I luoghi del cuore di Albino

Non c’è dubbio, la sfida l’ha vinta San Bartolomeo, la chiesetta gotica che sta nel cuore del paese, in alto, dove si trova la piazza di San Giuliano. Una chiesa a cui tutti, ad Albino, sono affezionati, che tutti ammirano. Nella classifica dei luoghi del cuore al secondo posto possiamo collocare il “ponte romano” sul fiume Serio, che in realtà è un ponte medievale. Per il terzo, quarto e quinto posto la lotta è aperta, i giudizi si equivalgono fra il villaggio Honegger, la chiesa della Madonna della Neve, l’ex convento della Ripa di Comenduno, la chiesa di Abbazia con la sua bella abside romanica.

Ma che il luogo più amato sia San Bartolomeo, non c’è dubbio. L’architetto Maria Laura Milanese ha detto: «È una chiesa speciale, un luogo “di mezzo”, ecclesiale sì, ma al contempo civico: la chiesa, chiusa per lunghi anni, era diventata per me un muro da aprire con il pensiero; alimentavo il mistero in racconti di fantasia che inventavo per mio figlio; era un luogo su cui fantasticare… e poi ce ne siamo riappropriati, io e tutta la nostra comunità, riscoprendola affascinante dentro, più ancora che all’esterno. Qui, purezza e semplicità fanno spazio a uno scrigno ricco di umanità d’arte; penso all’ancona lignea policroma del Bussolo, alle storie affrescate del martirio di San Bartolomeo che prendono lo sguardo dall’ingresso laterale, e poi il ciclo di storie crude e discusse del piccolo Beato Simonino da Trento. Sono mondi da contemplare». Abbiamo chiesto ad alcune persone della cittadina quali sono i punti più belli, i “luoghi del cuore”, quelli che comunque hanno un valore storico, artistico, ma anche personale. Ha detto ancora Laura Milanese, il cui studio sta in piazza San Giuliano, punto nevralgico della città: «Non è facile una graduatoria. Se penso ai luoghi del cuore, mi viene in mente la cascina in località Piazzo, la “Cà di Palasì” che incontravo da bambina nella passeggiata della domenica, stava là sopra, con il suo loggiato in legno affacciato al sole. Ma questo luogo è un simbolo di tutte quelle costruzioni rurali che erano un’anima della valle, un avamposto, un presidio del territorio, posto di abitazione e di lavoro, un condensato di storia e di vita. Poi mi viene in mente il piccolo “Pùt di Schissade” e quella stradina acciottolata fra i muretti che supera il torrente Albina, “I strece”. Un altro luogo è il cimitero, dove ci sono i miei nonni albinesi, perché mi piace quel suo essere recinto appartato, luogo di quiete e silenzio». Laura Milanese conclude la sua carrellata con il Santuario della Madonna di Altino («Con quella sua imponente scalinata da conquistare per dominare il paesaggio, per restare in silenzio e contemplare»).

Angelo Calvi, ricercatore di storia locale converge sulla chiesa di San Bartolomeo, come tutte le persone che abbiamo ascoltato. Poi aggiunge la chiesa di San Giuliano, il chiostro dell’ex monastero della Ripa, di recente recuperato, il ponte medievale sul fiume Serio, il Villaggio Honegger, purtroppo in stato di abbandono, il Museo della Torre a Comenduno, l’abside della chiesa di Abbazia, nell’omonima frazione della Valle del Luio. Giampiero Tiraboschi è un altro esperto di storia locale, ha pubblicato libri su Albino, tra gli altri uno studio sul grande pittore Gian Battista Moroni e un volume dal titolo Lascio fare alla giustizia che prende spunto dai verbali del vicario della Valle Seriana, Pietro Bossoni, fra il 1586 e il 1587. Tiraboschi ha indicato, oltre a San Bartolomeo, le chiese della Madonna del Pianto e della Madonna della Gamba, l’ex monastero della Ripa, Palazzo Spini Guffanti, ora Servalli (in via Mazzini), il ponte medievale sul fiume Serio, la piazza San Giuliano («unica vera piazza»), i cortili di via Mazzini, la chiesa della Madonna della Neve sulla strada, che poi diventa mulattiera, per Selvino, quella che era un’antica Via dei Mercanti che saliva a Selvino e a Serina per poi puntare sui Grigioni.

Un altro testimone della vita del paese è Franco Innocenti, 71 anni, a lungo impiegato al Feltrificio di Fiorano al Serio, anche lui ricercatore di storia locale, autore di un volume interessante sui «prodotti del sottosuolo» della valle. Innocenti segnala luoghi già indicati da altri e in più inserisce il Museo Etnografico della Torre di Comenduno di Albino (avviato nel 1989), situato nella bella Villa Briolini. Infine ascoltiamo il parere di Angiolino Persico, amante della natura, conoscitore di piante e fiori nonché fotografo naturalista. Anche Persico pone al primo posto la chiesa di San Bartolomeo, seguito dalla Chiesa della Madonna della Neve, dal Mulino Fassi sul Rio Re, vecchio mulino ad acqua ben conservato che in alcune occasioni viene riaperto al pubblico; dice Persico: «Il Rio Re è un corso d’acqua che sgorga da una sorgente posta nella parte alta di Albino e che tuttora garantisce acqua potabile in gran quantità, quindi il Museo della Torre, il ponte medievale sul fiume Serio e il lavatoio pubblico che ancora è visibile e che pure è alimentato dal Rio Re». Infine Nives Colombi, direttrice della biblioteca di Albino, punto di riferimento per tutta la valle e ben conosciuta a livello provinciale. Nives ha inserito i suoi luoghi del cuore non dimenticando la biblioteca (situata in locali storici che sono stati integrati con un intervento contemporaneo a cura dell’architetto Gian Maria Labaa) e la chiesa della Madonna del Miracolo, meglio nota come la Madonna della Gamba; gli altri: chiesa di San Bartolomeo, abbazia di San Benedetto ad Abbazia, ex convento della Ripa e chiesa di S. Anna, “ponte romano” sul fiume Serio.

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