Passeggiata in Val del Riso
tra colori d’autunno e bivacchi

Una passeggiata facile e adatta a tutti. Possiamo definire così questo itinerario, spettacolare in questo periodo dell’anno per i suoi colori, per le prime pozze d’acqua gelata che riflettono le montagne circostanti e per i camosci, che in questa zona poco frequentata sono di casa. Il percorso vede il suo via al limitare della Val Seriana, a Chignolo, frazione di Gorno. Imboccata la strada in direzione di quest’ultimo la troviamo completamente bianca, ricoperta da un leggero strato di ghiaccio. Le prime, poste al limitare del paese, in questi mesi dell’anno non godono quasi mai della luce del sole. Il fiume omonimo che scorre sottostante alla strada ne è una prova, regalando infatti scorci di ghiaccio!

 

 

Un sentiero tra i colori autunnali. Se siamo fortunati possiamo parcheggiare l’auto nei pochi posteggi presenti nella piazzetta della chiesa di Chignolo d’Oneta. Il sentiero che ci guiderà alla scoperta di quest’angolo della Val del Riso parte poco oltre, marchiato dal segnavia CAI 526. Si sale inizialmente su mulattiera, costeggiando le ultime case del paese (mt. 830 circa). Dopo un primo strappo il sentiero prosegue con saliscendi nel bosco e paesaggi che si aprono come finestre tra gli spogli alberi autunnali, mostrando cartoline sulla Val Seriana. Siamo sotto le pendici nord-occidentali del dimenticato Pizzo Castello, cosi conosciuto dai pastori del luogo. Poco oltre si stacca il sentiero 526b, che in circa un’ora di cammino conduce al Passo della Crocetta e al santuario della Madonna del Frassino. Quest’ultimo, per chi volesse compiere una deviazione, è ricco di opere d’arte significative, quali affreschi, sculture, quadri e arredi che colpiscono per l’alto livello, frutto del talento di tanti artigiani che hanno dato il loro contributo al decoro del santuario.

Il primo bivacco. Noi continuiamo sul nostro percorso, a prescindere o meno dalla nostra scelta se visitare la Madonna del Frassino. Superiamo una piccola santella e il sentiero inizia a salire alla nostra sinistra, abbandonando la carrareccia e assumendo le caratteristiche a cui ogni escursionista è abituato. Con pendenza costante superiamo alcuni costoni immersi in una faggeta, in alcuni tratti ghiacciata e completamente all’oscuro dai raggi solari. Attraversiamo a mezza costa una valletta con capanno di caccia e continuiamo sul sentiero, in alcuni tratti poco visibile e coperto dalle foglie, fino a raggiungere le pendici del vicino monte Secretondo e in breve il Bivacco la Plana (m.1235). È situato tra i boschi del versante sud-orientale del Monte Alben, ottenuto dalla ristrutturazione di una vecchia cascina riassestata a bivacco. Una porticina conduce al locale cucina contenente tavoli, panche, un camino, una stufa a legna, un fornello con bombola e un lavandino. Una porta chiusa, sulla quale è appesa una cassetta per la raccolta delle offerte, conduce verso un altro locale, privato. All’esterno troviamo una scala che porta al piano superiore e al locale notturno, chiuso. A destra invece un ampio porticato con tavole, panche e l’occorrente per cucinare alla griglia invoglia a qualche minuto di pausa.

Il secondo bivacco. Recuperate le energie possiamo riprendere il nostro sentiero, che prosegue lasciandosi alle spalle la baita. Risaliamo con un poco di fatica il pendio, che anche in questo tratto presenta alcuni punti ghiacciati, fino a raggiungere un colletto, punto di congiunzione con il sentiero CAI 530 proveniente da Vertova. In breve sbuchiamo dal bosco e raggiungiamo le belle e ripidi pareti dell’Alben, che con alcuni ultimi saliscendi ci conduce al Passo Pradaccio e al Bivacco Testa (m.1455), a cavallo tra la Val Vertova e la Val del Riso. Il bivacco è una bellissima e solida costruzione in pietra a due piani, adagiata tra gli alberi e i torrioni della montagna. Al piano superiore c’è un locale ben arredato, contenente un camino con della legna da ardere, un fornello, un tavolo e delle panche. Una porta interna conduce nel dormitorio con sei posti letto ed è chiusa a chiave. Per pernottare al bivacco è necessario contattare il Gruppo Alpinistico Vertovese.

Conclusioni. Il percorso è molto bello e suggestivo. Nel primo tratto l’escursionista viene accompagnato nel bosco di frassini e faggi, fino a sbucare, nel tratto finale, tra i torrioni antecedenti al Monte Alben. Il tutto con un bellissimo panorama sulle Orobie seriane, l’abitato di Clusone e la Presolana. Nonostante la bassa quota il tracciato si sviluppa prevalentemente all’ombra, restando durante la stagione invernale, anche in assenza di neve, ghiacciato per alcuni tratti. Si consigliano i ramponi (che durante la stagione invernale non dovrebbero mai mancare nello zaino di un’escursionista) e un’adeguata informazione sulle condizioni meteo e lo stai dei sentieri, consultabile sul sito del CAI di Bergamo. Per raggiungere il Bivacco Plana serve poco più di un’ora di cammino, se vogliamo raggiungere il Bivacco Testa dobbiamo aggiungere un’altra ora. Il ritorno avviene sul percorso comune all’andata e copre un dislivello positivo di 850 metri per una lunghezza complessiva (andata e ritorno) di circa 12 chilometri. Questi bivacchi, entrambi bellissimi e attrezzati di tutto punto, sono lasciati anche alla cura, alla buona educazione e sopratutto al rispetto dell’escursionista di passaggio.

La Val del Riso, Gorno e Chignolo d’Oneta. La Valle del Riso è una diramazione occidentale della Val Seriana. È ricchissima di acqua e percorsa dal torrente Riso, in cui confluiscono numerosi torrenti minori. Inizia dal colle di Zambla, che la divide dalla val Serina, in un suggestivo scenario montuoso incastonato tra il monte Alben ed il monte Arera. Già in epoca romana era stata interessata da primi insediamenti, dovuti alla scoperta delle numerose miniere per l’estrazione di zinco e piombo. Dopo il declino dell’impero romano le miniere ebbero un notevole rilancio in epoca medievale, fino a raggiungere l’apice dell’importanza e della produzione nei primi decenni del Novecento. Gorno è situato nella parte inferiore della Val del Riso. All’interno del territorio comunale sono numerose sia le testimonianze storico-culturali che naturalistiche. Tra queste meritano una visita la chiesa parrocchiale di San Martino di Tours, la Chiesa della Madonna delle Grazie, la Chiesa di San Mauro, le fontane, i lavatoi e i suoi borghi antichi. La frazione di Chignolo sorge in posizione panoramica a 830 metri di quota. L’abitato poggia su di un pendio che volge lo sguardo a oriente, mentre alle sue spalle si stagliano le imponenti pareti del monte Alben. Da visitare la Chiesa, costruita nel 1600.

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