La nuova via per raggiungere Astino

C’è un nuovo modo per raggiungere Astino, inaugurato poco più di un mese fa: è il percorso “Laudato sì” che dalla Chiesa della Natività di Maria (comunemente nota come Madonna del Bosco) conduce direttamente alla Cascina Mulino e a pochi passi dall’accesso all’ex convento di Astino. Trattasi di una pista ciclopedonale lunga poco più di un chilometro che in origine costituiva semplicemente una strada di servizio per i campi attorno, gli stessi che si dispiegano tuttora ai lati del percorso selciato. È davvero piacevole imboccarla, perché si trova tra il bosco dell’Allegrezza a sinistra e la radura a destra e poi risale la costa dei colli di Bergamo da San Vigilio alla Benaglia.

 

CHIESA MADONNA DEL BOSCO

Una prima cappella risale al 1615 per volere degli abitanti della Valle d’Astino, mentre l’attuale è opera del capomastro Giuseppe Gamba di Sombreno ed è datata 1762. La chiesa, che pare non venne mai consacrata, diviene parrocchia solo nel 1925, rendendosi autonoma sia da quella di Longuelo che da quella di Borgo Canale. Tra i dipinti antichi, quelli di pregio sono opera di Francesco Zucco (1626) e Sebastiano Cima (1635), mentre a oggi ignoto resta l’autore della pala dell’altare maggiore. Le quattro tele ai lati sono di Gaetano Peverada di Ponte San Pietro (XVIII secolo), così come la Via Crucis, e per la tazza della cupola si fa il nome di Giacomo Gritti (1912). Le opere più moderne si collocano per lo più all’interno degli anni Cinquanta del Novecento e sono delle ditte Arrigoni (pavimento), Taramelli e Cornali (tinteggiatura e indoratura), Taragni (vetrate), Comana (incrostazione delle lesene e altare maggiore). L’organo è un Serassi del primo Ottocento.

 

LA PISTA LAUDATO SI’

Il progettista è l’architetto Maurizio Ronzoni e il nuovo percorso «rientra nei progetti facenti parte dell’Accordo di Programma finalizzato alla ridefinizione delle destinazioni urbanistiche, delle modalità d’uso e degli interventi sul compendio immobiliare del Monastero di Astino, sottoscritto da Regione Lombardia, Provincia di Bergamo, Parco dei Colli di Bergamo, Fondazione Mia e Società Valle Astino srl», che ne ha sostenuto i costi. Ma nonostante la compartecipazione di tutti questi soggetti altisonanti, la pista è di fruizione pubblica «in seguito all’atto unilaterale d’obbligo che Fondazione Mia e Valle d’Astino srl hanno sottoscritto verso il Comune di Bergamo». Lasciata alle spalle la chiesa “del Bosco”, si scende per un primo tratto asfaltato, fino a che, superato un ponte ligneo che guada un ruscello, s’incontra l’inizio del tracciato vero e proprio. Dirimpetto, appare tra le alberature un antico rudere (il castello dell’Allegrezza), mentre appena piegato sulla destra inconfondibili sono le falangi dei colli punteggiate da cipressi. In lontananza fa capolino la Torre di Astino, posta all’imbocco della via omonima, mentre all’opposto svetta dalla sua morbida cima San Vigilio con alla base Astino. Da questa prospettiva si colgono anche i terrazzamenti erbosi e coltivati, finché non si giunge all’Orto sociale (Ortinsema), il cui cartello recita: «Ortinsema è un orto condiviso per avvicinare le persone a riscoprire i valori dello stare insieme e del lavorare serenamente nella natura. Dietro al progetto c’è una collaborazione tra un gruppo di amici e una cooperativa agricola, amanti della natura e vogliosi di rendersi utili non solo per il gruppo, ma anche per tutta quella comunità che si vuole ritagliare del tempo tra lavoro, famiglia e interessi personali, condividendo dei momenti insieme, conoscendosi ed imparando a lavorare con allegria e spirito di collaborazione». Infine, prima di terminare il tratto, si possono trovare delle utili indicazioni scritte su pannelli, che specificano quali verdure mangiare a seconda che si soffra di diabete, scoagulazione, anemia, stipsi.

 

IL COMPLESSO DI ASTINO

Tanto si è già detto e scritto di questo splendido luogo, che ha recuperato il suo antico sapore a partire dal 2007: dalla scalinata della chiesa fino alla facciata – asimmetrica al cui porticato quattrocentesco si sovrappone l’opera settecentesca – dagli affreschi superstiti lungo la navata fino alle opere disperse e in parre parzialmente recuperate, dagli altari al coro e alla cassa dell’organo lignea. I lavabi in arenaria della sacrestia e dell’anti-refettorio paiono appena scolati, così come si avverte la presenza mesta e silenziosa dei monaci che percorrono scale e corridoi interni, fino a giungere al refettorio e al chiostro. Le cantine per ora non sono visibili a causa dei lavori in corso, ma fino alla fine del mese sarà ancora possibile cenare sia all’interno della corte che sulla terrazza e visitare la bella mostra tematica che occupa i locali del lato occidentale del chiostro.

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