La Popolare di Bergamo svetta
(cioè i numeri all’interno di Ubi)

Ubi banca deve molto alla Popolare di Bergamo e sono i numeri a dimostrarlo. Martedì 10 febbraio i vertici dell’istituto popolare orobico hanno infatti presentato alla stampa i risultati del 2014, risultati assolutamente positivi che dimostrano l’importanza di questa banca nel tessuto economico locale. Punto di partenza sono stati i 139 milioni di euro di utili portati nelle casse di Ubi su un totale del gruppo di 251 milioni. La Popolare di Bergamo è dunque l’indiscussa ammiraglia di Ubi e il 2014 non ha fatto altro che confermarlo.

Numeri in crescita. Il presidente Giorgio Frigeri e il direttore generale Osvaldo Ranica hanno fatto il punto sull’anno da poco conclusosi, con il sorriso sempre ben presente sui loro volti. L’utile netto è salito di 3,5 punti percentuali arrivando a quota 143,6 milioni di euro, 4,8 milioni in più rispetto al 2013. Sono cresciuti anche consistentemente i numeri relativi alla raccolta diretta (+9,5%, arrivando a 20,9 miliardi di euro) e quelli del risparmio gestito (+11,2% arrivando a 14,4 miliardi di euro). Ciò è stato possibile anche grazie al consistente incremento di clienti avuto dalla Popolare di Bergamo nel 2014: 6mila nuovi clienti, che hanno permesso di sfondare la quota complessiva di oltre 960mila persone che hanno scelto l’istituto orobico. Merito dei 354 sportelli presenti sul territorio.

La politica dei finanziamenti. Questi numeri in crescita hanno permesso alla Popolare di Bergamo di intraprendere una politica che rappresenti il miglior bilanciamento possibile tra l’economia reale, cioè quella dei privati attraverso i mutui, e le imprese, in particolare l’ampio tessuto delle piccole-medie imprese da sempre presente sul territorio orobico, attraverso i finanziamenti. Anche in questo caso sono i numeri a parlare chiaro: nel 2014 i fondi a disposizione delle imprese sono aumentati del 27,6% e quelli a disposizione dei privati del 9,2%. Più concretamente, l’istituto ha rilasciato 1.600 finanziamenti per un ammontare complessivo di 150 milioni di euro, altri 130 milioni attraverso i plafond messi a disposizione dalla BEI (Banca Europea degli Investimenti) e ulteriori 260 milioni messi a disposizione della Bce attraverso i fondi Tltro, ovvero prestiti legati al finanziamento dell’economia reale. Solamente nel gennaio 2015, inoltre, altri 130 milioni di euro sono stati messi a disposizione della banca a ulteriori 560 imprese. Forte incremento, precisamente del 61% rispetto a dodici mesi prima, delle erogazioni effettuate con società di leasing, ammontate a 180 milioni. Per il territorio, la Popolare ha invece messo a disposizione di 1.200 realtà provinciali circa 2,5 milioni di euro, che quest’anno saliranno a 2,7 milioni.

Questa forte crescita nell’attività di finanziamento, sia a privati che a imprese, è stata possibile anche perché c’è stato un miglioramento nei dati relativi agli Npl, i “non performing loans”, o più semplicemente quelle attività che non riescono più a ripagare il capitale e gli interessi dovuti ai creditori e più comunemente note come crediti deteriorati. Nel complesso questi, per la prima volta da diversi anni, non sono aumentati: nel 2013 ammontavano a 1,481 miliardi, nel 2014 invece a 1,482 miliardi. A calare sono soprattutto gli incagli, cioè le esposizioni nei confronti di soggetti in situazione di difficoltà obiettiva ma temporanea e che, a differenza di altri crediti deteriorati (chiamati “sofferenze”) rappresentano dei crediti che in un congruo periodo di tempo si suppongono recuperabili: rispetto al 2013 sono calati di un ottimo 30%. Il presidente Frigeri ha però sottolineato come, nonostante i dati positivi, i numeri non bastino da soli: serve che, dopo tanti anni di crisi, cambi anche la mentalità imprenditoriale. Non bastano più i prestiti delle banche, serve che gli imprenditori ci mettano anche dei propri capitali di rischio. Bisogna osare, scommettere sull’innovazione, pensare a progetti nuovi. Solo così i numeri saranno supportati da effetti concreti.

Un occhio ai lavoratori… Come era già stato annunciato nei mesi scorsi, la Popolare di Bergamo ha anche pensato alla riorganizzazione interna, per ottenere dei risparmi sulla gestione. Tra il mese di febbraio e aprile, 70 dipendenti, rientranti tra i 500 previsti dall’intero gruppo Ubi, sono in uscita in prepensionamento. Questi 70 verranno rimpiazzati da 40 nuovi assunti e diversi precari che vedranno la loro posizione lavorativa stabilizzata. L’attività di tagli ai risparmi ha portato, nel 2013, a un calo di 5,6 milioni di euro (-1,96%) sulle spese del personale e a quello di 6,1 milioni di euro (-3,43%) sulle spese amministrative.

… e uno alla riforma. I risultati positivi presentati dai vertici della Popolare di Bergamo vanno in netta controtendenza rispetto alle parole giunte dal Governo poche settimane fa, quando il premier Matteo Renzi ha dato il via libera alla riforma delle banche popolari italiane e la cui mossa cardine è l’abolizione del voto capitario, che significa trasformare le banche popolari in società per azioni. «Abbiamo troppi banchieri ma facciamo poco credito – ha detto Renzi -. Bisogna aprirsi ai mercati e all’innovazione. Il nostro sistema bancario è solido, sano e serio, ma deve cambiare»: il senso è che le banche popolari, a suo parere, non fanno il lavoro che dovrebbero fare, ovvero aiutare il proprio territorio a crescere e rialzarsi dopo questi anni bui. Supposizione ampiamente smentita dai numeri presentati dalla Popolare di Bergamo, che rientrerà nella riforma nonostante sia già un spa, poiché fa parte parte del gruppo Ubi, che è invece una cooperativa. Sul tema né il presidente Frigeri né il direttore generale Ranica hanno voluto esporsi molto («La capogruppo si occupa di queste problematiche»), ma hanno comunque affermato che «sono stati la Bce e il governatore a segnare questa strada prima ancora del Governo, quindi sarà difficile che quest’ultimo faccia un passo indietro. L’importante, se la riforma andrà in porto, sarà salvaguardare l’azionariato diffuso e frazionato».

Il confronto con il resto del gruppo Ubi. La Popolare di Bergamo è indiscutibilmente, numeri alla mano, l’ammiraglia del gruppo Ubi. I dati presentati non fanno altro che confermarlo. Basta confrontare i dati dell’istituto orobico con quelli del Banco di Brescia e della Banca Popolare Commercio & Industria, le altre due “big” all’interno di Ubi: la prima ha migliorato del 23% il risultato di gestione operativa, ma l’aumento del volume delle rettifiche (cioè l’indice delle perdite sui crediti) ha condizionato il risultato netto che si è fermato ad appena 9 milioni di euro, comunque in crescita sui 3,4 del 2013; la seconda ha chiuso con un utile netto di 35,8 milioni, in calo rispetto ai 36,5 del 2013. Numeri che, se confrontati con quelli della Popolare di Bergamo, confermano l’importanza decisiva dell’istituto orobico all’interno del gruppo Ubi. Se ne terrà conto quando anche Ubi diventerà un spa?