Quei venti giovani bergamaschi
che ne portano ventimila in città

Il bello di questo sesto appuntamento di “Giovani della Pace”, il primo organizzato a Bergamo, è che è nato dall’entusiasmo e dal bisogno di sentirsi utili di poco più di una ventina di giovani tra i 18 e i 30 anni, che si sono riscoperti gestori di uffici stampa, promoter, addetti alla logistica, navigando a vista verso un orizzonte comune. E da stasera (venerdì 10) vedranno i risultati dei loro sforzi: si comincia con la veglia, mentre domani (sabato 11) ci saranno i “dialoghi in città” e le testimonianze di Franco Leoni Lautizi, padre Ibrahim Alsabagh e Jeanette Chiapellosul palco di Piazza Vittorio Veneto.

 

 

«La gente parteciperà alla giornata e vedrà sostanzialmente quello che accadrà quel giorno – ha spiegato Chiara Vitali, una delle partecipanti all’organizzazione dell’appuntamento di questo weekend – un po’ come avevamo fatto noi quando, dopo aver partecipato alla giornata organizzata dal Sermig a Padova due anni fa, avevamo pensato che sarebbe stato bello portarla a Bergamo. Ma dietro c’è un lavoro di mesi e mesi, con mille difficoltà, con la sola volontà di dedicarci a questo progetto che ci ha dato le motivazioni necessarie a superare ogni scontro con una realtà che inizialmente sembrava infinitamente più grande di noi». Aperta e chiusa parentesi: nessuno degli organizzatori ha preso un euro per realizzare il progetto. Semplicemente ci hanno creduto così tanto da dedicarcisi, ognuno con le sue possibilità, per più di un anno. Come sia stato possibile che l’entusiasmo di venti giovani sia riuscito a tradursi in un evento che, di giovani, a Bergamo, ne porterà ventimila da tutto il mondo, lo spiega proprio Chiara, che ha ventitré anni e partecipa alle iniziative del gruppo bergamasco del Sermig da cinque anni.

Come si arriva a questa giornata?

«Nel 2014 e nel 2016 abbiamo partecipato alle giornate della pace del Sermig a Napoli e a Padova, e abbiamo pensato che sarebbe stato bello portare lo stesso evento nella nostra città. Così abbiamo scritto a Ernesto Olivero, fondatore del Sermig. Lui ci ha risposto che anche per lui sarebbe stato molto bello, ma che sarebbe stato necessario innanzitutto mettere d’accordo le istituzioni della nostra città».

E quindi avete iniziato a mandare lettere.

«Esatto, e a incontrare le varie autorità. Ottenute la varie adesioni e i permessi, abbiamo iniziato a pensare all’organizzazione, aiutati da alcune persone dell’Arsenale che si erano occupate degli eventi di Padova e Milano. E così è iniziato questo cammino: la parte logistica, la parte di relazioni con…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 16 maggio. In versione digitale, qui.

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