Le due Cappelle Sistine orobiche

Bergamo come Roma? Forse o quasi, ma una cosa è certa: tra tutte le chiese e gli oratori della nostra Diocesi, due in particolare hanno meritato l’appellativo di “Le Sistine di Bergamo”. Ci riferiamo all’Oratorio di San Bernardino a Lallio, nell’hinterland del capoluogo, e della chiesa della Santissima Trinità di Casnigo in val Gandino, laterale della valle Seriana. In entrambe, infatti, proprio come avviene nella cappella più famosa del Vaticano, sono centinaia le figure dipinte, a popolare il momento che tutti noi dal tempo dei tempi temiamo: quello del Giudizio! Ed ecco quindi l’arcangelo Michele che pesa le anime, il demonio che di soppiatto appoggia il gomito sul piatto della bilancia, il serpente che inghiotte i dannati, tra i quali appaiono senza sconti papi e imperatori, e immancabile, per darci un filo di speranza, il corteo dei buoni, che s’incammina verso il paradiso, dove ad accoglierlo siede la Madonna con Cristo e Dio Padre e schiere di santi.

 

Chiesa di San Bernardino, Lallio

La chiesa è dedicata a Bernardino degli Albizzati, nato nel 1380 a Massa Marittima e morto a L’Aquila nel 1444, canonizzato nel 1450 da papa Niccolò V. Compare tra le prime chiese in Italia dedicate al santo senese e nel 1451 beneficia del testamento di Eustachio Licini detto il Cacciaguerra originario di Poscante, frazione di Zogno, che pronuncia i voti ed entra nel convento delle Grazie di Bergamo.

Il rinnovamento dell’edificio inizia attorno al 1532 e prosegue con gli interventi del pittore Gerolamo Colleoni (1500-1570) in facciata (gli affreschi sono stati strappati nel 1967 e sono ora conservati nella sagrestia della Parrocchiale), sul presbiterio e nelle due cappelle laterali, dedicate a San Rocco e Santa Caterina.

La seconda metà del secolo vede la realizzazione degli affreschi della terza campata, che raccontano le storie del predicatore francescano futuro santo, divise in tanti gustosi episodi dal sapore popolare di mano di Cristoforo Baschenis il Vecchio (1520-1613): le scene narrano dell’elemosina ai poveri all’assistenza degli ammalati nell’ospedale, fino alla guarigione di una donna malata oltre ad altri miracoli dovuti alle sue doti taumaturgiche; interessanti anche i brani in cui diviene guardiano del convento francescano di Bergamo, la rinuncia ai tre vescovati di Bologna, Ferrara e Urbino e la difesa dall’accusa all’eresia, per concludersi nella morte avvenuta nel 1444 nel convento de molisano. Bascheniani anche gli interventi nei sottarchi con sibille e profeti oltre ad alcuni santi che rivestono i pilastri.

Nel secolo successivo si decora la prima campata con le storie di Maria da parte di un anonimo maestro TL, mai identificato. Il soffitto è rivestito da travetti dipinti con al centro una sequenza di tondi raffiguranti forse i patriarchi o i benefattori della chiesa o magari i confratelli.

 

Santuario della Santissima Trinità, Casnigo

Posto alle pendici del monte Farno a circa 700 metri sul livello del mare, occupa un sito abitato sin dalla preistoria, mentre è certo che nel Medioevo vi sorgeva una torre di avvistamento a protezione della media Valle Seriana. La chiesa è stata innalzata in tre diversi momenti: il primo edificio doveva essere una semplice cappelletta, poi inglobata nel portichetto antistante l’entrata; non più sufficiente a contenere i devoti, venne ampliata fino a delinearsi in forma di un’aula quattrocentesca, che occupava metà dell’attuale superficie ed era abbellita da una serie di affreschi, decorazioni pittoriche, tra le quali alcune grottesche. Infine, l’ultimo intervento è datato alla fine del Cinquecento ed è sicuramente il più scenografico, dato che in altezza sovrasta gli altri e presenta il grande affresco del giudizio universale, dipinto sopra un timpano murario che divide l’aula dall’abside.

L’aula quattrocentesca conserva il pavimento originale in cotto e gli affreschi rappresentano la Madonna col Bambino, i santi più venerati a Casnigo e la Santissima Trinità, raffigurata con l’iconografia “Trono di Grazia”, cioè con il Padre che avvolge la croce, sormontata dalla colomba dello Spirito Santo. L’aula cinquecentesca, invece, presenta delle pareti piuttosto spoglie, residuo di innumerevoli ex-voto e dipinti di pregio. L’affresco del Giudizio Universale di dimensioni imponenti copre tutto il muro che interessa l’arco trionfale ed è attribuito a Cristoforo Baschenis il Vecchio (1520-1613) lo stesso citato per Lallio, per la somiglianza con l’analogo dipinto, datato e firmato, che si trova nella chiesa della Santissima Trinità di Urgnano nella media pianura bergamasca.

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