Clusone Jazz, una cosa bella

Venerdì 20 giugno è iniziata la 34esima edizione del Clusone Jazz Festival. Quest’anno a dirigere la manifestazione c’è il nuovo presidente Gianni Facchini, mentre alla direzione artistica, Gaetano Bordogna subentra a Livio Testa. Un normale avvicendamento all’interno di un gruppo che da anni segue sempre la stessa direzione: «Fino a quando si suonerà buona musica, Clusone Jazz ci sarà».
Il Festival è iniziato da Finale Ligure. Con cui quest’anno ha rinnovato, per la decima volta, il sodalizio. Nella serata di venerdì 20 giugno si è festeggiata proprio questa collaborazione, a Finalborgo, con un video che racconta il jazz, tra Bergamo e Liguria. Dopo un week end al mare, il Festival tornerà, il 18 luglio, in territorio bergamasco: prima a Darfo Boario Terme, poi a Costa Volpino, Pisogne, Clusone, Ardesio e Castione della Presolana. Un’estate musicale che animerà la Valle Seriana e la Val Camonica fino al 3 agosto. All’insegna di una ricerca sperimentale e innovativa.

Chi lo organizza. Nonostante questo Festival esista da 34 anni e si collochi nella top ten dei festival jazz italiani, chi lo progetta e se ne cura non è molto conosciuto. «Siamo montanari», dice caparbio e appassionato il presidente Gianni Facchini. Dietro al Clusone Jazz Festival c’è un’associazione culturale senza scopo di lucro che conta una trentina di soci. Il tutto nasce nel 1980 dallo slancio entusiastico di alcuni appassionati di musica in generale e di jazz in particolare che, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Clusone, organizzano la prima rassegna. Dopo un anno, viene creato un vero e proprio organismo: i soci fondatori sono Eugenio Ferrari, autore delle fotografie del Festival; Paolo Poletti, segretario generale e vero motore della manifestazione; Gianni Facchini, attuale presidente; Angelo Savoldelli, Franca Novelli e Livio Testa. Da allora il Clusone Jazz è stata una storia di successi e riconoscimenti da parte della critica e della stampa specializzata: una su tutte, la premiazione di Livio Testa, storico direttore artistico della rassegna, al quale la rivista JAZZIT ha assegnato il 3° posto tra i migliori organizzatori. E che, nel novembre 2013, ha lasciato il Clusone Jazz, evidenziando in una serie di interviste le enormi difficoltà di questo universo musicale, sia da un punto di vista delle sponsorizzazioni che del ricambio generazionale.

Se mancano gli sponsor, ci pensano i soci. Ogni anno ci lavorano, a livello volontario, 30 soci. Sono persone di provenienza professionale e geografica diversa (non più solo clusonesi) appassionate di musica e di jazz. Oggi come allora l’intento è quello di promuovere la musica di qualità e la ricerca avanguardistica creando qualcosa che nasca dalla passione dei singoli piuttosto che da una regia istituzionale: ecco cosa differenzia questa realtà da altre del panorama locale e nazionale. Ogni socio del Clusone Jazz, infatti, è consapevole che, qualora le sponsorizzazioni non coprissero le spese, bisogna mettere mano al portafogli.

I successi. Il successo cresce, non solo nel pubblico che aumenta, ma anche nelle richieste di collaborazione. Gli spettatori sono passati da circa 350 a concerto a punte di 500 – 600 spettatori a serata e non bisogna dimenticare che si tratta di performance gratuite al pubblico. Allo stesso modo aumentano le collaborazioni non solo con i paesi del territorio, ma anche a livello nazionale (prima fra tutti Finale Ligure) e internazionale. Proprio in queste settimane il Clusone Jazz è stato chiamato a partecipare alla costruzione di un progetto culturale europeo che coinvolge l’intera Macro Regione Alpina, dalla penisola iberica alla Svizzera.

La riscoperta dei luoghi. Clusone Jazz Festival non è solo una rassegna musicale, ma è anche l’occasione per riscoprire le piazze e i monumenti di alcuni paesi del territorio orobico, luoghi che diventano naturali scenografie della performance musicale. I concerti si terranno nella chiesa sconsacrata di S. Barnaba a Darfo Boario Terme, trasformata in un auditorium con 400 posti, nella chiesa di S. Ambrogio a Costa Volpino, nel centro storico di Pisogne. A Clusone, gli spettacoli avranno luogo nell’Oratorio dei Disciplini, nella Piazza dell’Orologio, nella corte di Sant’Anna e al Museo Arte Tempo. Ardesio e Bratto apriranno invece i loro centri storici e le loro vie.

La storia del Festival. Il Festival nasce nel 1980, a Clusone (e nelle città del territorio vicino, per assicurarsi un discreto afflusso di pubblico). La rassegna non si occupa solo dei concerti e ogni anno promuove progetti speciali, produzioni discografiche mostre e presentazioni editoriali. Il suo cartellone raccoglie le tendenze più interessanti sul piano nazionale e internazionale, con un’attenzione particolare alla ricchezza di situazioni musicali offerta dal territorio bergamasco e lombardo in generale.

Due parole sul Jazz. Nell’immaginario collettivo il jazz è una sola cosa: lo stile che nasce dalla musica afroamericana, affondando le sue radici nel grande universo multietnico e creativo degli Stati Uniti e delle molteplici razze che animano il continente nord americano. In realtà, il jazz è molto di più. Basta guardare la definizione che ne dà Wikipedia: «Il jazz è una forma musicale contemporanea, di cui l’improvvisazione costituisce la caratteristica fondamentale». Contemporanea è la parola chiave, dunque, per capire perché, in Italia, il panorama jazzistico, nonostante le generalizzate difficoltà economiche in cui versano tutte le correnti artistiche, è vitale e innovativo. Una ricchezza di proposte che nasce da giovani musicisti, da collettivi artistici e da nomi storici. Anche il pubblico non è più composto soltanto dai nostalgici dello swing, ma da tanti nuovi giovani appassionati delle sperimentazioni più estreme di uno stile che permette interazioni con tutti i generi, dal rock alla classica, al folklore e al funky.