Lucelio, il moscato di Eligio Magri
Un’essenza che parla di territorio

L’area del vigneto bergamasco è un territorio un po’ difficile. Anzi, una questione un po’ difficile. Produce un vino dalla storia recente, che ancora non ha trovato una vera forma. Anzi, una sua corretta, tipica, caratterizzante espressione. Questo vale come quadro generale, sia chiaro, non mancano infatti le eccezioni quando si scende nei particolari, quando si comincia a parlare di viticoltori che vivono la vigna per produrre vino con un’anima.

 

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lucelioEligio Magri a Torre de’ Roveri ne è un esempio, e in particolare il suo Lucelio. Moderno e semplice. Un vino che forse ha precorso i tempi, da queste parti, perché cerca un’essenza che sia vera espressione del territorio. Moscato giallo in purezza. Un vitigno comune, anche se oggi sono pochi quelli che se ne interessano, messo un po’ in disparte dallo strapotere commerciale di chardonnay e pinot grigio che, in fondo, fanno il bello e il cattivo tempo della versione bianca del vino di Bergamo. Non serve spendere troppe parole sull’attenzione di questa azienda per quel che riguarda terroir, sistema di allevamento e resa per ettaro. È più interessante sottolineare che questo vitigno bianco aromatico viene vinificato secco, e senza sfiorare il legno in nessuna fase di produzione. Solo acciaio.

Il risultato è un vino che merita di essere bevuto. L’aromaticità varietale è smorzata e tutt’altro che invadente benché ne disegni, come è ovvio, il ritratto olfattivo. Dominano le note agrumate al naso e sorprende la compostezza dell’acidità in bocca. Succosa, o come dicono certi sommelier, croccante. Non sgarra nemmeno una volta, anzi, si riscopre a ogni sorso sempre più dissetante, accompagnata da una leggera sapidità. Una buona bottiglia bergamasca.

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