I manicomi della storia di Bergamo

Non è importante tanto il fatto che in futuro ci siano o meno manicomi e cliniche chiuse, è importante che noi adesso abbiamo provato che si può fare diversamente, ora sappiamo che c’è un altro modo di affrontare la questione; anche senza la costrizione.
(Franco Basaglia)

 

È ricominciata l’estate di Astino, la stagione in cui con piacere si passeggia lungo la via costeggiata da filari di vite e di luppolo (questi seminascosti in verità) e aree verdi per giungere nei pressi della Cascina Mulino e dell’ingresso all’ex convento. Scalata la terrazza panoramica che guarda verso le propaggini occidentali della nostra città, o scese le antiche cantine dei monaci, ci aspettano serate dove l’orizzonte si tinge di tramonti rosati, che affascinano tutti coloro che si ritrovano in quel piccolo angolo di Toscana. La chiesa appollaiata sul vasto poggiolo della scalinata ancora beneficia dei restauri del 2015 e prosegue nel suo recupero, grazie alle graduali implementazioni di opere d’arte, restaurate e sottratte all’oblio o alle sottrazioni illegittime. Del convento, intanto, si recuperano spazi e locali, adibiti non solo alla ristorazione, ma anche ad approfondimenti di carattere espositivo. Quest’anno la mostra è dedicata a quando proprio il monastero ospitò il manicomio di Bergamo. Ma prima e dopo di Astino, quali sono stati i luoghi che hanno miseramente accolto e curato i poveri degenti, malati mentali, afflitti sicuramente oltre che nel corpo anche nell’animo?

 

Ex chiesa e ospedale della Maddalena
Via Sant’Alessandro

In epoca medievale era diffusa la Schola dei Disciplini di Santa Maria Maddalena, confraternita laica preposta alla penitenza per l’espiazione corale dei peccati, fondata nel 1236 nella chiesa dei Santi Barnaba e Lorenzino in Bergamo Alta presso Porta San Giacomo e poi trasferita dal 1336 nella chiesa di Santa Maria Maddalena in Borgo San Leonardo. Alla chiesa facevano riferimento tutte le altre compagnie della città e del contado, che nel 1720 arrivarono ad essere settanta: solo a Bergamo si ricordano i Disciplini Rossi della SS. Trinità, i Verdi di San Rocco in Broseta, i Tanè di San Lazzaro ed i Neri di San Bernardino e chissà quanti altri ancora!

Nei pressi della chiesa fu costruito nel 1352 l’ospedale per dementi e invalidi, dedicato ai confratelli malati o infermi e un locale anche «per i fatui e i frenetici non confratelli», poi definiti «stupidi et matti», che nei primi decenni del Settecento ne arriva a contare più di ottanta, tanto da decretarne il suo urgente ampliamento. Questo avvenne nel 1775 quando venne costruito il cortile porticato su quattro lati e loggiato a serliane dalla balaustra di pietra, su progetto dell’architetto Costantino Gallizioli, autore anche del primo edificio che accolse la pinacoteca del conte Giacomo Carrara in Borgo San Tomaso. Dopo la soppressione della chiesa nel 1797 l’ospedale nel 1812 divenne sede dell’orfanotrofio maschile. A partire dal 1832 tutti i degenti furono trasferiti nel nuovo sito di Astino, dove restarono fino al 1896. La chiesa ristabilita al culto e officiata fino al 1860 venne in seguito occupata da militari che la adibirono a maneggio, per poi divenire palestra per una scuola professionale.  L’edificio è di proprietà comunale e dal 2009, anno del suo recupero definitivo, utilizzata per attività culturali ed espositive.

 

Ex convento di Astino
Astino

Il convento fiorito sin dalla prima metà del XII secolo grazie ai monaci Vallombrosiani, ampliato e abbellito fino all’inizio del Settecento, venne sconsacrato dalle truppe napoleoniche nel 1797 e rimase in loro balia finché passò alla Municipalità di Bergamo, che lo destinò all’Ospedale Maggiore: questo al fine di appianarne i debiti accumulati tramite i beni e le rendite del complesso. Fu questo organismo a destinarvi i malati psichiatrici o di mente, sfrattati dalla Maddalena, che vi rimasero fino al 1892 quando venne inaugurato il nuovo nosocomio alla Clementina, poco fuori Bergamo in direzione del grosso abitato di Seriate. Da cui il detto “i macc de Seriat”!

 

Ex ospedale neuropsichiatrico
Via Borgo Palazzo, 130

Il complesso oggi è composto da 20 diversi edifici, di cui 12 sottoposti a vincolo di tutela e occupanti una vasta area di circa 9 ettari. La scelta o meglio la necessità di edificarlo, date le precarie condizioni registratesi ad Astino, risale al 1882, quando la Deputazione Provinciale di Bergamo provvede all’acquisto di alcuni terreni nella periferia sud di Bergamo. L’incarico venne affidato a Elia Fornoni, che nello stilare il progetto tenne conto dei suggerimenti di Scipione Marzocchi, psichiatra lucchese che diverrà il primo primario dell’ospedale. Furono previsti locali collettivi e sanitari a loro volta suddivisi per attività, specializzazione e sesso, con camere molto più grandi e ariose e poste in relazione con le ampie area verdi di cui si disponeva all’esterno. Il corpo principale di marcata foggia neoclassica ospitava la direzione, poi seguivano il guardaroba, le cucine e via via i locali per i malati mentali, fino a giungere sul lato opposto l’ingresso principale lungo Borgo Palazzo, dove se ne sta nascosta e isolata una deliziosa chiesina a pianta ottagonale, che a dispetto dell’intero complesso è stata costruita in stile neogotico.

La capienza massima raggiunta fu di 1200 degenti alla fine degli anni Cinquanta del XX secolo, mentre la sua chiusura e destinazione ad altro uso risale al 1978, in ottemperanza all’entrata in vigore della Legge Basaglia (nr. 180): la legge prende il nome dello psichiatra Franco Basaglia, promotore della riforma psichiatrica in Italia, che si ispirò alle idee dello psichiatra statunitense Thomas Szasz. La sua proposta di riformare l’organizzazione dell’assistenza psichiatrica ospedaliera e territoriale vide il superamento della logica manicomiale.

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