Il Ponte di Paderno, un gioiellino
e il primo passo verso l’Unesco

Da giorni, per le vie di Paderno d’Adda, i cittadini non fanno che fermarlo per fare sempre la stessa domanda: «Ma quindi, il nostro ponte è o non è patrimonio Unesco?». Il sindaco Renzo Rotta, tuttavia, frena i facili entusiasmi e parla di un semplice «primo passo». Che è poi quello compiuto lo scorso fine settimana quando, con gli assessori caluschesi Silvia Di Fonso e Massimo Cocchi, è volato a Solingen (Germania), per discutere di ponti e dintorni, all’interno del convegno dedicato alla Nomina transnazionale dei grandi ponti ad arco del XIX secolo per la lista del patrimonio Unesco. L’evento, promosso dalla città tedesca in collaborazione con Remscheid e Wuppertal, ha visto anche la partecipazione del Garabit Viaduct (Francia), e dei ponti Maria Pia e Dom Luis di Porto (Portogallo).

 

 

L’iter Unesco. «Sono stati due giorni molto interessanti, abbiamo trovato grande ospitalità – racconta Rotta -. Insieme abbiamo analizzato l’iter che occorre seguire per essere candidati alla lista Unesco, e abbiamo presentato davanti alle delegazioni i dettagli del ponte San Michele, con l’ausilio della professoressa Antonella Scaisi, del Politecnico di Milano». La strada imboccata non è delle più facili, visto che occorrerà competere con un numero importante di “aspiranti patrimoni”. «Il riconoscimento non porta soldi ma tanta visibilità e soddisfazione. Per scoprire come andranno le cose, bisognerà stare a guardare. Se si calcola che Bergamo ci ha messo tre sindaci prima di ottenere il riconoscimento delle Mura, si ha la misura di quanto sia presto per esprimersi».

Le caratteristiche del ponte. Il ponte di Paderno d’Adda, lungo ben 266 metri, è stato progettato dall’ingegnere svizzero Jules Roethlisberger e costruito tra il 1887 e il 1889. Nel maggio dello stesso anno venne effettuato il primo collaudo, in una giornata di pioggia torrenziale, che consistette nel transito di un treno pesante alla velocità di 45 chilometri orari. In questa sede nacque la leggenda metropolitana secondo cui il progettista Roethlisberger si sarebbe suicidato prima del collaudo, per timore di un fallimento (in realtà, lo svizzero morì di polmonite, nel 1911).

 

 

Simbolo e tesoro storico-architettonico. Per le sue peculiarità tecniche il ponte è considerato un capolavoro di archeologia industriale italiana, nonché una delle più notevoli strutture realizzate dall’ingegneria ottocentesca. C’è chi dice che la rilevanza del ponte San Michele, dal punto di vista storico, sia paragonabile a quella della Torre Eiffel, costruita negli stessi anni: entrambe le strutture, all’epoca della loro costruzione, divennero il simbolo del trionfo industriale. All’epoca della sua costruzione il ponte San Michele era infatti il più grande ponte ad arco al mondo per dimensioni e il quinto in totale per ampiezza di luce. Oltre a questa storia di successo, Rotta ci tiene a sottolineare come «il Ponte di Paderno sia stato fortemente voluto come simbolo dell’Italia unita, che diventava tale anche con questo collegamento. Fino ad allora la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano erano stati separati, anche nemici».

Un cammino condiviso. Paderno d’Adda galoppa in quest’avventura accanto al comune di Calusco d’Adda: con i circa 12mila abitanti che raggiungono insieme, compongono la realtà più piccola implicata in questo affare internazionale. «Cercheremo di stare al passo degli altri Comuni, ben più vasti. Ma è un tragitto che si farà tutti insieme». Il prossimo passo è un convegno che si terrà questa volta a Porto, e che deve ancora essere fissato: «Vogliamo dimostrare che l’attenzione è viva, che ci stiamo mobilitando per portare avanti la cosa».

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