Il museo più amato dai bergamaschi

Il museo più amato dai bergamaschi? Ci sono pochi dubbi. È quello di Scienze Naturali in Città Alta. È un museo che non usa mai la grancassa, che svolge con molta serietà e semplicità il suo compito. Soprattutto è un museo che sa curare bene il rapporto con il suo pubblico. Si sa, i musei di Scienze Naturali sono luoghi sempre molto affascinanti ma un po’ polverosi. Scontano una didattica e tecniche espositive che cambiano alla velocità della luce. Per il museo bergamasco questo non succede. Basta scorrere i giudizi che i visitatori scrivono volontariamente su Tripadvisor. Tanti, oltre 200, nella grande maggioranza ultrapositivi. Qual è allora il suo segreto?

 

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Di generazione in generazione. Lo si evince leggendoli: sono spesso commenti lasciati da madre o padri che hanno visitato il museo con i loro figli. E che visitandolo riscoprono un’esperienza che a loro volta avevano foto da piccoli. La forza e la magia del museo Enrico Caffi è proprio questa: essere un ponte tra le generazioni. «Ho sempre adorato questo museo sin da quando mio padre mi ci accompagnava da bambino, ed è stato emozionante riscoprirlo ora portandoci mio figlio, osservandolo mentre estasiato si aggira nei vari ambienti scoprendo animali mai visti prima o fossili conosciuti solo sui libri», racconta ad esempio Paolo. È il museo che non ti aspetti, come dice Stefano. Quello che fa impazzire i bambini anche in quest’era dominata dal virtuale. «Museo superlativo con centinaia di animali imbalsamati e reperti; bella l’idea del “museo da toccare” ideale per bambini e per non vedenti», sottolinea Valerio.

 

 

Breve storia del Caffi. Il museo Caffi ha una lunga storia, essendo nato nel 1871, anche se venne aperto al pubblico nel 1918. È il frutto di tante raccolte donate da appassionati naturalisti e studiosi bergamaschi, ma deve la sua fisionomia e la sua fortuna al sacerdote di San Pellegrino da cui ha preso il nome. Enrico Caffi era stato missionario in India. Resse per alcuni anni la cattedra di storia naturale presso l’istituto tecnico industriale di Bergamo. Donò alla città la sua raccolta di minerali e di altri oggetti scientifici e a partire dal 1923 diresse il Museo, facendolo crescere di importanza e di ricchezza di reperti. Oggi il patrimonio infatti è enorme, ben più vasto di quel che si può ammirare tra le sale.

La competente gentilezza del personale. Tra i motivi che i visitatori indicano come preferiti è anche la cortesia e l’attenzione del personale, da quello di custodia agli esperti. «Faccio una recensione sia del museo che mi è piaciuto molto, sia e soprattutto del signore che ci ha spiegato per filo e per segno come nasce una farfalla, dalle uova al bruco alla crisalide alla farfalla vera e propria. Come viene creata la seta, come viene lavorata. Un plauso grandissimo a questa persona che con tanta volontà spiega a noi “ignoranti” delle nozioni davvero interessanti», scrive Simone.

 

 

L’attenzione al pubblico e le belle idee dei dirigenti. L’attenzione al pubblico è davvero sempre preminente. Marco Valle, che è direttore dei Musei Civici e direttore dell’Istituto di Zoologia, ad esempio su Tripadvisor si prende la premura di rispondere alla notazione di una visitatrice che si chiedeva quando sarebbe stata resa visitabile la sezione di aracnidi e insetti. «La sua osservazione è pertinente», le risponde il direttore. «Con l’allestimento della sala del Capodoglio, abbiamo sacrificato quella dedicata alle farfalle. Stiamo ora studiando il uovo allestimento che comprenderà i vari gruppi di “invertebrati” e tra questi aracnidi e insetti. È prevista anche la realizzazione di un formicaio». Quanto ad Anna Paganoni, altra dirigente, qualche anno fa aveva promosso la mostra dei lavori realizzati dagli allievi dell’Atelier dell’Errore (ragazzi con disabilità cognitive): disegni straordinari di animali che dialogavano con quelli esposti nel museo.

Il Mammuth. A proposito di animali, il più amato è certamente il grande Mammuth che si incontra all’inizio del percorso. I suoi resti vennero ritrovati tra il 1905 ed il 1914, durante gli scavi effettuati in una cava di argilla presso Petosino, nei pressi di Bergamo. Questo grande mammifero visse circa 20mila anni fa. Quello che ammiriamo è la ricostruzione, perché i resti fragilissimi, in particolare le straordinarie zanne che affascinano ogni bambino, sono custoditi in zona protetta e riservata

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