La Val Sedornia, quiete e leggende

Foto e video di Angelo Corna

 

Molto spesso, girovagando per le Orobie, si possono scoprire luoghi incontaminati, a volte dimenticati, dove le tracce dell’uomo sono talmente remote che quasi lasciano sconcertati. Perle Orobiche, già ribattezzate da alpinisti e esploratori delle nostre montagne, luoghi che, per gli amanti della solitudine che regna in queste valli limitrofe e per i panorami che, uniti alla natura incontaminata, li rende unici e fantastici. Perché non sempre serve salire a tremila metri per riscoprire luoghi magnifici, molto spesso piccoli angoli di Paradiso sono nascosti a due passi da casa.

La Val Sedornia. Tra le tante piccole valli dimenticate sotto le pendici delle nostre montagne troviamo l’incantevole Val Sedornia, sussidiaria della Val Seriana. Questa piccola valle è conosciuta da millenni ed è accessibile sia dagli Spiazzi di Gromo che da Gandellino. La via più breve parte proprio da quest’ultimo, dalla frazione Tezzi Alti, mediante una strada che sale ripida lungo dei muri a secco vecchi di quasi duecento anni. Il nome deriva da Val Saturnia e il luogo è uno dei nove SIC (Sito di Importanza Comunitaria) situati fra le nostre montagne. Già in questo tratto, costeggiato da abeti, faggi e betulle, è possibile intravedere daini e caprioli, scoiattoli e marmotte. I cercatori di funghi troveranno pane per i loro denti. Il sentiero prosegue nel bosco, completamente incontaminato, tra mirtilli e lamponi, fino ad un’ampia radura, conosciuta come “Spiaz de la Martisöla”. Ad attenderci troviamo un tappeto d’erba e un piccolo tavolo con panche, nel cui centro è situato un grande masso solitario coperto in parte dal muschio, dalla vegetazione e, sopratutto, dalla storia. Che in questo luogo diventa leggenda.

Il Masso dei Druidi. Per alcuni è un rebus irrisolto. Per altri un luogo pagano, ricco di misteri, storie e leggende. Forse pietra sacrificale, forse luogo di culto a dei lontani venerati prima della nascita di Cristo. In ogni caso si respira un’aria magica. Enzo Valenti, da sempre giornalista appassionato della storia della nostre montagne, scriveva: «Questo non è un semplice pezzo di roccia rotolato verso valle. Questo è un masso-altare. Era un luogo sacro degli antichi sacerdoti, i druidi dei Celti. Forse un luogo di sacrifici. Secondo gli studi che sono stati fatti qui e in altre zone delle Alpi e Prealpi si ritiene che il masso altare sia stato utilizzato per riti sacri fra il terzo e il primo millennio prima di Cristo. In realtà la sacralità di questo luogo non riguarda soltanto la preistoria. Il nome “Sedornia” è una trasformazione del nome romano “Saturnia”, quindi ancora un elemento religioso, il dio Saturno, dio della natura, della potenza e abbondanza. E ancora nel XVII secolo, non lontano dal masso altare, accanto a una sorgente, è stata eretta una cappella in onore di San Carlo Borromeo. Del resto, che questo sia un luogo particolare, un luogo solenne, lo si avverte semplicemente camminando lungo il sentiero. Se si osserva bene il masso altare, si nota che su un lato è stata ritagliata una piccola serie di gradini che conduce alla sommità».

Secondo lo studioso Alberto Pozzi, in tempi molto antichi, probabilmente anteriori all’estrazione del ferro (la zona è stata un deposito provvisorio di materiali provenienti dalle miniere dell’alta Val Sedornia), quel macigno può aver rappresentato un luogo di culto, come attesterebbe la presenza delle coppelle e delle altre incisioni intenzionali. «La disposizione delle coppelle sul piano superiore del masso mostra una certa simmetria: sono distribuite principalmente lungo tre linee parallele che seguono la stratificazione. La faccia rivolta a Nord mostra una serie di incisioni, alcune delle quali a forma di coppella, disposte lungo una linea obliqua. La forma e la distribuzione di queste incisioni sono tali da non poter essere ritenute tutte di origine naturale».

Tra boschi e radure. Ora che conosciamo la storia possiamo abbandonare il masso e le sue leggende, proseguendo lungo la strada ciottolata (sentiero CAI 309), che in pochi minuti conduce alla piccola chiesina dedicata a San Carlo Borromeo. Per centinaia di anni questo sentiero ha connesso gli Spiazzi di Gromo con Lizzola, Colere e il monte Ferrante, incrociandosi più volte con altri tracciati che salivano dal fondovalle e che permettevano uno scollinamento verso la Valle di Scalve. Nei primi anni settanta l’Eni scoprì che la montagna di fronte a Spiazzi era ricca di uranio iniziò a compiere ricerche in tutta l’Alta Valle Seriana. L’area ritenuta più ricca fu proprio quella della Valle Sedornia. Venne così costruita una strada che passava poche decine di metri più a sud dell’antico sentiero, né asfaltata né lastricata, che permetteva il transito di un veicolo e totalmente priva di ogni protezione laterale. Noi continuiamo a risalire lungo questi tracciati. Tra i boschi incontaminati e le radure che ospitano le baite di Vigna Vaga la carrareccia diventa sentiero e risale tra casolari che sembrano disegnati in paesaggi da fiaba.

Il lago Spigorel. Dopo circa due ore di cammino raggiungiamo il laghetto di Spigorel, posto a 1751 metri. Posto sotto le pendici del monte Barbarossa questo piccolo specchio d’acqua è di origine naturale e soffre delle condizione climatiche che caratterizzano la zona. A seconda della stagione il piccolo lago può ridursi fino quasi a scomparire, tornando poi a crescere in caso di piogge abbondanti. La pace e la quiete di questo luogo magico vengono turbate solo dai passi di noi escursionisti o dagli sguardi incuriositi di stambecchi, cervi e marmotte, che fanno capolino in un ambiente di eccezionale interesse ambientale. Il ritorno avviene sul percorso comune all’andata.

Conclusioni. L’escursione, andata e ritorno, tocca i 20 chilometri di cammino e i 900 metri di dislivello positivo. Il sentiero è sempre ben tracciato, accessibile a tutti con un minimo di allenamento e offre numerosi punti di sosta in caso di maltempo. Non sono solo i luoghi incontaminati  della Val Sedornia a condurre l’escursionista lungo i suoi sentieri. In questo caso è anche la storia, legata a questa bellissima zona e ai misteri che la circondano. Il grande masso, che riporta esempi di una civiltà a noi lontanissima, ne è una prova. Il lago Spigorel, la flora e la fauna presente, sono il secondo motivo per raggiungere questo luogo di pace. Il terzo motivo? L’emozioni dei panorami. Ma quelle si scoprono solo passo dopo passo. Non c’e foto che può ripagare l’occhio umano.

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