L’inimitabile dialetto di Casnigo
fra tapì, pötei, fögasc e… bel fés!

Sarà colpa (o merito) della beata solitudine garantita dall’altopiano che domina la Media Valle Seriana e l’imbocco della Val Gandino, ma la comunità di Casnigo mantiene inalterato nel tempo il carattere unico ed inimitabile del proprio dialetto, che assurge secondo molti al lignaggio di vera e propria vulgata, con termini unici, spesso ostici anche per chi fra Valli e Pianura segue l’evolversi e le sfumature del classico dialetto Bergamasco.

Casnigo, un paese unico. Qui, all’ingresso del paese, sui cartelli di benvenuto, campeggia la scritta “paese del baghèt”, in omaggio all’antica cornamusa bergamasca. Un titolo non certo casuale, certificato da specifica delibera del Consiglio Comunale, in omaggio al fatto che in paese ebbe i natali Giacomo Ruggeri detto “Fagòt” (questa non è ovviamente una coincidenza), ultimo suonatore di baghèt dell’intero arco alpino e virtuoso dell’allegrezza e delle campanine, lo strumento didattico utile ai campanari per esercitare il suono manuale senza salire sui campanili. Casnigo è felicemente orgogliosa di queste tradizioni, come pure dei propri gioielli artistici a cominciare dal Santuario della Santissima Trinità, la Sistina della Bergamasca, affrescata con un imponente Giudizio Universale dai pittori Baschenis.

 

Suonatori di baghèt

 

Non meno rilevante lo storico Circolo Fratellanza, con l’annesso teatro liberty, realizzato a inizio Novecento nello stabile che fu casa natale di Giuseppe Bonandrini, poeta vernacolo casnighese e Duca di Piazza Pontida a Bergamo con il nome di Pichetù Prim. Un uomo di cultura, che mutuò il nome da Duca dall’uccellatore che lo seguiva nella passione per la caccia. Bonandrini fu medico condotto in Alta Valle Brembana e uomo di cultura. Si rivelò azzeccato l’auspicio di Bortolo Belotti, che nel 1940, all’indomani della scomparsa di Bonandrini, scrisse: «Fra molti anni, i figli dei figli di coloro che lo hanno conosciuto ne parleranno ancora».

Un sito a tema. Bonandrini fu certamente legato al caro dialetto casnighese, che oggi come allora ha espressioni colorite e gergali senza eguali, che strappano un sorriso alle giovani generazioni, ma che altrettanto sono tuttora di uso normale per i più anziani. Qualcuno ha per questo pensato di creare addirittura un sito internet a tema, definendolo «un Caronte per chi vuole sposarsi a Casnigo», con tanto di mini vocabolario e tracce audio per ascoltare la giusta pronuncia.

 

Giuseppe Bonandrini Duca Pichetù Prim

 

«Ho conosciuto molte persone – si legge nella homepage –  che hanno trovato l’amore a Casnigo. Ma, dopo un primo momento di comprensibile entusiasmo dato dalla passione, si sono trovati (e si trovano tuttora) di fronte a un ostacolo impervio: la lingua. Nonostante fossero persone di paesi limitrofi, una volta superato quel Golgota rappresentato dalle mitiche “Rie da Pì”, gli incauti viandanti hanno scoperto che parecchie espressioni dialettali proprie di Casnigo erano a loro completamente sconosciute. Anche adesso, nonostante venti e passa anni di matrimonio, si trovano spiazzati dinanzi a una boutade che per la moglie casnighese, ovviamente, è perfettamente comprensibile, ma che per loro è l’equivalente del Sanscrito. Quindi se siete di Vertova e la futura suocera vi invita a mangiare il tapì saprete che la cena sarà a base di coniglio (che nel resto della bergamasca si chiama cünì)».

«Bisogna fare attenzione sia in casnighese che in bergamasco –  è l’ulteriore raccomandazione –  alla corretta pronuncia: per questo a fianco di ogni termine c’è un pulsante per ascoltarne la traduzione. Le registrazioni sono a cura di casnighesi da almeno quattro generazioni, per rispettare al massimo l’integrità del vocabolo o del motto. Si faccia attenzione, in particolare, che:

  • ö si pronuncia come la œ francese di œufs (uova)
  • ü si pronuncia come la ü tedesca di überall (dovunque)

 

Santuario della Santissima Trinità, la Sistina della Bergamasca

 

L’elenco dei vocaboli è una miniera di spunti per gli appassionati di semantica. Una donna incinta è a quammaniere (in qualche modo), malvaschét è un uomo pigro di poca voglia (cioè poco disposto ad ascàs, a decidersi a far qualcosa. Il tapì (coniglio) arrosto potrebbe affiancarsi al fögasc, la crosta (squisita) della polenta che resta attaccata al paiolo, magari servito con una adeguata bascila (vassoio). I bambini (qui rigorosamente pötei) possono divertirsi con l’altalena, che se nel resto della Bergamasca corrisponde ad un già ostico spigolsa, ma che a Casnigo diventa caroscéra. Se poi un amico vi chiede l’indirizzo esso è semplicemente la dérèziù. Dovessero sorprendervi in piazza a chiacchierare, sareste semplicemente intenti a fa quascì. Il dialetto casnighese può davvero sorprendere molto. E quel “molto” rafforzativo si traduce fés. Diciamo allora: «Casniic l’è bel fés».

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