Porta Sant’Alessandro, la rinascita

Occorre prima di tutto fare un po’ di mente locale. Porta Sant’Alessandro si trova in Colle Aperto, proprio accanto alla famosissima Marianna ed è quel passaggio tripartito sotto il quale ancora oggi transitano macchine e pedoni. Come per molte delle porte di Città Alta, anche quella di Sant’Alessandro nasconde al piano superiore una grande sala, chiusa, in questo caso, da un centinaio d’anni.

Grazie all’Associazione Contemporary Locus e al suo progetto numero #7, dalle 11.00 di sabato 28 marzo il grande spazio sopra la Porta Sant’Alessandro è rinato, diventando protagonista di un’installazione artistica e offrendosi al pubblico in un’inusuale esperienza di fruizione. Una formula, quella della riapertura, grazie all’arte contemporanea, di spazi urbani dimenticati, che l’Associazione guidata da Paola Tognon porta avanti da tempo e che la scorsa estate ci ha regalato l’emozionante visita alla Chiesa di San Rocco (ne avevamo parlato qui).

Due artisti, un unico progetto. Anche per Sant’Alessandro sono stati due gli artisti coinvolti. Da una parte Heimo Zobernig, maestro del minimalismo austriaco e prossimo protagonista del Padiglione Austria alla Biennale di Venezia 2015, dall’altra Davide Bertocchi, artista modenese che da anni vive e lavora a Parigi. Geometrie, equilibri, rapporti di colore contraddistinguono il lavoro di Zobernig, che per il progetto bergamasco accende lo spazio grazie al rosso rubino di undici vedette di vetro. Sono sfere rosse semitrasparenti, illuminate dall’interno, posizionate nella parte centrale del salone. Sono lucciole tonde e perfette, costruite in vetro di Murano, che abitano lo spazio senza invaderlo e quasi si cullano dondolando di fronte allo splendido paesaggio dei colli.

Un ambiente che si ricopre, invece, delle onde sonore dell’installazione pensata da Davide Bertocchi. L’artista italiano ha lavorato sviluppando un profondo legame con la storia del luogo che sorge sulle macerie di una chiesa paleocristiana, e ha registrato nella Basilica di Santa Maria Maggiore i suoni dell’organo, raccogliendo 150 sfumature sonore fra note e accordi che un software ripropone con casualità nella sala. In realtà, il programma si attiva ogni qualvolta un sensore posto sul lampione centrale dell’arco sottostante colga un passaggio, sia quello di una persona, un veicolo o una bicicletta. In un certo senso, dunque, saranno i bergamaschi ad attivare il suono che accoglie i visitatori e l’intensità della musica cambierà durante le ore della giornata registrando, di fatto, i ritmi e le pause della vita della città.

Il progetto, visitabile fino al prossimo 24 maggio si colloca nel piano di valorizzazione delle Mura Venete e Sito Unesco che ha l’obiettivo di costituire un sito “seriale” transnazionale, capace di entrare a far parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco. Suoni e luci resteranno attivi giorno e notte. Per gli orari di apertura e altre info, qui.

[Il making off]

La storia di Porta Sant’Alessandro. È uno dei quattro accessi a Bergamo Alta e segna l’inizio della strada storica per Lecco, Como, i paesi della Valle di San Martino e il fiume Adda. Con le altre porte di Città Alta – Sant’Agostino, San Giacomo e San Lorenzo – forma un sistema preciso, costruito fra il 1561 e il 1588, che ancora distingue l’immagine della città. Le Mura proteggevano concretamente e simbolicamente la terraferma di Venezia dalle minacce che potevano arrivare soprattutto dal confinante Ducato di Milano.

Sant’Alessandro, come le altre porte, è stata progettata dall’ingegnere fiorentino Bonaiuto Lorini ed è collocata in corrispondenza di quelle precedenti, romane e medievali. Tutte presero il nome da chiese vicine demolite, tranne quella di Sant’Agostino, che sorge poco distante dalla chiesa ancora esistente e la cui sala superiore, per esempio, è oggi utilizzata per mostre e concerti. Porta Sant’Alessandro, invece, è nata sui resti di una basilica paleocristiana  costruita nel VI secolo sul sepolcro del martire e abbattuta nel 1561 come parecchie abitazioni, fra le energiche proteste dei bergamaschi. Ancora oggi, vicino alla porta si trova la colonna che – pare – indichi il luogo della sepoltura del patrono di Bergamo.

La sala riaperta da Contemporary Locus era una sorta di magazzino doganale, chiusa al pubblico dall’inizio del secolo scorso. Nel 1915 la Porta, 10 metri di arenaria grigia e pietra gialla di Castagneta, subì un restauro generale diretto da Ciro Caversazzi e nel 1961, quarto centenario dalla costruzione delle Mura, fu aggiunto sulla fronte esterna un Leone di San Marco, altorilievo di Piero Brolis (Bergamo, 1920-1978) in marmo bianco di Zandobbio.

Il coinvolgimento della città. Come ogni riapertura promossa dall’Associazione Contemporary Locus, anche questa si caratterizza per l’ampio coinvolgimento di sinergie locali. Dal Comune ai curatori del progetto fino agli sponsor che, partecipando direttamente alla produzione delle installazioni, assicurano il giusto supporto tecnico agli artisti. E così ogni riapertura urbana diventa la testimonianza di come si possa raggiungere traguardi insperati lavorando insieme. Vere protagoniste di questo appuntamento, però, saranno le persone che, con il loro semplice passaggio, ancora, dopo 450 anni dalla sua fondazione faranno ri-suonare i ricordi di Porta Sant’Alessandro.