4 bergamaschi che abitano alla Mai

[Foto di Mario RotaPer sfogliare la gallery completa con le sale restaurate, qui.]

Questo weekend sarà possibile visitare l’interno del palazzo rinnovato e la mostra allestita nell’atrio d’ingresso, dedicata alla storia dell’edificio. I servizi guida gratuiti si terranno sabato pomeriggio 16 gennaio dalle 14 alle 18 e domenica 17 gennaio per l’intera giornata dalle 10 alle 18 (partenza ogni 15 minuti senza prenotazione).

 

Ci è stato in parte svelato, con parole e immagini, quale sia il patrimonio bibliografico della nostra Biblioteca Civica Angelo. In parte, ribadiamo, perché da profani non si ha minimamente l’idea della molteplicità dei documenti ivi conservati, tantomeno della loro complessità e preziosità. Oltre ai libri (parte delle cosiddette Opere a stampa), vi sono anche i Periodici, tra cui le 21 testate locali, i Manoscritti (Astrologici, Scientifici, Medici, Grammaticali e Umanistici), le Pergamene, i Carteggi e gli Archivi privati e pubblici (tra cui quello comunale e quello della MIA relativo ai secoli XII-XIX), le Carte e mappe, le Stampe e i disegni, le Fotografie, le Musiche, i cd-rom e le microforme.

Ma la nostra Biblioteca può essere considerata a pieno titolo anche un museo e questo grazie ai beni storici e artistici che vanta al suo interno: basti pensare ai Globi del cosmografo Vincenzo Maria Coronelli posti al centro del Salone Furietti – realizzati alla fine del Seicento, acquistati a Venezia dal padre agostiniano Angelo Finardi per la biblioteca del convento di Sant’Agostino – ai cimeli, ai sigilli e alle monete – tra cui le oltre 100 della nostra Zecca risalenti al XIII secolo -, oltre a tutti i quadri e i busti che fanno pare dell’arredo storico dell’edificio. La loro collocazione e descrizione si trova nel sito internet della Biblioteca nella sezione Guida artistica dell’edificio.

I quadri e i busti raffigurano per lo più personaggi della storia letteraria, scientifica e artistica di Bergamo e nella maggioranza dei casi sono giunti in Biblioteca insieme alle carte e agli archivi dei personaggi effigiati (è il caso di Bernardo e Torquato Tasso, Donato Calvi, Alessandro Giuseppe Furietti, Mario Lupo, Pier Antonio Serassi, Antonio Tiraboschi, Giacomo Quarenghi, Lorenzo Mascheroni, Paolo Vimercati Sozzi, Bertrando Spaventa, Angelo Mazzi, Luigi Locatelli). Dedichiamo però la nostra attenzione a quattro personaggi particolari e, attingendo proprio al portale della biblioteca, vi invitiamo a ritrovarli nel palazzo fresco di restauri e a riscoprirne la storia.

 

Angelo Mai

Schilpario, Bergamo, 1782 – Castelgandolfo, Roma, 1854
A lui è stata intitolata, nel centenario della morte, la Biblioteca Civica di Bergamo.

Gesuita, cardinale, Prefetto della Biblioteca Ambrosiana e poi della Vaticana, conoscitore di letterature orientali e classiche, studioso di palinsesti, rinvenne testi di Frontone, Dionigi di Alicarnasso e il De republica di Cicerone, che gli meritò la canzone Ad Angelo Mai di Giacomo Leopardi. Creato cardinale nel 1838, è sepolto a Roma nella chiesa di Santa Anastasia di cui era titolare. La sua immagine all’interno del palazzo si trova:

  • Nell’Atrio d’ingresso tra la serie di 20 medaglioni in gesso realizzati da Antonio Galletti, autore tra l’altro di altari marmorei per il Duomo di Bergamo e nel 1827 della Sirena della Fontana Contarini in Piazza Vecchia (quella posta verso il Palazzo della Ragione).
  • Nel Salone Furietti, tra i quattro busti vicino ai finestroni e tra i 26 ritratti alle pareti e tra i finestroni, opera questa di Giovanni Moriggia (Caravaggio, Bergamo, 1796-1878), allievo di Giuseppe Diotti all’Accademia Carrara di Bergamo e noto per la vasta decorazione ad affresco all’interno del Santuario di Caravaggio.

 

Angelo Giuseppe Furietti

Bergamo 1684 – Roma 1764
A lui è intitolato lo splendido salone di lettura al primo piano.

Cardinale, erudito, archeologo, studiò a Milano nel Collegio Elvetico fondato da San Carlo Borromeo e si laureò in diritto civile nell’Università di Pavia, per poi lavorare intensamente presso la Santa Sede. Promotore di importanti scavi archeologici nel complesso di Villa Adriana a Tivoli, lasciò per testamento (1760) la sua cospicua libreria ad uso della cittadinanza bergamasca e venne sepolto a Roma nella chiesa dell’Arciconfraternita dei Bergamaschi, istituzione fondata nel 1539 dal canonico bergamasco Gian Giacomo Tasso. Lo possiamo riconoscere:

  • Nel Salone a lui intitolato, in uno dei sei busti in gesso bronzato posti sopra gli scaffali opera di Nino Galizzi (Bergamo 1891-1975).
  • Nella Sala dei ritratti in un dipinto di scuola bergamasca (1760 ca).
  • Nell’Ufficio del Direttore, in un ritratto attribuito a Lattanzio Querena (Clusone, Bergamo, 1768-Venezia 1853).

 

Torquato Tasso

Sorrento 1544 – Roma 1595
A lui è dedicata la Sala Tassiana al primo piano.

Figlio di Bernardo (Bergamo o Venezia 1493-Ostiglia, Mantova, 1569) studiò a Napoli dai Gesuiti e poi a Padova e a Bologna. Nel 1565 entrò al servizio del cardinale Luigi d’Este e successivamente del duca Alfonso, dove dette inizio ad un periodo di fervida attività letteraria. Dopo varie peregrinazioni rientrò a Ferrara nel 1579 e, credendosi trascurato, diede in violente escandescenze che lo fecero rinchiudere fino al 1586 nell’Ospedale di Sant’Anna. Affidato alla custodia di Vincenzo Gonzaga di Mantova, andò prima a Napoli presso i monaci Olivetani ed infine a Roma, avendo avuto da papa Clemente VIII una pensione e la promessa che sarebbe stato incoronato poeta, ma morì nel convento di Sant’Onofrio il 25 aprile 1595 proprio alla vigilia dell’incoronazione. Le sue maggiori opere letterarie sono La Gerusalemme liberata (1565-1575ca.), Aminta (1573), Re Torrismondo (1587) e circa 2000 Rime. La Sala Tassiana, in cui si celebrano i suoi capolavori, è stata istituita con delibera del 6 ottobre 1927 e raccoglie il più organico complesso al mondo delle opere di Bernardo e Torquato Tasso. Pare quindi ovvio ritrovarvi al suo interno e in diversi vani dell’edificio la loro effige.

  • In Sala Tassiana vi sono due busti in marmo opera di Giovanni Maria Benzoni (Songavazzo, Bergamo, 1809-Roma 1873), lo stesso artista che realizzò il monumento sepolcrale al cardinale Angelo Mai a Roma, un busto in marmo di Vincenzo Vela (Ligornetto, Canton Ticino, 1820-1891), lo stesso autore del monumento funebre di Gaetano Donizetti in Basilica di Santa Maria Maggiore, e una maschera in gesso.
  • In Direzione, su una miniatura in rame realizzata dal ritratto forse di Bernardo Castello (Genova 1557-1629), amico del Tasso e illustratore della Gerusalemme Liberata, e con il padre in due ovali di Scuola bergamasca.
  • Nell’Ufficio sezione archivi vi sono ritratti di padre e figlio sempre secenteschi e di anonimi bergamaschi.
  • Nell’Atrio d’ingresso al pian terreno vi è l’epitaffio di Bernardo dettato dal figlio, collocato nel 1969 per iniziativa del Centro Studi Tassiani di Bergamo.
  • Ma Torquato doveva trovare placidamente riparo anche sotto le volte del portico della biblioteca. Sembra infatti che il Torquatone, la gigantesca statua che campeggia silenziosamente in Piazza Vecchia, tra il caffè storico e la prima arcata del Palazzo della Ragione proprio dirimpetto all’Angelo Mai, fosse destinata a quella sede, ma che una volta sbozzata risultò troppo grande, venendo provvisoriamente collocata dove mise radici. Pazienza, almeno fa buona guardia giorno e notte alla sua collezione e così i bergamaschi possono dormire sonni tranquilli.

 

Papa Giovanni XXIII

Sotto il Monte1881 – Città del Vaticano, 1963
A lui è dedicata la Sala Papa Giovanni XXIII al piano terra.

Angelo Giuseppe Roncalli, dopo aver frequentato il Seminario di Bergamo, studiò teologia in quello romano dell’Apollinare. Ordinato sacerdote nel 1904, divenne segretario del vescovo di Bergamo Giacomo Maria Radini Tedeschi e nel 1919 fondò la Casa dello Studente in Città Alta. Il suo lungo servizio nella diplomazia vaticana lo fece nominare visitatore apostolico in Bulgaria, delegato apostolico in Turchia e Grecia, nunzio apostolico in Francia, fino alla nomina cardinalizia nel 1953 e al soglio pontificio il 28 ottobre 1958, col nome di Giovanni XXIII. È stato beatificato il 3 settembre 2000 e santificato il 24 aprile 2014.

Al nostro pontefice è interamente dedicata la sala posta a sinistra dell’atrio principale a far data dal 17 settembre 1962, dove si custodiscono manoscritti, libri e cimeli giovannei, quali la raccolta fotografica illustrante l’attività pontificia realizzata dallo Stabilimento Fotografico Felici di Roma su incarico del Comune di Bergamo, le riprese filmate degli avvenimenti del pontificato e la registrazione sonora delle conversazioni e dei discorsi tenuti alla radio (concessi dalla RAI), la scultura in bronzo del 1963 di Piero Brolis, il ritratto dello statunitense Alexander Benjamin Clayton, il tondo in bronzo di Stefano Locatelli, già autore della grande statua di papa Giovanni XXIII posta all’ingresso del Seminario Vescovile di Bergamo.

Ma la generosità di papa Roncalli si esprime anche nella condivisione della sala con altri nostri emeriti: infatti al centro del soffitto spicca la grande tela raffigurante Bartolomeo Colleoni e Torquato Tasso assunti nell’Olimpo e presentati a Giove da Ercole, Marte e Apollo, firmata dal pittore fiorentino Bartolomeo Bianchini, maestro di Fra’ Galgario. Il dipinto proviene dall’ex palazzo della marchesa Rota in via Rocca, demolito al tempo della formazione del Parco della Rimembranza negli anni Venti del secolo scorso.

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