Nella torre colombaia di Guzzanica
il mistero di un’antica fortezza

Da quattro generazioni vivono nella torre colombaia di Guzzanica, in via Tre Venezie, un edificio storico di grande pregio al quale la famiglia Boroni è legata da 117 anni. «Mio nonno Battista ci è venuto ad abitare con la moglie nel 1900 – racconta Fabrizio Boroni, che sta in questa particolarissima costruzione insieme alla mamma Pierina, 83 anni – Qui sono nati i loro nove figli, tra cui mio padre Tobia, scomparso lo scorso febbraio». Battista lavorava la terra per conto della Casa Pia di Ricovero, all’epoca proprietaria della torre colombaia, della villa padronale che le sorge accanto, della casa rurale, ora in parte ristrutturata, e dei campi circostanti. Anche Tobia ha seguito le orme del padre ed è rimasto a vivere nella torre con la sua Pierina e i figli Fabrizio e Agostino. «Quando ormai la maggior parte dei terreni erano stati venduti – prosegue il padrone di casa – mio padre è andato a lavorare alla Dalmine, ma la casa non l’abbiamo lasciata».

L’acquisto. Nel 1983 la famiglia Boroni compra la torre e un pezzetto di terra dove ora Fabrizio coltiva l’orto: «Vivendo qui avevamo il diritto di prelazione, ma la prima volta che i proprietari hanno chiesto a mio padre di acquistare la proprietà, lui ha rifiutato perché non aveva tutto quel denaro – spiega – Sei mesi dopo l’ultimatum, o la compri o ve ne dovete andare». «Abbiamo dovuto chiedere un prestito – aggiunge Pierina – e abbiamo dovuto ristrutturare, rendere le mura più solide».

 

Un mistero da risolvere. La particolarità di questo edificio è che, nonostante la torre sia rotonda, le stanze al suo interno sono quadrate. O meglio, i muri interni del lato nord sono dritti, mentre quelli sul lato sud seguono la forma circolare della torre, che è alta nove metri, stessa lunghezza del diametro. Ci sono tre piani e ognuno misura circa 45 metri quadrati. Dopo la ristrutturazione, la parte del sottotetto, quella che serviva per il ricovero e l’allevamento dei piccioni, è stata chiusa. Ma qual è l’origine della torre colombaia? A che epoca risale? Un mistero storico che Enzo Suardi e gli altri amici dell’Associazione Storica Dalminese stanno cercando di risolvere.

Il dubbio è che si tratti del torrione dell’antico castello di Guzzanica, dell’anno Mille, ma non vi è certezza. Nell’archivio di Stato Suardi ha trovato una pergamena datata 970 che certifica la vendita di un terreno di Guzzanica da parte del vescovo di Aquileia «In castrum de Jusianica» probabilmente un campo che faceva parte del castello medie vale. Oppure c’è un’altra versione: «Potrebbe essere la torre di una cascina fortificata – spiega Suardi – Le famiglie contadine, che erano molto numerose, spesso vivevano insieme in una corte che poi cingevano con dei muri, detti broli, che servivano per proteggersi». Gli archi che c’erano nel sottotetto, quelle aperture che consentivano a colombi e piccioni di andare e venire, potevano infatti seguire il disegno della merlatura della torre originaria.

 

Fabrizio Boroni, la madre Pierina ed Enzo Suardi

 

La ristrutturazione. Si sa che la torre fu ristrutturata o costruita insieme alla villa padronale «alla venetiana», detta Vailetta, dall’ultimo proprietario, Luigi Vailetti Salvagni, avvocato, che alla fine del 1700 le diede l’aspetto attuale. La villa passò poi di mano diverse volte, fino alla Casa Pia di Ricovero, la cui sede era situata in via Borgo Palazzo, negli edifici che attualmente ospitano l’Asl . Ora la torre è di proprietà dei Boroni, acquistata dalla Casa Pia di Ricovero per la quale lavoravano i terreni, la villa «alla venetiana» e la casa rurale sono di proprietà privata, appartengono ad altre famiglie e sono abitate.

Fabrizio ricorda quando hanno dovuto ristrutturare la colombaia e se lo ricorda bene anche Pierina: «Un giorno non trovavamo più mio marito – racconta – lo abbiamo cercato dappertutto e alla fine lo abbiamo trovato in casa che piangeva perché doveva lasciare la torre per qualche mese a causa dei lavori di ristrutturazione. Amava tanto questo posto». «Nel 1983 abbiamo tenuto solo le mura perimetrali, la torre interna è stata completamente svuotata. I pavimenti del piano terra e del primo piano erano irrecuperabili. Il cotto era molto bello, ma era stato rovinato dalla cera rossa che una volta usavano per proteggere le piastrelle. Quelle del secondo piano invece erano belle, tenute bene, così abbiamo deciso di riutilizzarle. Il muratore le ha rimosse e le ha messe appena fuori casa per poi posarle nuovamente una volta rifatta la soletta. La mattina dopo non c’erano più, le avevano rubate». Sono tante le persone che hanno dimostrato interesse all’acquisto della torre di Guzzanica. Ma i Boroni qui sono nati e qui vogliono restare.

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