Mangili, più che una salumeria
una boutique delle cose buone

Foto di Sergio Agazzi

 

All’interno delle antiche mura cittadine, oggi patrimonio dell’Unesco, nella via centrale si trova la salumeria-gastronomia Angelo Mangili, meglio nota come la boutique delle cose buone del territorio, bergamasco e nazionale. Segnalata tra le dieci migliori salumerie d’Italia nelle guide de L’Espresso. Era il 1956 quando Angelo, classe 1940, iniziò a fare il piccolo «a suon di pedate nel sedere» presso il salumificio Salvetti, aperto nel 1921 a pochi passi da Piazza Vecchia. Iniziò incartando i salumi, poi imparò – grazie al suo maestro generoso e giustamente severo – a fare e affettare salsicce, cotechini e salami. «La padrona ti comandava e tu stavi zitto e lavoravi. Lo facevano per il mio bene. Mi hanno tenuto come fossi un figlio», dice Angelo con gratitudine. Nel 1971, quando i proprietari decisero di andare in pensione, non avendo figli proposero a lui di rilevare l’attività. Ormai aveva «imparato tutto il mestiere» e fece il salto.

 

 

Chi ha frequentato la sua «bottega delle meraviglie» capisce in fretta quanto sia azzeccato il suo primo nome. Il signor Angelo è un uomo garbato nelle parole e nei gesti che ripete, come un artista artigiano, da una vita intera. Sorride sempre, e nello sguardo ha la tranquillità di chi ha dedicato tempo buono a ciò che ama, con rispetto e dedizione per cose e persone. Il suo «buongiorno» è fine e accogliente, le sue mani toccano i prodotti con delicatezza, e la calma con cui si prende cura dei clienti è parte dell’incanto. Il resto lo fanno i prodotti scelti uno a uno, perché anche offrire qualità alta è una forma di rispetto per gli altri. Angelo dice che la sua maggior competenza è «il taglio di salumi e formaggi», ma ha una straordinaria capacità di ascolto dei clienti e del tempo in cui vive. Verso la fine degli anni Settanta intuì che «stava cambiando tutto», che i supermercati erano concorrenti forti e che bisognava offrire qualcosa di nuovo. Così avviò anche la gastronomia, offrendo piatti fatti in casa da portar via: casoncelli, lasagne, vitello tonnato, roast beef e verdure ripiene. La vetrina e la disposizione dei piatti hanno l’armonia di un olio su tela.

Accanto ad Angelo oggi lavorano la figlia Elena e Luca, che dice: «È bello lavorare con lui, è stato dall’altra parte e se lo ricorda!». E da ben quarantotto anni ogni giorno gli è accanto la moglie Anna, che gli rimprovera solo qualche aperitivo di troppo con gli amici di Città Alta. Lui, con aria furba e angelica, aggiunge rapido: «Lavoriamo bene insieme perché ci vogliamo bene. Non ci sono segreti, basta questo». Ogni tanto poi bisogna darsi nuovi stimoli e così a 72 anni, quando tutti gli dicevano che era tempo di fermarsi, lui ha rifatto il negozio traslocando qualche metro più in là e allestendo una grande cucina che mostra con orgoglio: «Mi sono ricaricato!». Ora, nei suoi quasi ottant’anni, Angelo conserva la meraviglia di un bambino che ogni mattino si alza con la certezza che accadranno cose belle e, pur avendo affrontato dolori e fatiche, non ha permesso che questi gli invecchiassero l’animo, perché «se lavori bene e agisci bene, onestamente, non hai paura».

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