I monasteri scomparsi di Bergamo

Foto in apertura: via Sant’Orsola illuminata per il Natale

 

Incredibile pensare come Bergamo fosse costellata da monasteri e luoghi di culto di cui oggi non resta più alcuna traccia. Qualche segno resta, almeno nella toponomastica e nella memoria orale, ma nulla più. Eppure sono passati “solo” due secoli da quel maledetto editto napoleonico in cui, per convenienza, si decretava la soppressione di conventi e monasteri e la conseguente dispersione del copioso corpo di consacrati e consacrate, sciolti dai rispettivi voti e liberi di vagare senza meta nel mondo laico. Se in Città Alta tante erano le chiese, spesso di origine paleocristiana, in Città Bassa stupisce il considerevole numero dei monasteri posti a fianco di chiese o luoghi pii che nei secoli han dato rifugio a pellegrini, viandanti, poveri, meretrici, donne sole o orfane. Alcuni di questi luoghi restano “in piedi”, ma il loro sapore è mutato, tanto da renderli spesso irriconoscibili: è il caso di San Carlo dei mendicanti in via Sant’Alessandro, oggi di proprietà privata, o di San Carlo al Soccorso, oggi sede Telecom in via Tasso oppure Sant’Antonio in foris in Borgo Palazzo, oggi ridotta ad attività commerciale; destino migliore è toccato a Santa Maria Elisabetta, per decenni adibita a casa parrocchiale del Parroco di Pignolo, e Santa Maria Maddalena, che il Comune nelle passate giunte ha trasformato in uno splendido contenitore storico, sebbene il triste passato che lo annoverava tra le case preposte ad ospitare i “malati di mente”. Sorte non eccellente è toccata a Santo Spirito e a San Leonardo, di cui si fatica a riconoscerne i rispettivi chiostri, mentre meglio è andata alle Grazie in Porta Nuova, che, se anche privata di tre dei quattro dei suoi chiostri, per lo meno rende l’idea di cosa fosse quel complesso. Ma facciamo un tour inedito alla scoperta di altri monasteri scomparsi in Bergamo Bassa.

 

Sant’Antonino da Padova e il Monastero delle Madri Terziarie

Il nostro itinerario oggi corre lungo la direttrice Ovest-Est e parte da via Broseta, che a metà del suo corso si vede intersecare dalla via Sant’Antonino, a ricordo di un edificio sacro di cui nulla resta. A torto si è supposto che l’attuale casa madre delle Suore Sacramentine avesse sostituito il precedente umile edificio, ma la smentita è arrivata dalle stesse religiose e dai documenti d’archivio.

 

Sant’Orsola e il Monastero delle Madri Carmelitane

Raggiungendo l’antica Piazza della Legna e Largo Rezzara, risalendo il borgo verso Nord, ci si imbatte in via Sant’Orsola, il cui nome ricorda l’antico convento orsolino inglobato da privati prima e poi spazzato via. Ci si è convinti che lo stabile corrispondente potesse essere a metà circa del suo corso, ma l’esatta ubicazione è difficile da poter asserire con certezza.

 

Sante Agata e Lucia e il Monastero della Madri Domenicane

Approdati in Piazza Cavour, ormai è noto che l’attuale municipio, Palazzo Frizzoni, sorge sulle rovine di un bel monastero domenicano, implementatosi quando nel quartiere giunsero le monache di Santa Lucia Vecchia, già ospiti della chiesa di San Lazzaro. Di loro si ricordano i dolcetti sfornati proprio durante le festività natalizie e in occasione del culto di Santa Lucia.

 

Santa Marta e il Monastero delle Madri Domenicane

Poco appresso, un altro vastissimo appezzamento tra i più ricchi del tempo: basti pensare alle dimensioni dei suoi stabili, ai suoi chiostri e al vastissimo terreno che aveva alle sue spalle, adibito a brolo, orto e giardino; in pratica un intero isolato oggi occupato da Ubi e da abitazioni private.

 

Santa Maria degli Angeli del Paradiso e il Monastero delle Madri Servite

Infine si attraversa il Sentierone, si percorre via Tasso fino in Pignolo e poi, risalendo l’antico Borgo di Sant’Antonio, si arriva al crocicchio del Delfino per poi scendere lungo via San Tomaso ed entrare nell’attuale GAMeC. Potremmo poi procedere verso il cantiere della Montelungo, ma già sappiamo che del vecchio monastero di San Raffaele poco resta

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