La rovina del Goglio del 1666
Quando finì l’età dell’oro di Gromo

Gromo come Toledo. Paragone che risale Quattrocento-Seicento, quando il paese dell’alto Serio, nel periodo della dominazione veneta, produceva migliaia di armi bianche  che venivano esportate in tutta Europa. Scriveva in merito Celestino Colleoni: «Ha Gromo diverse fucine ove si fabbricano in eccellenza a migliaia armi offensive d’ogni sorte, come da fodero, mezze spade, stocchi, ronconi, coltelli, pugnali e daghe et simili. Vi si raffinano quantità infinite di acciaio e Colarete e Valgoglio, che sono sopra Gromo, hanno il medesimo esercizio di siffatte armi».

Periodo economicamente fiorente per l’economia del paese dunque, quello: numerose erano le persone che qui lavoravano per la fabbricazione delle armi con il metallo proveniente, per lo più, dalle miniere della Valle di Scalve. Fucine e case sorgevano fuori dal centro storico, lungo il torrente Goglio, affluente di destra del Serio, nella contrada denominata ancor oggi Prenzera. Periodo d’oro, per Gromo e Valgoglio, destinato a interrompersi tragicamente verso l’ora di mezzodì del primo novembre 1666.

 

La contrada di Prenzera oggi    La contrada di Prenzera prima della rovina del Goglio

[La contrada di Prenzera oggi e prima della rovina del Goglio]

 

La rovina del Goglio. Che successe in quel giorno? Leggiamo l’avvenimento narrato, con estro e fantasia, da un cronista del tempo: «Esisteva – scrive – lungo il torrente Golio, una contrada del paese di Gromo, grossa terra della valle Seriana, che contava 20 famiglie. Festeggiavano L’Ognissanti, quando, spaccatosi una parte della soprastante montagna, precipitò con tal impeto, che dal turbine che la precedeva erano, con rumore spaventevole, scagliati in aria macigni di smisurata grandezza, divelti, fracassati e a gran distanza sospinti gli alberi dei boschi vicini. Rovinò fino alle fondamenta 18 case, la chiesetta di San Rocco, l’Oratorio di Santa Croce, due ponti, 30 edifici, 27 dei quali servivano alla fabbricazione delle armi e schiacciò 63 persone. Le acque del torrente, abbandonato l’antico letto, aumentarono in modo tale le rovine di quella contrada che più non ve ne rimase vestigia». Gli abitanti di Gromo caddero in miseria e, nonostante gli aiuti di Venezia, la fabbricazione delle armi più non si riprese.

I fatti reali dicono che, dopo una tromba d’aria di notevole potenza, dalle pendici della Cima Bani si staccò una grande frana che, sfiorando la contrada di Novazza, raggiunse il letto del Goglio, gonfio per le piogge. Si formò una diga, sfondata poi dalla furia del torrente: l’onda che si generò distrusse le fucine, le abitazioni, la chiesa, i ponti che adducevano al centro del paese, provocando la morte di 63 persone.

 

 

Un libro dedicato a quei tragici fatti. Ora un libro (La rovina del Goglio. 1°novembre 1666), che sarà presentato sabato 28 novembre ore 10.45 nella cinquecentesca chiesa di Colarete di Valgoglio, consentirà di conoscere come si sono veramente svolti i fatti. Il volumetto, voluto dalle Amministrazioni comunali di Gromo e Valgoglio, è stato scritto dal ricercatore Gabriele Medolago. I fatti che narra sono frutto di accurate ricerche, per le quali si è avvalso della collaborazione di diversi appassionati del luogo, nonché degli archivi parrocchiali e storici di diversi Comuni bergamaschi, di Bergamo, Brescia, Milano e Venezia. Nel volumetto viene presentata la situazione socio-economica della Contrada del Goglio prima e dopo la rovina, illustrata anche da fotografie che raccontano l’avvenimento.

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