La Rocca di Cologno, un bel posto
dove trascorrere una giornata estiva

Grazie alle Giornate castelli aperti, sette Comuni della pianura bergamasca, ogni prima domenica del mese, aprono congiuntamente le porte dei loro castelli, palazzi e borghi medievali (qui il sito ufficiale). Domenica 5 luglio è l’ultimo appuntamento dell’iniziativa, inaugurata tre mesi fa. Ecco cosa scoprire a Cologno al Serio.

 

Flâner. Così si dice in francese quando si intende camminare senza una meta precisa, gambe in lento movimento, naso all’aria e occhi liberi di fermarsi dove più sono attratti. Ecco. Cologno al Serio è perfetta per gironzolare. Soprattutto nelle calde giornate afose, meglio ancora quando il sole è allo zenit e in giro non si incontra anima viva: ci si perde nelle vie, si passa dalle piazze ariose agli stretti vicoli, dalle semplici abitazioni in ciottoli alle imponenti chiese settecentesche, tra ballatoi in legno, vecchie corti e palazzi signorili.

Struttura urbanistica. Ma il vero fiore all’occhiello è la sua rara conformazione urbanistica di borgo murato, rimasta straordinariamente fedele all’originaria struttura medievale: un centro storico compatto racchiuso da un fossato circolare ancora adacquato, che dona a Cologno un aspetto assolutamente inconfondibile. Al suo interno si accede esclusivamente da quattro porte-torri, tutte ancora intatte, collocate lungo gli assi direzionali che portano rispettivamente a Bergamo (Porta Rocca, nord), Brescia (Porta Gnano), Milano (Porta Moringhello) e Crema (Porta Cassatica).

Il fossato, in origine meno profondo e largo, assunse le attuali dimensioni sotto la dominazione veneziana. La Serenissima concesse, infatti, particolari privilegi economici (1433) a patto che gli abitanti allargassero il canale e rafforzassero mura e castello, all’epoca gravemente danneggiati dai continui scontri per il predominio dei territori.

Porta Rocca. La porta nord, inglobata nella Rocca, era l’avamposto della fortificazione, la più importante e solida: la sua facciata, non a caso, era parzialmente decorata, come testimoniano i lacerti di affreschi e lo stemma della famiglia Moioli, che governò il borgo a cavallo fra Cinquecento e Seicento. Da qui gli uomini di guardia potevano avvistare i nemici e far alzare i ponti levatoi che difendevano tutti e quattro gli ingressi. Probabilmente di fondazione duecentesca, la porte-torre fu rinforzata e ampliata ripetutamente nel corso dei secoli (insieme al resto delle fortificazioni), come documentano i suoi diversi tessuti murari: ciottoli disposti a spina di pesce alternati a mattoni per le epoche più antiche, laterizio in cotto per i periodi successivi. Le archibugiere, invece, fori di forma quadrangolare, sono il risultato di ammodernamenti militari risalenti alla seconda metà del Cinquecento, necessari per far fronte all’avvento delle armi da fuoco.

La Rocca. La Rocca, oggi sede del Municipio di Cologno al Serio, era il luogo più sicuro di tutto il sistema difensivo. Si presenta con una pianta semicircolare: il fronte esterno è compatto, con la porta nord al centro e due angolari (quella a oriente è poligonale); il fronte rivolto verso il borgo è a sua volta protetto da un secondo fossato, detto la Peschiera (in quanto luogo di pesca e, quindi, di sostenimento per la popolazione), e da un terrapieno scarpato, rinforzato da arcate dotate di feritoie e da ben tre torri (ne rimane integra solo una, la torre carceraria). La torre centrale, anch’essa passante e dotata di ponte levatoio, è stata distrutta nell’Ottocento. In questo modo il borgo era difeso sia dagli attacchi di nemici esterni sia da quelli interni, frequenti soprattutto nell’instabile periodo storico che vide scontrarsi assiduamente le diverse fazioni dei guelfi e dei ghibellini.

Le origini medievali della Rocca, oltre che dalle caratteristiche murarie e architettoniche, sono confermate da un affresco duecentesco raffigurante un cavallo gualdrappato e il suo cavaliere, venuto alla luce casualmente nella Sala del Cavallo durante i restauri in vista dell’apertura degli uffici comunali: una volta rimossa la terra accumulata nei secoli, sono comparsi la sala voltata e un buio corridoio che doveva condurre alla torre poligonale.

Le sale interne. Al primo piano del Municipio, il cui restauro ha portato al disvelamento di altri affreschi, troviamo la sala più interessante sotto il profilo storico-artistico. Nella parte superiore delle sue pareti è emersa una fascia decorativa: simboli della passione di Cristo e altri di non immediata comprensione si alternano a scene di paesaggio che paiono avere anch’esse un significato biblico, inserite in un sistema di finte cornici in stucco. Proprio la singolare iconografia religiosa ha fatto ipotizzare che questa fosse la cappella della famiglia Moioli, dato confermato dalla datazione stilistica del ciclo decorativo.

La Giunta comunale ha scelto con oculatezza la stanza in cui riunirsi: collocata nel luogo più strategico della rocca, al secondo piano della porta nord, proprio da qui anticamente si osservava la pianura circostante e si difendeva il borgo, come dimostrano le feritoie verticali e gli alloggiamenti, ben visibili, che servivano per i bolzoni che sollevavano il ponte levatoio. Certo un luogo dall’alto valore simbolico.

Nell’adiacente sala del Consiglio comunale, campeggia su una parete la Madonna con il bambino che decorava originariamente la facciata di Porta Rocca (ora sostituita da una copia): la tradizione vuole che sia opera di Giovan Paolo Cavagna, pittore assai a rinomato Bergamo a cavallo tra Cinquecento e Seicento (sue opere certe sono conservate nella parrocchiale).

Una minuscola prigione. In un castello che si rispetti non poteva certo mancare la prigione. Dalla sala consiliare si accede direttamente ad un giardino sopraelevato dominato da un albero secolare. Sul lato orientale, addossata alle mura, si trova la torre carceraria, sviluppata su due piani: costruita sotto il domino veneziano, venne poi sopraelevata nel secondo Cinquecento. Al pian terreno venivano rinchiusi ladri, delinquenti e coloro che si opponevano al signore dominante, costretti in due metri quadrati di mura umide e buie.

Il Parco della Rocca e l’anello esterno. A questo punto possiamo tornare tra le strade di Cologno. Su ciò che resta delle mura interne del borgo si snoda il camminamento di ronda, inserito nel Parco della Rocca. Anche questa zona verdeggiante è stata recuperata, restituendo alla comunità antichi luoghi ora pienamente fruibili: alcune zone di sosta, un piccolo auditorium all’aperto e, poco più avanti, il Museo della Civiltà contadina, dove è stata riunita una ricca collezione di oggetti e strumenti risalenti al secolo scorso.

All’esterno, invece, si può prendere quella che, prosasticamente, viene chiamata “circonvallazione”. Termine assai poco evocativo, non rende affatto onore alla piacevolissima camminata alberata, percorrendo la quale si può immaginare il tracciato delle mura e osservare l’ininterrotto susseguirsi di orti e giardini, case e palazzi, godendosi il fresco all’ombra di tigli odorosi. È decisamente un posto ideale per flâner.

[Foto ©Arianna Bertone]

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