Quante sono le mura di Bergamo?

Da quando Bergamo è in odore di Unesco – essendo le sue mura iscritte nella Tentative List come parte del sito seriale transnazionale Le Opere di Difesa Veneziane tra XV e XVII secolo, ammesso nel 2015 a candidatura per l’Italia – la nostra attenzione è naturalmente proiettata alla cinta fortificata, che come uno sperone roccioso staglia Bergamo nel cielo e, allo stesso tempo, la cinge gelosamente, preservandola dall’ineluttabilità del tempo. Probabilmente le nostre mura le conosciamo a memoria, anche perché siamo soliti prendere alcuni loro elementi fortificati come riferimenti o punti di incontro per il passeggio lungo le cortine o sugli spalti, così come scorciatoie «per scendere al borgo» (come dice chi abita in Città Alta).

 

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Forse però ci troveremmo in difficoltà se dovessimo rispondere ad un quiz sulla terminologia tecnica che caratterizza i nostri bastioni o le anse che compiono per raccordare spalti e affacci, su cui noi placidamente passeggiamo nel weekend, così come i vani interni e i locali esterni pensati a corredo della fortificazione. Ma se ci domandassero «Dove iniziano e dove finiscono le mura di Bergamo?» o, nel migliore dei casi, «Quanto sono alte e lunghe le nostre mura?» e ancora «Quante sono le mura di Bergamo?», sapremmo rispondere?

Un camminata sulle Mura in ordine cronologico. Sul dove inizino e finiscano, riferendoci a quelle attuali e visibili, erette da Venezia tra il 1561 e il 1595, si potrebbe seguire un percorso cronologico e quindi partire più o meno da Colle Aperto, andare alla ricerca del Forte di San Marco (fortezza nella fortezza) verso Castagneta e San Vigilio, ormai perso o confuso tra gli edifici liberty eretti nel secolo scorso e l’Orto Botanico, e ridiscendere lungo il Viale delle Mura fino a Porta San Giacomo, per poi proseguire fino a Porta Sant’Agostino; nel contempo, sempre se si volesse mantenere il criterio dell’edificazione temporale, servirebbe profilare il tracciato scendendo da Colle Aperto lungo la Via Boccola e raggiungere Porta San Lorenzo, per poi incontrare i due lembi del tracciato al Piazzale della Fara e terminare proprio dirimpetto agli spalti affacciati sulla Green Way, dove una targa in arenaria ormai consunta celebra la fine dei lavori nel 1588.

 

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Quanto costarono e chi ci lavorò. Lavori che sono costati 1,5 milioni di ducati, in pratica 15 volte il preventivo stimatoci (100mila ducati) dall’allora Serenissima, per non parlare dell’esercito di uomini (4259 tra guastatori, spezzamonti, muratori, falegnami e coordinatori vari) chiamato a sconvolgere il nostro tessuto urbano di epoca romano-medioevale, abbattendo oltre 250 case plebee con orti e giardini, ville e residenze patrizie, chiese, oratori e monasteri: la loro colpa o sfortuna, che ne decretò quindi la fine senza possibilità alcuna di salvezza dovendo vincere la ragion di Stato, fu quella di trovarsi a cavallo del tracciato progettato a tavolino nel 1560/61.

Quanto misurano. Sulle loro misure ad oggi possiamo rilevare che il punto più basso è di 10,5 metri (a fianco della Porta di San Lorenzo), mentre il più alto è lo spigolo ovest del baluardo di San Vigilio, che supera i 21 metri (in pratica un edificio di sette piani). La lunghezza invece supera abbondantemente i 5 km.

Ma quante sono davvero tutte le mura di Bergamo?

 

Mura Veneziane

Sono sicuramente le più note, anche perché ancora ben leggibili e riconoscibili, oltre al fatto di essere godute e vissute appieno grazie agli stupendi affacci che offrono sulla Città Bassa e sulla pianura. Sorsero a partire dal 1561 per volontà della Repubblica di Venezia, terminate le Guerre d’Italia (1559) che stabilirono l’assegnazione spagnola al Ducato di Milano. L’imponenza della fortificazione bastionata fungeva da deterrente verso i Milanesi, sempre famelici di assedi e avanzamenti territoriali, ma soprattutto garantiva alla Serenissima la protezione dei traffici da e verso il Nord Europa, solida alternativa alle nuove rotte atlantiche scoperte da Cristoforo Colombo, e limitava il contrabbando, garantendo la corretta imposizione fiscale quale introito salato nelle casse del Governo veneziano. Insomma una barriera, un fondaco quasi a cielo aperto e allo steso tempo un ventre generoso al servizio di San Marco, il cui cordone ombelicale verso le Fiandre ha concesso a Venezia altri 200 anni di vita spesi tra ozi, profumi, ori, spezie, trine e merletti al pari delle più grandi corti europee.

 

Muraine

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[Foto di Amici delle Mura Bergamo]

Prima di investire in quell’ingente opera che oggi è il nostro vanto e che ci mette in lizza a divenire Patrimonio Unesco, Venezia pensò bene di recuperare la cinta muraria che circondava i popolosi e laboriosi borghi cittadini, vero fiore all’occhiello che testimonia nel tempo la laboriosità e la generosità della gente bergamasca. Il circuito delle Muraine – realizzato tra Trecento e Quattrocento, ma secondo alcuni già presente nel Duecento – si agganciava al colle e alle antiche mura medioevali del nostro centro storico, da est a ovest, rispettivamente all’altezza delle attuali Porte di Sant’Agostino e San Giacomo: abbracciava i borghi di Santa Caterina, Antonio, Leonardo e Alessandro e il suo percorso era coronato da merlatura guelfa e da un cammino di ronda, retto da 31 torri quadrate e 2 tonde (resta quella isolata del Galgario), e aperto da 8 porte. Erano però troppo basse e poco portentose per servire agli scopi veneziani, quindi vennero relegate a semplice cinta daziaria fino alla fine dell’Ottocento, per poi essere in larga parte demolite e spazzate via dai larghi e nuovi viali perpendicolari di Città Bassa, che rispondevano all’esigenza di connettere, come oggi, alla stazione ferroviaria e alle principali direttrici di traffico.

 

Mura medievali

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Prima ancora dell’inclusione dei borghi e dopo la rinascita dell’anno Mille, la prima porzione di città che si volle difendere fu quella sul colle, poggiante sulle malmesse mura romane. Il tracciato delle prime mura medioevali ricalca quindi quello romano, mentre alcuni lembi collimano addirittura con le attuali mura veneziane (Via Boccola): ce lo illustrano piante e vedute prospettiche a volo d’uccello, che ci hanno consegnato una città sfrangiata tra colli e piano in una forma palmare e tentacolare. In seguito (XII secolo) l’articolarsi dei borghi ai piedi del colle portò molti abitanti a scegliere il suburbio per vivervi e impiantarvi nuovi insediamenti produttivi e attività artigianali. Sorse quindi da parte del Comune la necessità di proteggere il proprio PIL cittadino, il cui introito in termini di regime fiscale era notevole, agganciando alle mura che cingevano il centro storico delle murature addizionali, sorta di branchie che includevano la parte abitata e laboriosa più a ridosso dell’abitato storico: questo articolò curiosamente la forma urbis della nostra città, fino ad allora rimasta saldamente impostata sul sedime di epoca romana. Non dimentichiamo, quindi, che le mura medioevali, in tutte le loro forme e dimensioni, ci hanno preservati intatti fino al 1561 e che sono un gioiello che meriterebbe di essere lucidato e riattato per benino, al fine della loro valorizzazione ove possibile.

 

Mura romane

Soffocate dalle stratificazioni secolari, le antichissime mura romane (II sec. a.C.) giacciono sotto il manto stradale ad una profondità variabile fino a 5 metri. A differenza del classico impianto assunto dalla stragrande maggioranza dei siti della Roma monarchica-repubblicana-imperiale, la costruzione dovette giocoforza venire adattato alla capricciosa morfologia dei nostri colli e quindi risultare non proprio così lineare. Il tracciato presumibilmente correva esternamente lungo le attuali Via Porta Dipinta, degli Anditi e Arena, tranciando Piazza Mascheroni così come poi Piazza Mercato del Fieno, per proseguire nella prima parte di Via Boccola e a seguire Vagine e Rivola, fino al Capitolium presso l’attuale Rocca. I resti più consistenti sono comunque presso il monastero benedettino di Via Arena, in Via Vagine e in Piazza Mercato delle Scarpe, ma sicuramente molte autorimesse raggiungibili con montacarichi, molte cantine e molti vani sotterranei di abitazioni e di attività di Città Alta conservano altre preziosissime testimonianze.

 

Rocca e Castello di San Vigilio

In tema di fortificazioni cittadine non dobbiamo però dimenticare tutte quelle strutture e quegli edifici, che nei secoli sono sorti preventivamente o a corredo delle esistenti, come sentinelle o satelliti posti a debita distanza, ma efficaci e pronti a dar man forte in caso di necessità. Il riferimento è al Castello di San Vigilio, alla Rocca trecentesca e alla Cittadella Viscontea della metà del Trecento, che se oggi fosse ancora integra, completa del suo Hospitium Magnum e soprattutto della sua Firma Fides con oltre dieci torri minacciose, potrebbe forse far rientrare Bergamo nell’annuario dei Guinness dei Primati: verrebbe infatti consegnata ai posteri come la città dalle cinque fortificazioni, inscritte l’una nelle altre, ovvero mura romane, mura medioevali con la successiva addizione dei borghi, Firma Fides, Muraine e Mura veneziane.

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