Oltre il cancello di Palazzo Terzi
Storia e fotografie di una meraviglia

[Foto di Antonio Milesi. Tutti gli scatti sono stati concessi in esclusiva a BergamoPost: non è autorizzata la loro riproduzione.]

 

Per rendere Palazzo Terzi ciò che è, ovvero la preziosa residenza degna di una delle famiglie più importanti del territorio, fu necessario quasi un secolo di lavori, fra acquisizioni, abbellimenti e soluzioni tecniche. La storia di questa dimora, oggi aperta al pubblico in occasione di visite guidate, cene, meeting e servizi fotografici, affonda le sue radici in quella di Bergamo e ogni porta apre alla scoperta di una vicenda indimenticabile.

La nobile casata dei Terzi. I Terzi vantano infatti antenati illustri fin dal XII secolo: Guido Terzi fu Vicario imperiale e Capitano generale di Federico II. Ottobono Terzi fu Capitano di Gian Galeazzo Visconti, tenne la Signoria di Parma, Piacenza e Reggio acquisendo i titoli di Conte e Marchese prima di essere assassinato a tradimento nel 1409. Alberto Terzi fu eletto Vescovo di Bergamo nel 1242. Giroldo Terzi divenne arciprete a Clusone nel 1272. E Giovanni Terzi partecipò al Concilio di Trento. Non ultimo Giuseppe Terzi che, partito per la campagna di Russia con Napoleone, fondò l’ateneo di scienze, lettere ed arti di Bergamo.

 

 

I Terzi sono originari della Valle Cavallina, precisamente di un piccolo borgo ora integrato in Borgo di Terzo, e sono un’antica famiglia nobile che già intorno al Mille possedeva nel bergamasco castelli e feudi. La storia li vuole ghibellini e fedeli al Sacro Romano Impero sino alla sua dissoluzione. A quel tempo, la zona della Val Cavallina era strategicamente importante per le comunicazioni fra l’Italia e la Germania. Da lì gli imperatori scendevano per raggiungere il territorio lombardo e avevano interesse a individuare in questa zona una famiglia potente che potesse garantire loro un passaggio sicuro. I Terzi erano coloro che potevano garantire questa soluzione, perché proprio in Val Cavallina avevano diversi  possedimenti – i castelli di Terzo, di Berzo, di Grone e di Monasterolo.

In questo modo consolidarono il loro potere, ma non la loro solidità dinastica che fu incrinata da una lotta intestina fra due fazioni della stessa famiglia. Lo scontro fratricida si concluse nel 1248 con la firma di un trattato di pace che definì le rispettive aree di influenza, anche se le battaglie causarono la diaspora della famiglia. Pur riuscendo a risolvere lo scontro interno e a restare in suolo bergamasco, infatti, alcuni rami dei Terzi se ne andarono radicandosi con successo a Parma, Napoli, Brescia e Trescore.

La lunga costruzione di Palazzo Terzi. La storia della famiglia, il livello di successo raggiunto e il rango sociale dei suoi membri richiedevano una residenza degna dell’immagine conquistata. Come altre famiglie dell’aristocrazia locale, il terreno ideale in cui iniziare la costruzione di un palazzo di rappresentanza era Città Alta, ma la particolare esiguità degli spazi edificabili la rendeva anche un’area di non facile soluzione. Per questo motivo la costruzione di Palazzo Terzi si scontrò con alcuni problemi tecnici e richiese quasi un secolo di lavori prima di potersi dire completata.

L’edificio, infatti, è stretto da un lato dal parco di Palazzo Recuperati, mentre su quello opposto è condizionato dal limite della rocca sulla quale sorge la Città Alta, al sommo di una pendenza parecchio scoscesa. Questa particolare ubicazione non impedì ai Terzi di predisporre nel tempo un giardino distribuito sui vari livelli del terreno, né di risolvere l’ampliamento della piazza antistante su progetto prima del Caniana e poi dell’architetto Filippo Alessandri. Nel cortile si trova la nicchia con al centro la statua allegorica dell’Architettura, sormontata da due puttini che rappresentano la Primavera e l’Estate, mentre altri due sulla facciata rappresentano Autunno e Inverno.

 

palazzo terzi foto devid rotasperti (3)

 [Foto di Devid Rotasperti]

 

La prima fase della costruzione del palazzo coincise con le nozze fra il marchese Luigi Terzi e la giovanissima Paola Roncalli nel 1631, che realizzarono la facciata e l’ala meridionale della dimora. Fino agli anni Settanta, le stanze di quest’ala furono oggetto di svariati interventi eseguiti da mani diverse. La seconda fase dei lavori, preceduta da una serie di acquisizioni immobiliari corrispondenti alla parte settentrionale dell’edificio, ebbe inizio un secolo dopo, nel 1747, in occasione del matrimonio fra il marchese Gerolamo Terzi e Giulia Alessandri.

Il palazzo è caratterizzato da un cortile-terrazzo che domina la pianura su cui è aperto un atrio colonnato. È ricco di opere plastiche, realizzate dal poliedrico e celebre scultore Giovanni Antonio Sanz, che ha dato forma alla volontà dei committenti di rendere più preziosa ed esclusiva la celebrazione della casata, arricchendola di attributi e connotazioni. Se nel Seicento a prevalere era il bisogno esclusivo di affermazione, presente sia all’esterno che all’interno dell’edificio con la profusione di motivi araldici, un secolo più tardi i Terzi si adeguarono alle nuove tendenze, mostrando un’idea di cultura più varia e sofisticata che troverà nella creazione di ambienti interni intimisti, stupefacenti ed unici per eccellenza, la sua cifra espressiva più convincente. Scopriamo ora tutta la bellezza di questa dimora, sala per sala.

 

Gran Salone

Gran Salone (4)

Questo imponente salone è costruito sull’altezza di due piani e intorno ad esso ruotano le altre sale. Gli affreschi del soffitto narrano gli episodi dell’Antico Testamento, mentre i dipinti alle pareti hanno un tema comune, ovvero la celebrazione delle virtù dell’amore coniugale, filiale e materno, in esaltazione del matrimonio del marchese Luigi Terzi con la contessa Paola Roncalli.

 

Sala Rossa

Sala Rossa (2)

La sala prende il nome dalla tappezzeria di damasco rosso che la caratterizza. Gli affreschi del soffitto sono stati eseguiti nel Seicento da Cristoforo Storer, mentre gli arredi risalgono al Settecento: specchiere, consolle (dei Fantoni), porte stuccate.

 

Sala del Soprarizzo

Sala del Soprarizzo (2)

Questa stanza è ricca di storia: proprio qui fu nascosta, al ritorno degli Austriaci, la bandiera tricolore della Guardia Nazionale di Bergamo Alta, che nel 1862 la marchesa Maria Terzi Caumont de la Force, vedova del marchese Luigi (che, con Gabriele Camozzi, fondò la Guardia Nazionale) consegnò all’allora Sindaco della città. Una vicenda storica meravigliosamente incorniciata dal pavimento in legno, intarsiato su disegno del Caniana.

 

Sala del Tiepolo

Sala del Tiepolo

Una delle più note e conosciute del palazzo, che conserva un dipinto attribuito al Tiepolo.

 

Salottino degli Specchi

Sala degli specchi tg

Questa sala rappresenta una commistione di stili e personalità convergenti: il soffitto, affrescato dallo Storer nel Seicento, venne adornato un secolo dopo da stucchi dorati e da un elegante sistema di specchi, che, in puro stile Barocco, si riflettono l’un l’altro lungo l’intera sala. A completare il capolavoro il pavimento a tarsie policrome di legni rari del Caniana.
Gli artisti del palazzo. Il Tiepolo e il Caniana restano sicuramente i nomi più celebri che la famiglia può vantare di aver coinvolto nella decorazione della propria dimora. Ma altri nomi si legano a doppia mandata alla storia bergamasca. All’inizio degli anni Quaranta, Luigi Terzi convocò Cristoforo Storer, un pittore del lago di Costanza formatosi presso la bottega milanese di Ercole Procaccini il giovane. Storer realizzò gli affreschi raffiguranti l’Astronomia, i Quattro elementi e le Quattro parti della Terra nel Salottino degli Specchi e quelli risalenti al 1645 nella Sala rossa (poi, proprio grazie alla mediazione del committente, avrebbe in seguito lavorato nella Basilica di Santa Maria Maggiore). Altro nome importante è quello dei Sala, famiglia di stuccatori luganesi, attivi in quegli anni nei principali cantieri cittadini seguiti, fra gli altri, dai Terzi (in particolare quello della MIA). Oltre a loro, Cristoforo Tencalla che dipinse l’aurora nella sala del Soprarizzo, Domenico Ghislandi (padre di Frà Galgario) ed i fratelli ticinesi Camuzio che decorarono il salottino della musica.

Tanti ospiti illustri. Una curiosità sul palazzo riguarda la visita casuale che vi fece Hermann Hesse. Uno dei primi turisti approdati a Bergamo, andando in giro per l’antica città giunse nella piazzetta Terzi per caso. Era l’estate del 1913 e, seguendo i vicoli che si diramano da Piazza Vecchia, capitò in «uno degli angoli più belli d’Italia, una delle molte piccole sorprese e gioie per le quali vale la pena di viaggiare». Si trovava nella piazzetta Terzi. Attraverso il portone del palazzo «si scorgeva un cortile con piante e una lanterna, oltre il quale due grandi statue e un’elegante balaustra si stagliavano nitidi, in un’atmosfera trasognata, evocando, in quell’angolo stretto tra i muri, il presagio dell’infinita lontananza e vastità dell’aere sopra la pianura del Po». Oltre al celebre premio Nobel, il palazzo ospitò ben due imperatori dell’Impero austroungarico: Francesco II reduce da Milano e Ferdinando I, nel settembre del 1838.

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