I luoghi dell’Orto Botanico

Il verde abbonda intorno a noi anche in queste prime afose giornate estive. Quindi perché non goderne e viverlo appieno, grazie ai nostri meravigliosi colli, o non transitare all’interno dei nostri parchi cittadini o lungo la Green Way di Valverde? Protagonista dell’estate 2018 è come sempre il palinsesto di Bergamo Estate, da spalmare tra mattina e pomeriggio, mentre per la sera la fan da padroni gli spazi estivi.

Altro fiore all’occhiello di Bergamo, in tema di green e di natura, è anche l’Orto Botanico, che da sempre emerge per le sue proposte mai scontate, anzi nuove e originali, votate alla vita all’aria aperta e alle attività da svolgere all’interno dei suoi spazi, complici l’incanto di Colle Aperto e la Valle della Biodiversità, racchiusa in quell’angolo di Toscana che è Astino. E poi tante e tante iniziative in cartellone, sempre pubblicate per tempo e dedicate a grandi e bambini, il vero nuovo pubblico di Bergamo. Vediamo quindi dove si muovono gli operatori dell’Orto o quali sono i siti che gli fanno capo.

 

Uffici adiacenti la Torre di Adalberto

Gli uffici non occupano la torre, sebbene questo piaccia all’immaginario locale, ma nel loro interno sono sicuramente molto interessanti, in quanto i locali sono disposti in altezza e su diversi piani e rilasciano tracce di stemmi e di decorazioni ornamentali dipinti o scolpiti. Feritoie, grate, uschioli e tanto altro sopravvive nella tessitura muraria, quasi millenaria, adibita a residenza privata e a fortezza a periodi alterni, che se potesse parlarci chissà quali episodi e quali fatti potrebbe ancora narrarci e svelarci.

 

Sala Viscontea nelle dimore dei La Crotta

La famiglia dei La Crotta è ricordata nella titolazione del parco pubblico con giochi posto davanti alla Torre di Adalberto in Colle Aperto, proprio perché occupava gli edifici che oggi sono in parte vani a cielo aperto, con ancora visibili le decorazioni a scacchi bicrome sulle volte, e in parte entro i locali preposti all’attività museale in Cittadella. Tra questi c’è anche la Sala Viscontea, un grande spazio leggermente sopralzato rispetto il livello del calpestio che presenta un grande pilastro centrale palmato da cui dipartono le volte a crociera, tutte tappezzate ad affresco da losanghe bianche e nere. Lo stesso decoro si ritrova dentro i locali superstiti della Cittadella (Museo Civico Archeologico e Museo Scienze Naturali) e in alcune dimore trecentesche di città e di provincia. La famiglia era sicuramente tra quelle più altolocate all’epoca del Comune e delle Signorie, ma all’arrivo dei Visconti da Milano venne sfrattata e riparò in Borgo Canale.

 

Polveriera

Insieme alle mura ed alle porte veneziane della fine del XVI secolo, volute dalla Serenissima a difesa dei propri confini, le due polveriere di Colle Aperto – l’una comunale e collocata alla base della scaletta lungo il baluardo di Castagneta e l’altra privata adagiata nel vallone – costituiscono le uniche strutture militari di Bergamo rimaste quasi del tutto integre. Con le mura veneziane, fatte di cortine baluardi bastioni e piattaforme, anche le due polveriere sono un’audace riprova della poderosità della nostra fortificazione, patrimonio Unesco con l’intera Fortezza di Bergamo dallo scorso luglio 2017. Una è affossata nel vallone di Colle Aperto, mentre l’altra è di competenza dell’Orto, ma purtroppo inagibile in quanto bisognosa di restauro. Costruite entrambe entro il 1585 e completate con la copertura finale in piombo (per garantire l’impermeabilità alle polveri) nella primavera del 1589, constano ognuna di due corpi sovrapposti: uno quasi cubico in pietra e l’altro di forma piramidale con una base che misura metri 12 (fronte) per 11,90 (lato) per 7 (altezza). Il locale interno presenta una volta a padiglione in mattoni, a cui si accede da un ingresso a sud ornato dalle larve delle arme gentilizie dei rettori veneziani, che ai tempi ne avevano seguito la realizzazione.

 

Orto Botanico

L’Orto Botanico Lorenzo Rota riveste con 2.400 metri quadrati di superficie il baluardo di Castagneta ed è raggiungibile dalla Scaletta di Colle Aperto: prima di iniziare la salita dei 141 gradini si può sostare alla base e visionare la Scala dell’evoluzione, un percorso espositivo che racconta la storia dell’evoluzione delle piante, grazie a pannelli tattili adatti anche a non vedenti e ipovedenti. Giunti sulla sommità le aiuole tematiche sono destinate per lo più alla flora autoctona – dalle piante dei boschi di latifoglie mesofile alle alpine, da quelle di ambienti acquatici alle nitrofile e ruderali – ma particolare interesse rivestono anche le specie mediterranee (piante in coltivazione, spontanee, naturalizzate), le esotiche provenienti dai quattro continenti e quelle dei climi predesertici e dei microclimi aridi, che sono coltivate nella parte delle serre aperta al pubblico. Una sezione è dedicata anche alle piante relazionate con la vita dell’uomo e quindi aromatiche, officinali, alimentari, tintorie ed altre. Negli ultimi anni, durante i mesi primaverili ed estivi di apertura, i visitatori sono stati quasi 20mila, mentre nel 2018 la stagione si è chiusa con il numero record di 35mila.

 

Valle della biodiversità

9mila metri quadrati, 300 specie con almeno 1500 varietà che variano a seconda delle stagioni e delle programmazioni (pomodori, mais, patate, viti, fagioli, quinoe, amaranti, frumenti, risi, insalate, bietole) in un’area miracolosamente recuperata per Expo 2015, che invece che una cometa brilla tutt’oggi di vita propria, proprio come una stella nel patrimonio naturalistico della città. Anche qui tante le attività e le iniziative: «È uno spazio di relazioni e di esperienze, per educare alla sostenibilità e contribuire ad armonizzare Uomo – Agricoltura – Natura a partire dal contesto locale».

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