Leonardo a Bergamo? In un film e alla Carrara

È uscito nelle sale cinematografiche – a Bergamo al Capitol di via Tasso – il film documentario dedicato a Leonardo (1452-1519), il poligenio di cui nel 2019 ricorrono i 500 anni dalla scomparsa. Si è parlato spesso della presenza dello scienziato e artista toscano nel territorio bergamasco, avvenuta durante la sua permanenza alla corte di Ludovico il Moro (1452-1508), ma molto poche sono le effettive conferme. Eppure, a Bergamo, qualcosa di suo lo si conserva in quello scrigno che per l’arte è il contenitore più prezioso: l’Accademia Carrara. Non saranno opere del calibro della Gioconda o dell’Uomo vitruviano, ma di sicuro testimonianze del suo passaggio nei nostri territori.

La pinacoteca, dopo il suo recente riallestimento seguito alla riapertura nel 2015, sviluppa un percorso didattico e cronologico che dal tardo XIV secolo giunge fino al limite del XX secolo. Le 28 sale del percorso espositivo, si sa, sono suddivise in due piani, dove dalla nr. 1 alla nr. 9 scorrono i secoli che dal tardogotico traghettano fino all’inizio del XVI secolo, per poi salire al secondo piano e proseguire con la situazione artistica seguita alle Guerre d’Italia. Ma prima di lasciare il polittico e la tela di Antonio Boselli e incontrare Lorenzo Lotto e la stirpe di artisti locali che ne è seguita, non ci si deve dimenticare di accedere alla barchessa occidentale: le opere esposte nelle sale nr. 10, 11, 12, 13 sono espressamente dedicate alla situazione nel Nord Italia creatasi prima e dopo l’arrivo di Leonardo in Lombardia a Milano nel 1482, ospite della corte sforzesca; nei decenni politicamente travagliati che vanno dalla caduta di Ludovico il Moro (1499) sino alla definitiva affermazione degli Spagnoli sulla regione (1535), la Lombardia si conquista un posto di rilievo nel dibattito artistico italiano di primo Cinquecento.

 

SALA 10 – MILANO E BERGAMO PRIMA DI LEONARDO

Le quattro piccole sale che indagano questa particolare situazione storica e artistica creano un percorso suggestivo, teso ad analizzare la situazione artistica bergamasca prima dell’arrivo di Leonardo a Milano, constatare l’influsso rilasciato ai giovani allievi (“i leonardeschi”) meneghini e valutare la differenza nelle aree geografiche piemontesi ed emiliane non raggiunte dal suo genio universale. La prima sala ospita una antologia di maestri lombardi, che tra Quattro e Cinquecento in varia misura si confrontano con la presenza di Leonardo a Milano.

 

[Bergognone (Ambrogio da Fossano)
San Giovanni evangelista, Santa Marta, San Girolamo,

1515 circa, olio su tavola]

 

Tra le opere esposte emergono alcuni pannelli di polittico dipinto per la chiesa dei Santissimi Stefano e Domenico di Bergamo, il convento domenicano distrutto dai veneziani per la costruzione delle Mura nella seconda metà del Cinquecento, in cui si riconoscono tre santi: Giovanni, nell’atto di redigere il testo sacro, Marta, che ammansisce il dragone, e Girolamo accompagnato dal leone. Risultano molto belli i particolari che indicano la nobiltà dell’esecuzione e il piglio dell’artista, seppure persistano ancora motivi tardogotici, tra cui il prato ricoperto da piccole rose bianche, le squame del drago arrovellato e i riflessi rossi nei panneggi del santo che paiono scintillare.

 

[Bernardino Butinone
Circoncisione di Gesù Cristo

1480-1485, tempera su tavola]

 

La tavoletta fa parte di un dossale con le Storie di Cristo di difficile ricostruzione, perché non si sa quali e quante fossero: se ne conoscono sedici tavole, disperse tra collezioni private e musei di Londra, New York, Chicago, Detroit ed Edimburgo. La scena della Circoncisione è ambientata in un edificio di gusto vagamente bramantesco, con un altare figurato con la Trasfigurazione di Cristo tra i profeti Mosè ed Elia terminante con coronamento a timpano. La scena centrale vede Gesù sorretto da Maria, mentre sta per essere circonciso dal sacerdote, e Giuseppe che assiste recando le colombe da donare al tempio. Sullo sfondo due donne completano la scena, panneggiate all’antica con pieghe indagate e insistite, profilature dorate dei manti e dei veli.

 

SALA 11 – I LEONARDESCHI

«Leonardo da Vinci risiede a Milano tra il 1482 e il 1499 e di nuovo tra il 1508 e il 1513. In città è impegnato su diversi fronti, dalla scenografia all’architettura, dall’ingegneria idraulica a quella militare, e realizza opere pittoriche di eccezionale importanza, come il Cenacolo di Santa Maria delle Grazie, lasciando una traccia indelebile sull’arte lombarda e non solo. Lo studio scientifico dell’anatomia lo conduce a raffigurare con una sensibilità sino ad allora mai vista i “moti interiori dell’animo”, mentre grazie alle ricerche di ottica mette a punto la tecnica dello sfumato. Leonardo raccoglie intorno a sé una folta schiera di allievi e di collaboratori che ne proseguono l’opera, ma le novità rivoluzionarie della sua pittura sono recepite anche da artisti che rielaborano in maniera personale le conquiste del maestro fiorentino» (testo del pannello esposto in sala a cura di FAC). La sala dedicata ai pittori leonardeschi in Accademia Carrara è la nr. 11, seminascosta dallo scalone che dal primo porta al secondo piano della pinacoteca, come peraltro l’ingresso alla nr. 10. Lo spazio è piccolo e raccolto, ma sufficiente ad esibire in carrellata i “giovani artisti” che Leonardo trovò al suo arrivo a Milano alla corte di Ludovico il Moro. I Leonardeschi sono giovani pittori lombardi che divengono seguaci del maestro fiorentino, facilmente riconoscibili per tematiche, soggetti, posture, volti, sfondi e impaginazione del dipinto: i nomi più noti sono quelli di Marco d’Oggiono, Giovanni Ambrogio De Predis, Bernardino de Scapis (Luini), e Giampietrino (immagini a seguire), insieme a Bernardino de’ Conti e a Boltraffio.

 

[Marco d’Oggiono, San Rocco
1520 circa, olio su tavola[

L’artista era attivo alla corte sforzesca, impegnato soprattutto nel genere ritrattistico: la Madonna di de’ Conti presente nella gallery qui sopra è stata ripresa da uno studio del maestro fiorentino, più grafico che pittorico. Il rapporto tra Madonna e bimbo è affettuoso e toccante: il bimbo si appoggia al seno materno, si volge verso lo spettatore, mentre sul fondo un paesaggio nordico è sospeso tra colli e ampie vallate, che incorniciano uno specchio d’acqua.

 

[Giovan Antonio Boltraffio, Madonna del latte
1508 circa, olio su tavola]

 

Boltraffio risulta essere tra i migliori allievi di Leonardo, distintosi soprattutto nella pratica del disegno. Il tondo è austero e impeccabile: madre e figlio emergono dal buio in raccoglimento, pervasi da velata malinconia, disposti in asse con il diametro e le assi del tondo. I colori rosso e blu contrastano l’uno con l’altro, il velo trasparente incornicia il volto e il nastro ambrato profila lineamenti e decolté, mentre il bimbo ghiotto di latte si regge su un libro rosso borchiato.

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