Come (non) è cambiata Valtorta

Mio padre ha lasciato Valtorta nel 1963. Nei decenni successivi ci è tornato (non tante volte) essenzialmente per due motivi: fare qualche giorno di ferie nei luoghi della sua fanciullezza, dove ha molti dei suoi parenti e amici, oppure per le fiere del bestiame. Abbiamo colto l’occasione della fiera di quest’anno, sabato 17 settembre, per tornare lassù, nel luogo delle nostre radici, e respirare un po’ di aria buona. Guardandomi intorno ho visto però un paese un po’ diverso rispetto ai miei ricordi; allora ho pensato di chiedere a lui di raccontarmi quanto è cambiata Valtorta in questi 53 anni, dentro e fuori.

Le costruzioni e le strade. Negli ultimi anni Valtorta si è espansa e trasformata. Appena arrivati in paese, ci si trova davanti un grande spiazzo, dove da alcuni anni si tiene la fiera del bestiame. «Prima la fiera si faceva sotto al cimitero, appena di fianco al paese. Quando ero piccolo io, ad esempio, ricordo bene il 1956, non c’era ancora la strada che oggi porta al cimitero e poi alla Torre (via Torre, una delle tre vie del centro paese). Una volta costruita la strada, la fiera si è spostata più in su (nella zona chiamata proprio “la Torre”), in un prato abbastanza pianeggiante, dove è rimasta fino a qualche anno fa». Ulteriore novità per chi visita il paese di rado è la bella baita dell’ufficio turistico, posizionata davanti allo spiazzo menzionato. Davanti al quale sorge la torre dell’orologio, che avrà circa dieci anni.

Chiacchierando con i parenti, si scoprono i tanti altri cantieri che hanno mutato il volto del paese. La frazione Grasso fino al Duemila era silenziosa, appartata e punteggiata con poche belle case: «Qualche anno fa, quando Valtorta era diventata di moda, hanno costruito tanto e non sempre bene – ci ha detto una cugina –; ai Piani della Valtorta hanno fatto alcune case belle, ma altre piccole e ammassate. Stessa cosa qui al Grasso; troppi appartamenti, alcuni messi in belle posizioni, con viste splendide, altri meno».

Cambiano un po’ le tradizioni. La fiera, oltre a cambiare posizione, ha mutato anche la formula. Hanno aggiunto la gara di mungitura, sulla scia del campionato mondiale che quest’anno si farà a Malonno il 18 ottobre. Un organizzatore ricorda la bellezza della fiera alla Fara di Città Alta dello scorso anno. Quest’anno la supercoppa delle fiere zootecniche si farà a Serina. «La val Brembana resiste con la sua agricoltura di montagna pregevole e ben sei fiere, ma anche la scuola che dà posti di lavoro in Valle. Uno è stato richiesto i giorni scorsi, ed equivale a cento della bassa», ha detto l’organizzatore. Qualcosa insomma cambia, per adeguarsi ai tempi e rimanere un po’ competitivi.

… E altre restano uguali. Identiche sono invece le difficoltà dei mestieri, i sacrifici di ogni giorno e anche l’affidare al Signore il lavoro delle persone e la salute degli animali, come ha detto il parroco. Aggiunge poi il sindaco Busi: «Valtorta è il paese del formaggio, ma non dico quanto costa; dobbiamo essere orgogliosi di questo». In questo senso il tempo non può scalfirla, anzi, può solo gratificarne le prelibatezze. L’emblema è l’Abramo, «un po’ l’artefice del formai del Camisöl» secondo Piero Busi.

Nel cuore delle persone. I tanti cambiamenti esteriori non intaccano però i sentimenti. È rimasta uguale la passione nel parlare di vacche, di fieno e tutto il resto. Ad esempio tra mio papà e un suo cugino di Valtorta, che vede ogni anno o due, l’ordine di idee e gli argomenti di dialogo sono sempre quelli di una volta: «Sei qui per comprare o vendere vacche?», esordisce il cugino. C’è un amore enorme nei confronti degli animali. Sembra che questa passione resista pure nei figli, anche di quelli che si sono spostati in pianura. I figli piccoli di un altro cugino di mio padre cercano, in tre, di spostare una mucca, tirandola con la corda. La speranza sono i bambini, è indubbio; uno cerca di mettere una fune sul muso di una vitella, con l’aiuto del fratellino ancora più piccolo. Un altro bimbo fa un giro su un pony. A conferma di questo sentimento degli adulti (per non dire anziani) verso le nuove generazioni, arriva l’auspicio dell’ex ministro Pandolfi, ospite d’eccezione del sindaco Busi: «Vi auguro che le cose vadano avanti con i giovani!».

 

vincitore-luca-regazzoni

 

La genetica e il tempo. Durante la premiazione si nota un’altra cosa che non cambia: i cognomi, la genetica, il sangue. Si sentono chiamare: Annovazzi Angelo, Annovazzi Stefano, Busi Domenico, Busi Silvano, Regazzoni Augusto, Regazzoni Fernanda, Regazzoni Luca. La comunità resta quella di sempre, questo microcosmo viene preservato anche da una vocazione scritta nella genetica. Infine, ci sono altre cose che restano uguali, ma è lo sguardo che le osserva a cambiare: «La Costa (un’altra frazione, ndr) è su bella in piedi, me la ricordavo più in piano», dice mio padre; un suo cugino gli risponde dicendo che «rampegava» così già una volta, ma quando ti abitui alla pianura, tutto sembra più ripido.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.