Lo storico bar Giardino di Osio Sotto
Da 5 generazioni dietro il bancone

Cinque generazioni di Zanetti. La prima volta che il Bar Giardino ha aperto i battenti la guida del locale era nelle mani di Cesare. Era il 1931. Poi è stato il turno di Giovanni. Dal 1962 fino al 2006 dietro al bancone gli avventori trovavano Renato e la moglie Cesarina. Oggi tocca a Roberto e Nives. Mentre il futuro è nelle mani di Diego, che già si muove sicuro tra i tavoli del locale, al numero 44 di Corso Italia.

L’inizio della storia. Il bar prende il nome dal quartiere in cui sorge. All’inizio della sua storia era una osteria e distava pochi metri dall’attuale edificio. «Nei primi Anni Trenta Cesare comprò il terreno con il fratello maggiore. Il locale era a 50 metri da dove è oggi. Il bar Giardino è rimasto in quella sede per circa vent’anni poi negli Anni Cinquanta è stato costruito l’edificio in cui è ancora oggi. In tipico stile da osteria del viandante, c’era l’abitudine di fare merenda qui: si portava da mangiare e si ordinava il vino», ricorda Roberto Zanetti, oggi alla guida del locale.

 

 

Il boom economico: juke box e tv. Negli anni del dopoguerra e del boom economico, una nuova concezione di tempo libero prende piede nelle abitudini delle famiglie. Cesarina, mamma di Roberto, ricorda: «Avevamo tutti i giochi: tavolo da biliardo, biliardino, le bocce e anche il juke box. Tutti venivano ad ascoltare la musica qui». E Roberto aggiunge: «Negli Anni Sessanta era normale passare qui al bar per una serata in compagnia. Le gente veniva subito dopo cena se no perdeva il posto. I giochi più contesi erano le carte e il biliardo».

Al bar Giardino ha fatto anche la sua apparizione la prima televisione del quartiere. Intere famiglie si radunavano di fronte a quella finestra che dava sul mondo. C’è chi proprio in queste stanze ha visto il suo primo festival di Sanremo, chi ha sognato davanti allo sbarco sulla Luna nel 1969 e chi invece ha sofferto con la semifinale del Mondiale di calcio 1970: Italia-Germania 4-3. «Oggi le abitazioni collegano il quartiere Giardino al centro. Un tempo era diverso: eravamo lontani e quindi il bar, l’unico della zona, era il raduno di tutti coloro che vivevano qui, indipendentemente dall’età. I frequentatori sono sempre stati dagli zero ai cento anni», racconta Roberto.

 

 

Le donne del locale. Le gestione più lunga è quella dei suoi genitori, Renato e Cesarina, 44 anni. Roberto fa un salto indietro nel tempo con la memoria: «Mio papà iniziò a dare una mano al bar del nonno intorno ai 30 anni. Lui lavorava a Milano e cambiò completamente professione. L’attività continuò anche grazie alla mamma che si occupava anche un po’ dell’amministrazione». Le donne sono il pilastro del Giardino: ieri Cesarina, oggi Nives. La serranda si alza alle 6.20. La prima ad accogliere i clienti e a servire la colazione ai più mattinieri che fanno capolino alle 6.30 è Nives, che poi per l’ora di pranzo si sposta in cucina. E la sera rimane anche fino all’ora di chiusura. È lei il motore del locale, confidano Diego e Roberto, mentre Nives è indaffarata alla macchina del caffè.

 

 

Da cinque generazioni. Un bar. Un cognome. Cinque generazioni. «È una consapevolezza che ti porta a continuare quello che hanno fatto le generazioni precedenti », spiega Roberto Zanetti. Nel 2007 la scelta: lasciare o continuare? «Abbiamo scelto di proseguire ma ristrutturando il locale. Io ho cambiato professione. Facevo stampi e anche se ho sempre vissuto il bar, ci lavoravo soprattutto da giovane. Abbiamo ristrutturato tutto, dal pavimento agli impianti. L’unica cosa rimasta intatta è la cantina. E abbiamo cominciato a servire i pranzi». Anche stavolta Nives si è rivelata preziosa, alla guida della cucina c’è lei. Quale è il segreto per condurre un’attività per generazioni? «Quando un bar è a conduzione familiare come il nostro lo gestisci ma allo stesso tempo vivi e cresci dentro. Diventi anche amico di chi lo frequenta».

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