Ricordi di Radio Dalmine Sound
e di quei mitici Anni Settanta

Era la metà degli Anni Settanta e in Italia iniziavano a sorgere le prime radio libere gestite da privati. Tanti giovani, affascinati dal variegato universo della musica contemporanea, riuscivano a mettere in piedi piccole emittenti sfruttando il relativo basso costo per l’installazione di un impianto. Bastavano un’antenna, un trasmettitore, mixer e amplificatore, piatti per i dischi di vinile a 45 e 33 giri, un registratore a cassetta e a bobina e qualche microfono. È così che nel 1975 nacque anche Radio Dalmine Sound per volontà di quattro amici tecnici e radioamatori.

 

 

Gianni D’Amico, figlio del noto pizzaiolo Auditore recentemente scomparso, ai tempi era un adolescente pieno d’entusiasmo. Era incappato per caso sulle frequenze di quella Rds di cui si parlava tanto in paese. Così, in sella alla sua bicicletta, era andato alla ricerca della sede di via XXV aprile. Voleva capire chi si celava dietro a quelle voci che ascoltava ogni giorno. «Quando visitai la radio ne rimasi subito affascinato – racconta Gianni -. Nella mia ingenuità di allora, mi sembrava così strano poter parlare da un microfono o mettere un disco in un luogo e poterlo ascoltare dall’altra parte della città. Non era una radio in grande stile, come quelle che ci sono adesso. Era frutto dell’iniziativa di quattro ragazzi che avevano messo qualche spicciolo per acquistare alcune apparecchiature. Tornato a casa, pieno d’entusiasmo, accesi la radio, la sintonizzai su Rds e la feci ascoltare a mio padre. Nel giro di poco tempo sono riuscito a diventare anch’io un loro speaker. Per andare avanti chiesero spesso il sostegno di mio papà, che ogni volta ci aiutava mettendo soldi per aggiustare o riacquistare gli apparecchi che si rompevano. Dopo un po’, da buon imprenditore, mio papà ha giustamente chiesto di poter acquistare l’emittente, visto tutto il denaro che ci stava mettendo. Così fece, forse anche per assecondare un mio capriccio».

Diventato proprietario di Radio Dalmine sound, Auditore D’Amico ebbe un’idea: trasferire la sede all’interno del suo ristorante (dove c’era un appartamento libero) in modo da poter attirare un maggior numero di clienti. «Ogni sera invitavamo personaggi famosi e cantanti, e la gente dopo mangiato si avvicinava ai vetri incuriosita per vedere i conduttori al lavoro – ricorda il figlio Gianni -. Ci siamo legati a un’azienda di pubblicità che faceva cartellonistica stradale che ci ha aiutati a sostenere il progetto dal punto di vista economico. Riscuotevamo tanti consensi. Era diventato un business». Poi, nel 1978, la svolta: «A un certo punto siamo entrati a far parte del circuito di Radio Luna – prosegue -, un network che si appoggiava a una cinquantina di emittenti locali gestito da un romano dell’alta borghesia che aveva pensato di realizzare coi suoi amici dj una serie di trasmissioni e vendeva i nastri registrati già pronti con musica, parlato e pubblicità alle radio di provincia. Così noi trasmettevamo durante il giorno i nostri programmi dalla sede di Dalmine, poi dall’una in poi inserivamo i nastri che ci forniva Radio Luna e che venivano diffusi in tutta Italia. Eravamo diventati una radio nazionale a carattere locale. Man mano l’impegno in studio divenne sempre più intenso; se mancava un dj bisognava sostituirlo oppure trasmettere per ore e ore di fila. A un certo punto i casi erano due: investire tanto denaro per espanderci oppure vendere. Alla fine mio padre optò per la seconda opzione perché non avevamo le grandi risorse che avevano i fratelli Suraci quando presero in mano Rtl, per intenderci. Oggi sulle le frequenze che furono di Radio Luna 97,600 mhz è subentrata Kiss Kiss Network».

 

[Pino Lardo, con i baffi, intervista Felice Gimondi]

 

Tra gli speaker più in voga di Radio Luna c’era Pino Lardo detto “Il vecchietto”, perché all’epoca era il presentatore più anziano tra tutti quei giovani che bazzicavano nell’emittente. «Inizialmente c’era solo musica, poi abbiamo iniziato con veri e propri programmi – racconta Lardo -. Le nostre trasmissioni erano seguitissime, facevamo di tutto: giochi per le casalinghe, giornale radio, partite in diretta, ciclismo, interviste, giochi a premi, dediche. Antonella, figlia di Auditore, conduceva il programma Codino d’oro dedicato ai bambini. D’amico aveva organizzato nella sua pizzeria anche un concorso canoro simile allo Zecchino coinvolgendo tantissimi bambini della provincia di Bergamo. Tra i disk jockey c’erano una quindicina di ragazzi intorno ai 17-18 anni, io ero quello più grande, ne avevo già una trentina, per questo mi chiamavano “il vecchietto”. Conducevo programmi di revival e liscio, e di sport. La mia esperienza lì è terminata nei primi Anni Ottanta, quando mi sono trasferito a Rtl, che era in espansione e stava diventando una radio nazionale. Il ricordo di quel bellissimo periodo a Radio Luna però mi è rimasto sempre nel cuore».

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