Le Mura sono Unesco, sì: e adesso?

Foto in copertina Ercole Maria Marenzi

 

«Sono orgogliosa e felice di questo riconoscimento, è un’attestazione di livello internazionale, importante per Bergamo. Perché importante? Non sto pensando alle solite cose, né ai turisti e neppure a eventuali finanziamenti, che pure sono benvenuti. Sto pensando che – se lo vogliamo – questo riconoscimento ci aiuterà a capire meglio il nostro patrimonio, ci aiuterà a guardarlo in maniera diversa. Le nostre Mura, le polveriere, i castelli. Un periodo della nostra storia. Io credo che la decisione dell’Unesco ci possa portare a essere più consapevoli di quello che siamo. Più cittadini del mondo e più bergamaschi al tempo stesso». Luciana Frosio Roncalli parla in un pomeriggio di luglio, dopo il grande evento di due settimane fa. Gli occhi le brillano ancora dopo l’esperienza di Cracovia, dopo la “sentenza” dell’Unesco che ha inserito le Mura di Bergamo nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco con il titolo: Le opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo. Stato da terra-Stato da mar occidentale. Luciana Frosio Roncalli è stata parlamentare per la Lega Nord per due legislature e consigliere comunale di Bergamo. Presiede l’associazione Terra di San Marco che ha curato la candidatura di Bergamo all’Unesco.

 

 

È stato un lavoro di tanti anni.
«Voglio sottolineare un aspetto: abbiamo lavorato per dieci anni a questo progetto. Abbiamo avuto momenti in cui abbiamo pensato di mollare tutto, invece siamo andati avanti. Abbiamo fondato l’associazione Terra di San Marco per rendere il lavoro più semplice da un punto di vista burocratico. E abbiamo formato una squadra anche con altre città, non solo italiane: nel sito Unesco ora siamo insieme a Peschiera del Garda, a Palmanova, Zara e Sebenico (Croazia) e Cattaro (Montenegro). La fortezza di Cattaro è meravigliosa, sta in faccia al mare, sotto una parete di roccia, vertiginosa».

Pensavate di lasciar perdere tutto? Perché?
«Ci sono stati momenti difficili. Per esempio quando Cipro ha lasciato il progetto, seguito, un paio di mesi dopo, dalla Grecia. In origine la nostra idea era di unire le fortificazioni dall’estremo lembo di terra occidentale, cioè Bergamo, con l’estrema porzione orientale della Serenissima, Famagosta, a Cipro, passando per l’isola di Creta».

Ma perché Cipro e Grecia hanno lasciato?
«Per via dello scontro con i turchi. La Grecia ha lasciato per solidarietà con Cipro. Eravamo verso la fine del 2011: sembrava che il progetto fosse naufragato».

E che cosa avete fatto?
«Io ero presidente di questa associazione Terra di San Marco, sindaco era Franco Tentorio, mi dava una mano il funzionario del Comune Giovanni Cappelluzzo. Pensai che dovevamo andare avanti. Per il progetto ci eravamo appoggiati al “Siti”, istituto costituito dal Politecnico di Torino e da Compagnia San Paolo. Chiesi a loro di modificarlo, in base alla nuova situazione».

 

 

E lo ripensarono.
«Sì, nacque l’idea di limitarsi alle fortificazioni di terra e dell’Adriatico, cioè del “Golfo di Venezia”. Però le confesso una cosa».

Dica.
«Quando l’istituto Icomos venne incaricato di effettuare la perizia per conto dell’Unesco, nel 2016, ci chiesero subito: perché non avete inserito Cipro e Grecia? Noi abbiamo risposto la verità. Può darsi che in futuro il nostro sito Unesco si arricchisca di altri luoghi, per esempio Castelnuovo, in Montenegro: l’Unesco ha respinto con riserva la sua candidatura per via delle condizioni molto degradate della fortificazione».

Ma come è cominciata questa avventura?
«Nel 2004 io mi candidai per la Lega come sindaco di Bergamo: nel mio programma c’era anche il riconoscimento di Bergamo come patrimonio Unesco. Vinse le elezioni Roberto Bruni e io gli ricordai come consigliere comunale questo mio “pallino”. Lui raccolse l’idea e Bergamo entrò nella “Tentative list” dell’Unesco. Era il 2007. Ma presto ci si rese conto che non si trattava di una candidatura vincente».

Perché?
«Ma perché il tempo delle candidature uniche per città o monumenti era finito. Anche considerando che l’Italia aveva già il record di siti Unesco. Penso che ancora oggi Bergamo, in quanto città, sia iscritta alla “Tentative list”. Successivamente, il sindaco Bruni parlò della questione con suoi consulenti e compagni di giunta, Gianni Carullo e Francesco Macario. Nacque l’idea della candidatura seriale, transnazionale. In Italia c’era già il caso “seriale” delle località longobarde e di quelle delle palafitte. Ma era la prima volta che si tentava una candidatura “seriale e transnazionale”».

Ma lei era dell’opposizione.
«Il sindaco Bruni mi consentiva comunque di partecipare ai lavori, l’assessore era Enrico Fusi. Alle elezioni successive vinse Franco Tentorio, io perciò diventai consigliere di maggioranza ed ebbi la delega specifica dal sindaco per portare avanti il progetto. Nel dicembre 2010 si tenne a Palazzo Frizzoni un grande convegno per presentare l’idea: a quel tempo c’erano ancora Grecia e Cipro».

 

 

E poi?
«E poi siamo andati avanti, nonostante la scoppola del 2011, come ho spiegato. Lì avremmo anche potuto abbandonare. Invece non ci siamo persi d’animo, il sindaco Tentorio era d’accordo con me»

Poi Tentorio perse le elezioni.
«E arrivò il sindaco Giorgio Gori. È stato molto corretto: mi ha chiesto di restare alla presidenza di Terra di San Marco, e di continuare il mio lavoro. Questo è un grande valore: le amministrazioni hanno riconosciuto la bontà del lavoro svolto, al di là delle colorazioni politiche».

Chi vi ha dato una mano?
«Il ministero degli Esteri, senza dubbio, con la dottoressa Vincenza Lo Monaco. Il ministero dei Beni Culturali con l’architetto Adele Cesi. Gli esperti di Siti, veramente bravi».

Si continua a dire che arriveranno tanti quattrini. Ma è così?
«Guardi, dall’Unesco non arriverà nulla, si tratta di un riconoscimento di valore culturale, di prestigio. La Regione ha messo a disposizione ottocentomila euro da dividere sulla base di progetti fra i diversi siti Unesco lombardi, pochi soldi che serviranno per la comunicazione, penso. Potrebbero esserci dei fondi europei, ma bisogna saperli cercare. Il riconoscimento può avere anche degli effetti economici, ma dobbiamo essere noi a sfruttare l’occasione muovendoci bene alla ricerca di sponsor e di flussi turistici. Intanto invito tutti, ma proprio tutti, a diventare soci di Terra di San Marco: basta scrivere a terradisanmarco@comune.bg.it. La sede è proprio a Palazzo Frizzoni. Per ora siamo quattro gatti e questo non va bene».

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