Il poema che Ugo Foscolo dedicò
a Rottigni, un amico gandinese

Era il 12 giugno del 1813 e sulle colline che dominano Firenze, nella villa di Bellosguardo, il grande poeta Ugo Foscolo lavorava alla stesura dell’inno Alle Grazie. Quel giorno abbandonò le occupazioni letterarie – che comprendevano anche la tragedia Ricciarda, la traduzione del Viaggio Sentimentale e la traduzione di canti dell’Iliade – e scrisse un poema con questo incipit: «Sebben ti scriva a 12 di giugno Rottigni, io non mi sto nitido e snello; ma ravvolto di un lungo codicugno. Sentomi liquefar dentro il cervello dal troppo caldo i versi;  eppure la tosse non consente ch’io stia senza cappello». Chi era quel Rottigni cui Foscolo segnalava disagio chiedendo aiuto in versi?

 

Gandino, paese di Pietro Rottigni

 

Era il bergamasco Pietro Rottigni, discendente di una ricca famiglia di commercianti lanieri di Gandino, che nel Settecento raggiunsero i mercati di mezza Europa. Per una serie di circostanze Pietro Rottigni divenne benefattore di Ugo Foscolo, che scrisse il poema-missiva per ringraziarlo. Lo scritto entrò a far parte delle opere minori del Foscolo e fu pubblicato nell’antologia dell’autore. Ugo Foscolo tracciò anche una biografia di Pietro Rottigni nel 1816 in una lettera scritta all’amica Quirina Mocenni Magiotti.

Di Pietro Rottigni ha scritto una decina d’anni fa anche padre Maurizio Brioli su «Rivista Archivi di Lecco e della provincia» del giugno 2006: «Nei grandi rivolgimenti della fine del sec. XVIII il somasco Pietro Rottigni (1746-1821), oratore di grande fama e di profonda onestà intellettuale, fu nel 1796 al servizio del nuovo governo, contribuendo alla sistemazione degli studi, la liberazione degli schiavi, il risanamento della Chiesa, in una fulgida carriera nei Ministeri dell’Istruzione e dell’Interno, guadagnandosi anche l’amicizia del Foscolo e il rispetto di tanti prelati; nel 1813 tornò penitente alla Valletta di Somasca, di cui delineò il moderno assetto, avvicinandosi anche ai noti “Amici della Verità”, fra i quali era il Manzoni, che forse appunto pensando al Rottigni scrisse il famoso inno al Natale del 1813».

 

Lucia Rottigni Tamanza

 

Discendente del Rottigni, in epoca recente, è stata la poetessa Lucia Rottigni Tamanza (morta nell’ottobre 2013), legata alle proprie origini gandinesi ma molto presente nel panorama culturale in città. Era attiva su molte testate locali, dal Giopì a La Nostra Domenica e L’Eco di Bergamo, dall’Annuario del CAI al notiziario dei bergamaschi nel Mondo, al mensile Notér della Confraternita dei Bergamaschi di Roma. Di Pietro Rottigni, suo antenato, aveva ricostruito la storia di famiglia, con il padre Rocco che nel 1757 fu indicato in un editto di Maria Luisa d’Austria quale destinatario insieme ai fratelli dell’appalto del sale e del gioco del lotto di Genova. Un’impresa pioneristica, che probabilmente non ebbe felice esito, ma che testimonia anche a distanza di secoli l’intraprendenza dei gandinesi amici di Ugo Foscolo.

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