Grotte e miniere nelle nostre valli

Con la bella stagione lasciamo alle spalle il freddo (anche se ancora non fa proprio caldissimo…), l’atmosfera uggiosa invernale (nonostante questi giorni grigi) e l’umidità (ma ci teniamo la pioggia, visto che ne è venuta ben poca nei mesi scorsi!) e prepariamoci a riscoprire la nostra provincia, che oltre che di un mondo “emerso” è ricca anche di un universo ipogeo spesso ancora poco conosciuto e fatto di grotte e miniere. Avventuriamoci quindi nelle miniere e nelle grotte disseminate nelle nostre valli, in particolar modo in Val Brembana e in Val Seriana, e stupiamoci di quanto si possa ancora tornare bambini e al contempo rendersi conto del duro lavoro di quegli uomini che, a loro insaputa, hanno permesso al progresso di avanzare, spesso anche a loro discapito. Prima, però, potremmo preparaci alla discesa visitando i tanti musei che le nostre valli vantano, per lo più etnografici o specificatamente dedicati proprio a questo argomento, se non addirittura annessi alla miniera che ci si appresta a visitare: costituiscono sicuramente un’occasione per entrare in empatia con una vita oggi inimmaginabile. In Val Brembana, ad esempio, si trova il Museo di Scienze Naturali Severo Sini (www.museosini.org) di Villa d’Almè, mentre scollinando in Val del Riso si giunge all’Ecomuseo Miniere di Gorno (www.ecomuseominieredigorno.it) e a quello Mineralogico Franco Palazzi di Oltre il Colle. Risalendo la Val Seriana, invece, si incontrano dapprima il Museo Etnografico Alta Valle Seriana di Ardesio, mentre spingendosi fino a Schilpario, in Val di Scalve, imperdibili sono due musei, quello etnografico e quello dell’illuminazione mineraria (minieraschilpario.net).

 

Grotte delle Meraviglie
(Zogno)

È forse il sito speleologico più conosciuto del nostro territorio, e anche il più visitato grazie anche alla sua comoda ubicazione e raggiungibilità. Le grotte offrono due ingressi: quello superiore e quello inferiore. Il primo, il “Bus de la Marta”, è in località Ravagni e se utilizzato permette la discesa tramite una sequenza di pozzi verticali, che scendono fino a sessanta metri di profondità. L’altro invece garantisce un accesso più agevole tramite una galleria artificiale lunga 73 metri e scavata nella roccia. La formazione geologica è quella denominata Calcare di Zù, ricca di coralli del Retico Inferiore.

 

Grotte del Sogno
(Località Vetta, San Pellegrino Terme)

Le formazioni datano a circa sessanta milioni di anni fa e vennero scoperte solo nel 1931 da Ermenegildo Zanchi: l’evento ebbe una portata nazionale, dato che per quei tempi le grotte furono il primo sito mineralogico lombardo destinato alla conoscenza e alla successiva valorizzazione anche turistica. Di origine tettonica, sono costituite da tre pozzi paralleli impostati su un’unica spaccatura della massa rocciosa (fagliai) formatasi durante l’Era Mesozoica. Le visite guidate conducono in questo mondo senza tempo, dove forme e colori si insinuano tra le silenti stalattiti e stalagmiti, che contano secoli e secoli di vita.

 

Miniera Paglio-Pignolino
(Dossena)

La giovanissima associazione Miniere di Dossena, nata nel 2015 per la valorizzazione storica e scientifica del mondo sotterraneo dossenese, propone visite guidate che conducono all’interno delle gallerie di carreggio e della camera di coltivazione, dove fino al 1982 avveniva la difficoltosa estrazione di calamina e di fluorite. I quotidiani locali molto spesso narrano dell’intensa attività che si articola attorno al sito, tra cui emerge quella più golosa, ovvero la creazione di un prodotto caseario stagionato in miniera: a partire dal 2016 viene infatti prodotto il formaggio “Ol Minadur”, che grazie alle temperature e all’umidità costante che si registrano nel sottosuolo è connotato da un gusto intenso e ricco di sfumature.

 

Ribasso serpenti (Costa Jels)
(Gorno)

 

Insieme alla visita del museo, completo di filmati e dell’archivio minerario (ora archivio di Stato), c’è la Miniera Costa Jels. Il percorso all’interno delle viscere della terra porta alla scoperta del minerale dello zinco, dalle fasi dell’estrazione fino a quelle che portano al prodotto finale. Dagli studi e dalle ricerche, nonché dalle fonti, si apprende che il sito era conosciuto sin dall’epoca degli antichi romani. È rimasto attivo fino agli anni Sessanta del ‘900: in alcuni punti, tra cui quello soprannominato “Ribasso dei Serpenti”, la temperatura resta costante fino a 10°.

 

Miniera Foghéra
(Oneta)

Il percorso si sviluppa all’interno della Fattoria Didattica L’Ariete, che dal 2004 propone itinerari didattici che illustrano, oltre al mondo delle miniere, anche la vita della valle e della sua gente, gli uni connessi all’altra e in generale al proprio territorio ricco di risorse autoctone. Il percorso permette di vedere dall’esterno alcuni antichi stabili connessi all’attività di miniera – la casa del custode, gli ingressi e la “lavera” -, mentre nelle gallerie sono ancora conservati alcuni dei macchinari originali, corredati da strumenti e da foto d’epoca. L’accesso è stato attrezzato anche per i disabili in carrozzina.

 

Miniera Gaffione
(Schilpario)

Le gallerie sono dismesse da decenni, ma al loro interno si annovera da tempo un’attività lodevolissima, mirata soprattutto agli istituti scolastici (perché non dimentichino) e ai bimbi in villeggiatura con le loro famiglie. Non mancano a corredo dei percorsi la documentazione fotografica e l’esposizione di oggetti d’epoca, oltre naturalmente alle rotaie e ai vagoncini ferroviari usati per il trasporto del minerale e che oggi trasportano visitatori al posto di pietre e uomini di un tempo. In molti casi inoltre sono proprio loro, gli ex minatori, i novelli Cicerone, che con evidente trasporto emotivo raccontano di quanto fosse dura e pericolosa la vita nelle profondità della terra.

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