I quadri bergamaschi più belli
dedicati alla figura di San Giuseppe

Per festeggiare, nella loro giornata speciale, tutti i padri del mondo, ricordiamo colui che da duemila anni ne è la figura esemplare, quel San Giuseppe falegname, sposo di Maria e padre adottivo di Gesù, rappresentato dalla Storia dell’Arte spesso defilato e un poco canuto, quasi sempre posto in secondo piano rispetto alla Vergine Maria, che lo adombra con il suo candore, il suo manto azzurro e la sua disarmante bellezza giovanile. Colui che, pervaso da una fede sconfinata, non ripudiò la moglie nonostante la sua misteriosa gravidanza, che fuggì con lei e il piccolo in Egitto per salvarli dalla persecuzione di Erode e che recuperò il Cristo dodicenne nel tempio dopo la disputa con i dottori.

Null’altro di lui sappiamo, se non tramite i vangeli apocrifi, eppure siamo certi, e non solo per fede, che la sua figura sia stata fondamentale per la vita di Cristo e per l’umanità tutta. Tant’è che finalmente il suo culto ha ripreso vigore a partire dal Quattrocento, quale simbolo dell’importanza della figura patriarcale in ambito familiare (soprattutto in ambito valligiano) e a quel punto anche la Storia dell’Arte ha dovuto riscattarlo, come noi faremo ora, proponendo i più bei dipinti che vanti il nostro territorio dedicati al santo papà.

 

Pala di San Gottardo e Fuga in Egitto del Cariani

2 - Cariani, Fuga in Egitto

Giovanni de Busi, detto il Cariani, Fuga in Egitto – predella della Pala San Gottardo
1519, Accademia Carrara-Bergamo, già Chiesa di San Gottardo, Bergamo

La pala d’altare venne commissionata dalla Confraternita di San Giuseppe per il proprio altare nella chiesa di San Gottardo in Sudorno, poi rimossa dalle truppe napoleoniche il 9 ottobre 1797 e trasferita provvisoriamente nel Palazzo Novo (oggi Biblioteca Mai) e infine a Brera a Milano nel 1805. Napoleone, ammettiamolo, aveva buon gusto! Come magra consolazione ci resta la simpatica predella conservata in Accademia Carrara, dove l’arzillo ometto in giallo segue di buon passo l’asinello con Maria sorridente e il bimbo, carico di fagotto e fagottini.

La novità assoluta per Bergamo riguarda la centralità della figura del santo nella pala d’altare, che spicca per il colore della sua veste gialla, per l’intraprendenza della posa e per l’ambientazione della scena all’aperto, debitrice di Giorgione e Tiziano, da cui pare anche Lorenzo Lotto abbia poi tratto spunto per le due opere oggi nelle chiese di San Bernardino e di Santo Spirito in Bergamo Bassa.

 

Polittico della Purificazione di Maria di Palma il Vecchio

2BIS - Palma il Vecchio sec. XVI, Polittico della Purificazione di Maria-Chiesa di Santa Maria Annunziata

Jacopo Negretti de la Valle, detto Palma il Vecchio, Polittico della Purificazione di Maria,
1515/1517, Chiesa di Santa Maria Annunziata, Serina (Bg)

Siamo tutti reduci dalla bella mostra monografica che nel corso del 2015 ha ridato lustro al nostro conterraneo, migrato giovanissimo a Venezia, ma soprattutto ricorderemo ancora il tripudio che ha riaccompagnato il suo più bel polittico nella sua terra natia, Serina, in alta Valle Brembana. Proprio in quest’opera San Giuseppe è posto all’apice del secondo registro, nello scomparto centrale, a vegliare sulla futura sposa che sta porgendo i ceri al sacerdote del tempio e sui suoi genitori, le cui colombe rimandano alla predisposizione per l’amore eterno e senza limiti. Proprio come il suo per lei!

 

Sacra Famiglia di Lorenzo Lotto

3 - Lotto Lorenzo, Sacra famiglia

Lorenzo Lotto, Sacra famiglia, 1533, Accademia Carrara, Bergamo

Forse tra le più belle opere di Lorenzo Lotto a Bergamo, anche se pensata per la devozione privata, proprio per la sua originalità fuori dai canoni comuni. Un Madonna indispettita e risentita per il fatto che Giuseppe l’abbia distolta dalla sua lettura, svegliandole il piccolino ancora in dormiveglia e adagiato sul quel legno che prefigura il suo martirio. Giuseppe, orgoglioso del figlio putativo che contribuirà con tanto amore a crescere come fosse suo, lo mostra a Santa Caterina alzando delicatamente il velo che lo protegge dalla luce del giorno: tutto pervaso dallo zelo è ancora un pochino scarmigliato e dimentica di srotolare alla bene e meglio la manica bianca della camicia, lasciando a vista braccia poderose e pelose e unghie scure e lucide per il lavoro condotto.

 

Tiepolo e gli altri

Lo stesso è per tutti gli altri artisti attivi a Bergamo, foresti o meno, da Tiepolo all’Orelli e fino a Loverini: Giuseppe è sempre stato da loro interpretato come il padre amorevole che stringe a se il piccolo Gesù bambino, che si ritaglia un momento di pace in un angolo boscoso o appartato per riversargli affetto e dolci effusioni, pronto a vegliarlo e a proteggerlo nella sua vita terrena da tutto quello che il destino a lui ha riservato. Noi invece, a distanza di quasi due millenni, siamo stati più fortunati, quindi viva tutti i papà del mondo, presenti e passati, e in particolare un caro augurio a quelli bergamaschi!

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