Monte Ballerino, magnifici panorami

Il bello delle nostre montagne è che gli itinerari non mancano. Molto spesso basta aprire la cartina per lasciarsi trasportare da quello che sembra un semplice tracciato. Zaino in spalla, possiamo partire per una semplice passeggiata che può trasformarsi in un’avventura o nella riscoperta di una vetta dimenticata, della sua storia e dei suoi panorami. Questo accade ad esempio per il monte Ballerino, che sopra il Lago di Endine domina l’abitato di Casazza e i paesi limitrofi. Per raggiungerlo ci attende un bellissimo giro ad anello, marchiato dal sentiero CAI 613, conosciuto dalle genti del luogo come “Ol Mürlansì”. Un tracciato utilizzato in passato da agricoltori, boscaioli e cacciatori, andato in parte perduto nel tempo e recentemente recuperato grazie alla collaborazione del Club Alpino Italiano.

 

 

Nella bella Val Cavallina. Ci siamo. Il nostro percorso inizia dalla frazione di Colognola, piccolo borgo medievale nel Comune di Casazza. Parcheggiata l’auto nei pressi della chiesetta seicentesca del paese dedicata alla Madonna del Carmine, iniziamo a risalire via Prati Cambia fino a raggiungere un bivio con una palina segnaletica. Tralasciamo la strada a destra, dalla quale poi faremo ritorno, e pieghiamo a sinistra seguendo via Bosco Ventrino. Un secondo cartello indica il monte Ballerino e il sentiero del Murlansì – Val Torrezzo/Monasterolo. Proseguiamo nel bosco con pendenza costante, ignorando le deviazioni secondarie presenti sul percorso. Costeggiamo una bella parete di arrampicata, dove svariati “split” brillano al sole mostrando le vie aperte da arrampicatori professionisti. Dopo circa 45 minuti di cammino, tocchiamo la base della montagna, che da questa angolazione sembra, agli occhi di noi escursionisti, quasi inaccessibile.

Il sentiero del Murlansì. Abbiamo raggiunto la parte più divertente dell’escursione. Questo tracciato, molto panoramico, è attrezzato con catene metalliche che permettono un’ascesa in sicurezza, mostrando panorami bellissimi sugli abitati sottostanti e sul vicino lago di Endine. In breve, complice, la pendenza costante, raggiungiamo un primo gruppo di ripetitori. Noi pieghiamo a destra e, proseguendo a mezzacosta lungo il fianco della montagna, raggiungiamo un caratteristico roccolo ristrutturato, immerso nel verde. Con un ultimo sforzo usciamo dal bosco e guadagniamo la vetta, dove a metri 1275 (oltre a un gigantesco ripetitore) troviamo la piccola croce metallica che ne identifica la cima.

Il monte Ballerino. Raggiunta la vetta, ci attende un “panettone erboso”, il luogo perfetto per una pausa tra i colori e i profumi della primavera. Se alle nostre spalle il panorama è rovinato dai ripetitori davanti a noi spicca invece la Val Camonica, che con le sue vette ci riporta alle grandi montagne, alcune delle quali coperte da nevi perenni. Abbiamo raggiunto le due ore e mezza di cammino e un meritatissimo riposo. Il monte Ballerino è anche un campovolo molto conosciuto dagli aquilonisti e dagli amanti del parapendio, che sfruttano le correnti ventose per librarsi in volo proprio poco sotto la vetta. Un buon motivo per soffermarsi qualche minuto ad assistere alle loro evoluzioni.

Ritorno ad anello. La voglia di tornare è sempre poca, sopratutto in una bella giornata di sole. Recuperate le energie ci troveremo comunque, prima o poi, a dover scendere. Possiamo decidere di fare ritorno dal sentiero comune all’andata o allungare di poco la gita e concederci panorami diversi scendendo dal crinale opposto. In questo caso continuiamo lungo il sentiero CAI 613 che ci permetterà di concludere la giornata con un giro ad anello. La traccia attraversa inizialmente un boschetto e termina in prossimità di una strada che prosegue a sinistra, fino a raggiungere piazzale Virgo Fidelis, per poi piegare in direzione di alcuni fabbricati. In costante discesa, attraversiamo le pendici del monte Ballerino, tra boschi, fioriture di narcisi e botton d’oro. I panorami si aprono fino agli Appennini, regalando balconi panoramici sulla frenesia della valle. Seguiamo i bolli biancorossi costeggiando una recinzione, che superiamo grazie a un apposito attraversamento. Scendiamo ulteriormente sino al Roccolo Lodi, dove ci attende una meraviglia della natura. Impossibile non scattare una foto: la struttura del vecchio casello è attorniata con solenni esemplari di faggi secolari posti a mascheramento della torre. Continuiamo sul sentiero e in breve tempo raggiungiamo la sterrata che, fiancheggiando la montagna a mezza costa, raggiunge i prati di Cummia. Sono i nostri ultimi sforzi. Il tracciato piega ancora e in pochi minuti raggiungiamo il sentiero comune all’andata, da cui si torna alla frazione di Colognola.

Conclusioni. Il percorso ad anello tocca, a seconda dell’allenamento, le cinque ore di cammino, coprendo una lunghezza totale di poco superiore ai 9 km e un dislivello positivo di 1000 metri. La gita è classificata per Escursionisti Esperti a causa delle pareti strapiombanti del sentiero del Murlansì, adatte a chi non soffre di vertigini.

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