, per risalire lungo la Val Camisana.

Siamo in quella che potremo descrivere come la valle del fiume Brembo. Piccoli corsi d’acqua attraversano il sentiero e scendono dalle montagne circostanti, alimentati dai vari nevai ancora presenti in quota. L’ambiente diventa più severo e davanti a noi si avvicinano, allo stesso tempo belle, imponenti e minacciose, le sagome del Pizzo del Diavolo e del Diavolino. Il nostro percorso prosegue per circa un’ora lungo il sentiero, superando alcuni facile nevai, fino a raggiungere una bellissima conca, posta all’incirca a 2200 metri di quota. In questo punto ben quattro affluenti scendono dalla Bocchetta di Podavit, scomparendo sotto la neve e ricomparendo, come per magia, tra spruzzi e cascatelle. L’affluente più alto trova la sua vita poche centinaia di metri dopo, ma la peculiarità del luogo e il panorama ci convince a identificare la nascita del nostro Brembo e la fine del nostro percorso proprio qui, in questa splendida valle dove il fiume non raggiunge la larghezza di un paio di metri. Gli zaini vengono riposti, si lascia spazio all’allegria, ai brindisi, ai panini con il salame, alle foto e ai pensieri che ci hanno accompagnato in più di 90 chilometri di percorso. E quasi dispiace che sia già finita.

Conclusioni. Il transito tra i paesi ci ha permesso di ammirare luoghi che molto spesso non vengono nemmeno notati o presi in considerazione, piccoli pezzi di un paesaggio a qui siamo abituati e che sfuggono all’occhio dell’automobilista di passaggio. Ripercorre il fiume Brembo è stato anche un riscoprire questi luoghi, fatti di storia tutta bergamasca, di arte, di panorami bellissimi che solo le nostre valli possono regalare. Molto probabilmente per un motivo molto semplice. Sono le valli dove siamo cresciuti. A tutto questo abbiamo unito la voglia di divertirci e stare insieme. La buona cucina bergamasca e l’accoglienza delle persone trovate sul percorso hanno fatto il resto, rendendo questi tre giorni una camminata fatta di amicizia e divertimento, sudore e sacrifici. Il percorso, dalla foce del Brembo fino alla sua sorgente, supera i 90 chilometri di cammino e tocca i 2200 metri di dislivello. Può essere diviso in tre o quattro tappe a seconda dell’allenamento e può anche essere ripercorso in bici fino al rifugio Calvi. I primi 70 chilometri si alternano tra facili sentieri e tratti su asfalto, mentre gli ultimi 20 chilometri diventano completamente su sentiero di montagna. Il pernottamento è possibile nei tanti bed&breakfast presenti nei paesi.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.