Previtali, l’amico del grande Lotto
che non amiamo ancora abbastanza

Lotto, Lotto, Lotto e sempre Lotto! Questo si è soliti dire, ma stavolta invece non ci è concesso, perché alla Fondazione Credito Bergamasco di Largo Porta Nuova, dove è in corso la straordinaria mostra dedicata all’ultimo Lotto (quello fattosi oblato nella Santa Casa di Loreto), nella sala consiliare dell’istituto di credito campeggiano anche tre opere di Andrea Cordeliaghi, in arte Previtali: bergamasco, residente in Venezia e allievo di Giovanni Bellini, poi a sua volta maestro, e non di un pittore qualunque, ma di Palma il Vecchio.

Un artista forse mite e riservato, passato spesso in secondo piano a causa del beniamino veneziano-bergamasco, quel Lorenzo che se pur non originario di Bergamo fu suo amico e stimato collega: fu lo stesso Lotto a delegare Previtali nella delicata questione dei cartoni per la realizzazione delle tarsie del coro della basilica, dopo la sua fuga iraconda verso Venezia, e fu con lui che condivise gioie e dolori, tra committenti sacri, pubblici e privati.

Ma un artista forse non proprio così in ombra, tanto che la restauratrice Eugenia De Beni, mancata tragicamente lo scorso agosto 2016, lo voleva portare alla ribalta, proprio come aveva fatto con l’allievo prediletto, grazie ai restauri condotti e alla mostra Palma il Vecchio lo sguardo della bellezza organizzata con il professor Villa e la Fondazione Credito Bergamasco nel 2015 nei locali dell’Accademia Carrara in GAMeC. A noi, quindi, spetta ora allestire un percorso virtuale tra le opere migliori conservate in città e in provincia di Bergamo, invitando alla riscoperta di un bergamasco formatosi a Venezia e che primo nel 1511 ha portato l’arte lagunare a Bergamo.

 

Accademia Carrara, Sala 7

La sala è dedicata alla pittura veneta di genere sacro e devozionale tra Quattrocento e Cinquecento, nelle sue varianti territoriali, dove particolare attenzione è riservata alla situazione bergamasca. I temi preponderanti sono costituiti dalla Madonna con Bambino e dalla Sacra Conversazione.

 

Madonna col Bambino in trono tra i Santi Sebastiano e Tommaso d’Aquino, 1506, olio su tavola

La Madonna appare su un alto trono a gradoni, arricchito da una tenda e da un fastigio scolpito, che risulta preponderante rispetto ai due Santi. Alla base del trono una scritta dorata indica la data di esecuzione e l’autore, che si dichiara discepolo di Giovanni Bellini, quasi a voler garantire la propria formazione nella bottega dell’artista considerato il padre della pittura veneziana. Il dipinto è giunto in Carrara nel 1866 con la Collezione di Guglielmo Lochis.

 

Madonna col Bambino tra i Santi Gerolamo e Anna (Madonna Baglioni), 1523, olio su tavola

Nel consueto schema della Madonna e Santi, tema rinascimentale di matrice belliniana della Sacra Conversazione, la Vergine è qui affiancata da un’anziana coppia, lei in atteggiamento devoto, lui in veste di sacerdote ebraico: sembra possibile un’identificazione in Zaccaria ed Elisabetta, genitori di San Giovanni Battista, o in Gioacchino e Anna, genitori della stessa Maria o più probabile in Girolamo e Sant’Anna per gli attributi che li contraddistinguono. La larga stesura del paesaggio “tizianesco”, dominato da una pittoresca architettura in rovina, porta a considerare il dipinto tra i capolavori dell’artista.

 

Sant’Orsola e le diecimila vergini, 1525, olio su tavola

La grande tavola era in origine nella chiesa di Sant’Agostino a Bergamo e venne dispersa a causa dell’invasione francese di fine Settecento. Ricomparve nel 1943 e giunse per successivi passaggi di proprietà e infine per donazione alla nostra pinacoteca cittadina. Volti, timbri e toni cromatici lo avvicinano alla Madonna e Santi nella stessa sala.

 

Accademia Carrara, Sala 16

La sala presenta la pittura veneta del primo Cinquecento a Venezia e nella terraferma, in particolare nei territori tra Bergamo e Brescia, e riflette i rapporti tra il capoluogo e i centri della Serenissima, ma vede anche celebrati alcuni grandi veneziani o bergamaschi di formazione veneziana: Tiziano Vecellio, Andrea Previtali e Jacopo Negretti de la Valle meglio noto come Palma il Vecchio.

 

Madonna col Bambino e i santi Paolo e Agnese con i donatori Paolo e Agnese Cassotti (Madonna Cassotti), 1523, olio su tela

La tavola sviluppa in modo originale il tema della Madonna e Santi, dove San Paolo e Sant’Agnese, in primo piano, fungono da patroni dei coniugi Cassotti, che recano il loro nome e che sono rappresentati non tanto come devoti quanto come partecipanti al rito; infatti, i committenti del dipinto sono collocati in alto, a fianco della Madonna col Bambino, nella posizione eminente di solito riservata ai Santi, che invece sono sistemati in basso, umilmente inginocchiati in preghiera. Più che una finalità devozionale il dipinto assume quindi un valore commemorativo e promozionale. Questa è forse l’opera tra le più note di Previtali, dove l’artista guarda a Lorenzo Lotto, all’epoca attivo a Bergamo, ma senza tradire gli insegnamenti del suo maestro, il veneziano Giovanni Bellini.

 

Chiesa di Santo Spirito, via Tasso

San Giovanni Battista con San Nicola da Bari, San Bartolomeo, San Giuseppe e San Giacomo arcidiacono, 1515, olio su tela

La pala si trovava originariamente nella terza cappella a destra della chiesa, sulla quale i fratelli Giovannino e Bartolomeo Cassotti Mazzoleni (committenti del dipinto) avevano il diritto di juspatronato: ora è posizionata nella prima cappella di sinistra. Per i Cassotti Andrea aveva lavorato in Basilica e nelle loro dimore in via Pignolo, quindi era considerato l’artista di casa. Nel dipinto la figura di San Giacomo è la stessa di Serina (ora esposta alla mostra allestita presso la Fondazione Creberg) e alle spalle del Battista sono riconoscibili alcuni edifici noti di Bergamo, tra cui il castello di San Vigilio a sinistra e la Rocca a destra.

 

Chiesa di Sant’Alessandro della Croce, Borgo Pignolo

Gesù crocifisso con Madonna e San Giovanni, 1524, olio su tela

Le minime dimensioni dell’opera non costituiscono un limite alla qualità dell’esecuzione, che risulta delicata nel tocco, calligrafica nelle vesti e molto attenta alla postura e alla gestualità dei personaggi, con i quali l’artista entra in piena empatia. Anche il paesaggio pare partecipare al dolore dei protagonisti, tra ombre, lampi e la flessione degli arbusti che pare emettano pianti e lamenti di compassione.

 

Chiesa di Sant’Andrea, via Porta Dipinta

Deposizione di Gesù Cristo, 1515, olio su tela

Il dipinto è un chiaro omaggio all’opera con lo stesso soggetto realizzato da Lorenzo Lotto e oggi custodita nella sacrestia di Sant’Alessandro in Colonna in Bergamo. Qui però i colori sono molto più brillanti e anche il Calvario pare luminoso e confortante. La presenza alle due estremità dei Santi Pietro e Andrea rimanda rispettivamente all’altare su cui la pala era riposta e la chiesa in cui è tuttora conservata, che tra l’altro era la parrocchia della vicinanza in cui risiedette il pittore fino alla morte nel 1528.

 

Santuario della Madonna dei Campi, Stezzano

Adorazione dei Magi, 1518, affresco staccato

Forse tra le uniche opere note dell’artista realizzate ad affresco, vede al centro la figura della Madonna con bimbo già vista in moltissime alte opere su tela o tavola, oggi conservate in collezione privata o nella pinacoteca cittadina.

 

Chiesa di Santa Maria della Consolazione, Almenno San Salvatore

Trinità e Santi, 1517, olio su tavola trasportata su tela

Sicuramente tra le opere migliori e di matrice pienamente veneziana, pur se innovativa per la presenza del padre di Cristo, che offre generosamente la vita del figlio all’umanità. Molti i rimandi simbolici ed evocativi: i tre gradini, il sangue di Cristo lungo l’asse della croce, il telo sospinto dal vento a sinistra, la finestra col vetro rotto e quella aperta da cui è entrata la colomba bianca dello spirito santo.

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