La bella storia delle tarsie di Lotto

L8: ATTRAVERSO Bergamo è il progetto espositivo che inaugura oggi, in omaggio a Lotto, e che continuerà fino al 26 febbraio. Una rassegna nata dalla collaborazione di più enti e che si sviluppa in diversi luoghi della città. In Accademia Carrara la mostra Un Lotto riscoperto si focalizza sulla tarsia della Creazione, proveniente dal Luogo Pio Colleoni, in dialogo con capolavori giunti appositamente in prestito da grandi istituzioni museali, quali le Nozze mistiche di santa Caterina d’Alessandria da Palazzo Barberini e l’Autoritratto dal Thyssen-Bornemisza di Madrid, da collezioni private veneziane e milanesi e dalla chiesa di Santa Maria Assunta di Celana. Il focus in Carrara si completa con le opere di Lorenzo Lotto già parte della collezione museale: il Ritratto di giovane, le predelle dei Santi Stefano e Domenico, la famosa Lucina Brembati, le Nozze mistiche Bonghi e la Sacra famiglia. Il percorso, poi, si approfondisce con il Lorenzo Lotto Tour – LLT, gestito dalla Fondazione Adriano Bernareggi, che permette, oltre all’ingresso al museo, la visita alle chiese di San Bartolomeo, Santo Spirito e San Bernardino, che custodiscono le omonime pale d’altare dell’artista veneziano. Chiude l’esperienza di visita alle opere presenti nella città di Bergamo il capolavoro del coro della Basilica di Santa Maria Maggiore, ovvero le tarsie lignee di Lotto e Capoferri, visitabili grazie alla Fondazione MIA. [Per info, qui.]

 

Finalmente si potranno vedere. A gruppi di 15, con prenotazione obbligatoria (info, qui). Un’occasione da non lasciarsi sfuggire per ammirare uno dei capolavori più importanti custoditi a Bergamo, per molti critici addirittura il più importante. Sono le Tarsie disegnate da Lorenzo Lotto, che in occasione della mostra “diffusa” orchestrata dall’Accademia Carrara e dalla sua direttrice Emanuela Daffra, finalmente saranno visibili nella loro completezza. È un ciclo eccezionale, che non ha pari al mondo per complessità, qualità e conservazione: 33 tarsie, con altrettanti coperchi, sempre ad intarsio, per proteggerle.

 

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La loro vicenda è una di casi emblematici che fanno capire quale sia il segreto dell’arte e della bellezza italiana: il saper unire genio e artigianalità eccelsa. Infatti, all’origine di questo capolavoro c’è un ragazzo dalle qualità straordinarie, Giovanni Francesco Capoferri. Era nato a Riva di Solto, figlio di una famiglia di falegnami. Nel 1421, il ragazzo venne mandato a Bergamo a formarsi presso un celebre intarsiatore, fra Damiano Zambelli, che stava lavorando al coro di San Domenico: cioè la chiesa per la quale Lotto nel 1516 aveva dipinto la gigantesca pala oggi custodita a San Bartolomeo. Proprio lì avviene il loro incontro. Lotto lo vide all’opera e con intuito geniale affidò a lui la realizzazione di una tarsia con l’Annunciazione da presentare a i consiglieri del Consorzio della Misericordia, a cui faceva capo la Basilica di Santa Maria Maggiore. Costoro infatti avevano deliberato nel 1522 la costruzione di un Coro, lavoro di grandi dimensioni e di grande impegno attorno al quale giravano dei bei soldi. Appena videro la tarsia, i Consiglieri misero immediatamente sotto contratto Capoferri, sapendo di avere davanti un talento non comune. Fra Damiano ovviamente ci restò male, vedendosi così bellamente sorpassato e scrisse una lettera molto risentita contro il suo giovane allievo a Lorenzo Lotto.

Ma il dado era tratto. I Consiglieri decisero che sul ragazzo si doveva investire e perciò nel 1523 lo mandarono a vedere e conoscere i più grandi intarsiatori del nord Italia, da Verona a Bologna, da Parma alla Certosa di Pavia. Lui se ne tornò non solo più esperto, ma anche con l’idea di cambiare lo stile delle tarsie. Sino ad allora erano sempre state concepite come visioni rigorosamente prospettiche (il taglio dei legni favoriva una costruzione di questo tipo); lui, sapendo di poter contare sulla straordinaria fantasia visiva di Lotto, immaginò qualcosa che non si era mai visto: delle vere pitture fatte con i legni (si trattava soprattutto di acero su fondo noce). Del resto i Consiglieri avevano in mente un progetto che andava ben oltre le consuete visioni architettoniche delle tarsie. Volevano che venissero narrate delle scene bibliche, i cui temi vennero dettati dall’erudito fra Girolamo Terzi, del monastero di San Francesco.

A un certo punto del lavoro, i Consiglieri si accorsero di avere tra le mani delle opere di una tale eccezionalità che decisero di commissionare alla coppia Capoferri-Lotto anche i coperchi per proteggere le tarsie. È a quel punto che Lotto si accorse che poteva chiedere di più in termini di compenso economico. La risposta fu picche. L’artista, abbastanza lunatico di carattere, se la prese a morte e decise che non avrebbe più fatto il lavoro di profilare le tarsie una volta uscite dalle mani di Capoferri, ossia di disegnare, incidendo il legno con un bulino, i dettagli più piccoli. Ma quel lavoro era contratto, quindi poteva essere preteso. E Lotto, per sfuggire alle pressioni, prese armi e bagagli e se ne andò da Bergamo. La sua lunga permanenza nella nostra città era arrivata al capolinea.

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