Una passeggiata alla scoperta
dell’antica e poco nota Lemine

Pochi conoscono questi luoghi a pochi chilometri da Bergamo, ed è un vero peccato. Con questa passeggiata vi portiamo alla scoperta dell’antica Lemine e della sua storia grazie a un percorso ad anello facile e accessibile a tutti, che si snoda tra i paesi di Almenno San Bartolomeo e Almenno San Salvatore. Due passi nella bassa Valle Imagna lungo un itinerario alla scoperta dei capolavori del Romanico, tra i colori e i profumi della primavera che, proprio in questi giorni, sta prendendo il sopravvento.

 

[Il Santuario della Madonna del Castello, nostro punto di partenza]

 

La storia dell’antica Lemine. Nel Medioevo il toponimo di Lemine copriva un vasto comprensorio territoriale a occidente del fiume Brembo; una zona che, nel corso dei secoli, fu sede del villaggio romano conosciuto come “Vicus Lemennis”. Un confine delimitato a oriente dalla sponda del Brembo, a settentrione dell’attuale Val Taleggio, a occidente da una linea della sponda orientale dell’Adda e a meridione dal territorio di Brembate Sopra. Dalle tribù di origine celtica ai Romani, ai Longobardi, al dominio Franco, fino all’età signorile, il territorio di Lemine ha mantenuto un ruolo predominate sul nostro territorio. Poi, dal 1601, diverrà ufficiale la divisione nei comuni di Almenno San Salvatore e Almenno San Bartolomeo.

Il percorso. La nostra passeggiata vede il suo via da Almenno San Salvatore, presso il sagrato della Madonna del Castello (m.280). La storia ci invita a soffermarci per alcuni minuti, ancora prima di partire. Il santuario, proprio come ricorda il nome, ospitava un antico castello costruito tra il IX e il X secolo, distrutto dalla Repubblica di Venezia nel 1443. Fiancheggiando la chiesa, sul lato meridionale è ancora visibile una parte del muro perimetrale affacciato sulle sponde del Brembo. Il santuario è una sovrapposizione di più edifici storici e di epoche differenti, che tra simboli, capitelli e statue riporta ad alcuni grandi temi, come la lotta tra il bene e il male. Lasciamo la struttura e proseguiamo in direzione sud imboccando vicolo del Santuario e, successivamente, via Ponte della Regina, dedicata al famoso (e misterioso) ponte posto lungo l’antica via romana Bergomun-Comum. Presso il fiume Brembo sono ancora visibili i resti di questo manufatto, crollato il 30 agosto 1493. Raggiungiamo la contrada di Cà Grazioli, che superiamo, e imbocchiamo una sterrata che diventa dopo pochi metri sentiero. Questo è sempre ben segnalato e riporta il segnavia CAI 14. Tra bellissimi scorci raggiungiamo i resti della Porta di Ronco (XII secolo), per scendere velocemente in direzione dell’abitato di Molina, antica zona industriale fortificata e un tempo di proprietà del vescovo di Bergamo, dove erano presenti mulini ad acqua, un torchio per produrre l’olio, un maglio per lavorare il ferro, una segherie e una fornace.

La rotonda di San Tomè. Continuiamo lasciando la bella contrada alle nostre spalle e imboccando una piccola strada che sale presso i resti di una seconda antica porta. Il sentiero prosegue fino all’altezza dell’edicola dedicata alla Madonna Addolorata, dove pieghiamo a sinistra scendendo in direzione del Ponte del Tornago, o “Pùt Tarchì”, altra bella struttura risalente al XII secolo e costruita sopra la forra del torrente omonimo, punto di confine tra i due Almenno. Risaliamo l’evidente sentiero e in pochi minuti raggiungiamo la rotonda di San Tomè, una delle chiese romaniche più belle e famose di tutta la Lombardia. Anche se la struttura odierna risale al XII secolo, si presuppone che le sue origini siano ben più antiche, tesi supportata dalle recenti ricerche che hanno confermato l’esistenza di altre opere, utilizzate per la costruzione dell’attuale tempio. Una pausa per ammirare l’edificio è d’obbligo.

La Chiesa di San Nicola. Recuperate le energie possiamo riprendere il cammino e, attraversata la SP175, percorriamo via Strada della Regina che in pochi minuti scende al “Put de la Noca” e risale subito dopo la via omonima. Tra vigneti e panorami sull’Albenza, raggiungiamo l’edicola di San Nicola (m.325) e le antiche “Case della Porta”, contrade tra le meglio conservate di Almenno San Salvatore. Prendendo la strada alta, possiamo raggiungere la chiesa e il monastero attiguo risalente al 1400, un tempo convento di frati agostiniani e oggi in ristrutturazione. Numerose opere d’arte sono racchiuse tra queste mura, come le statue della Madonna della Consolazione, quelle di San Nicola e Sant’Agostino e il cinquecentesco organo Antegnati.

 

[La chiesa di San Giorgio]

 

La chiesa di San Giorgio. L’itinerario scende nuovamente in direzione della Case della Porta e, tra bellissimi vigneti, percorriamo via delle Corne Buse che, con alcuni tornanti, conduce in via Dante Alighieri. Una breve discesa ci porta alla Madonna del Rosario e, successivamente, lungo via Borgo antico, alla Chiesa Romanica di San Giorgio (m.280). L’edificio, costruito attorno al XII secolo, si caratterizza per la posizione isolata dove un tempo sorgeva Lemine Inferiore. In origine la chiesa era completamente affrescata con opere del XII e XIII secolo. Vista anche questa perla bergamasca possiamo concludere la nostra passeggiata costeggiando il lato meridionale della chiesa. Una stradella lascerà presto il posto all’asfalto di via Ospedaletto e via Carducci, che in pochi minuti ci riporterà al Santuario della Madonna del Castello, nostro punto di partenza.

Conclusioni. Il percorso ad anello descritto è accessibile a tutti in ogni stagione dell’anno. Sempre ben segnalato, è perfetto per famiglie e bambini, permettendo con pochi sforzi di compiere una passeggiata tra la storia bergamasca, riscoprendo angoli suggestivi nascosti a due passi da casa, come le caratteristiche Case della Porta. Il percorso copre i 7 km di cammino e i 200 metri di dislivello positivo, per un totale di circa due ore di passeggiata escluse le soste per visitare i luoghi storici presenti sul percorso.

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