Rifugio Benigni, terrazza con vista

In un angolo incontaminato della Val Brembana, tra i fischi delle marmotte e il sibilare del vento, troviamo il rifugio Cesare Benigni. Posto nel Parco delle Orobie a un’altitudine di 2222 metri, è una delle strutture più “alte” presenti sulle nostre montagne. Si trova adagiato ai piedi di un piccolo e pittoresco altopiano, che partendo dal lago Piazzotti si protende tra la val Salmurano e la val Tronella, punto di confine tra le province di Bergamo e Sondrio. Tra rocce, prati e specchi d’acqua (in questa stagione ancora congelati), il Benigni offre una terrazza panoramica sulle vette valtellinesi del gruppo Masino-Bregaglia e del Disgrazia, arrivando poi ad abbracciare tutte le Orobie bergamasche e la pianura. Il luogo perfetto per chi cerca pace, riposo e panorami a perdita d’occhio.

Via all’escursione. Il percorso più breve per raggiungere il rifugio Benigni vede la sua partenza dai famosi Piani dell’Avaro, meta turistica conosciuta in estate come in inverno. Poco prima di raggiungere questi ultimi, in prossimità della “Curva degli Sciocc” e dell’omonima baita (m.1550), si dirama il sentiero CAI 108, che sale in direzione del Passo di Salmurano. Abbiamo raggiunto il punto di partenza della nostra gita. Il sentiero inizia con una breve rampa, poi un percorso pianeggiante attraversa un rado bosco per giungere alla Casera Valletto (1782 m). Dopo qualche tornante, in prossimità dei piloni dell’Enel, ignoriamo il sentiero che sale da Ornica e che sopraggiunge dalla mitica Val d’Inferno, famosa per le sue leggende. Si continua, sempre con salita mai faticosa ma costante, fino a raggiungere la conca posta sotto il passo. Sulla sinistra è possibile salire al rifugio con il sentiero 108A, variante che consente di evitare il canale di rocce posto davanti a noi e spesso innevato fino a primavera inoltrata. Noi proseguiamo invece, lasciando sulla destra il tracciato che sale al passo, e continuiamo costeggiando la base della parete per inerpicarci lungo il ripido “canalino”. Un percorso non difficile ma da percorrere con la dovuta concentrazione, sopratutto in caso di rocce bagnate o di escursionisti presenti sul sentiero che possono smuovere delle pietre con il conseguente rischio di caduta dall’alto.

Il rifugio Benigni. Superata questa divertente difficoltà, sbuchiamo in una conca poco lontano dalla struttura, che ancora si cela alla vista di noi escursionisti. Saliamo un ultimo tratto sino a incrociare il segnavia CAI 101, che proviene dal rifugio Grassi e conosciuto anche come Sentiero delle Orobie. In breve, con un ultimo sforzo, raggiungiamo i 2222 metri del rifugio Benigni, posto su un magnifico balcone naturale. La costruzione di questa baita alpina inizia nel 1982 grazie al lavoro di numerosi soci dell’allora sottosezione CAI Alta Valle Brembana e al contributo della famiglia Benigni, la quale ha voluto onorare la memoria di Cesare, scomparso nel 1981 sul Pizzo del Diavolo di Tenda. Il rifugio fu inaugurato il 26 agosto del 1984 alla presenza di numerosi escursionisti e amici giunti da più parti. Alcuni anni dopo è stato aggiunto un piccolo locale invernale con otto posti letto, e nel 2007 è stato ampliato ulteriormente con una nuova sala ristorante, una cucina più spaziosa, due servizi igienici e una saletta per il bar. La struttura è aperta tutti i fine settimana dI giugno e settembre, tutti i giorni nella stagione estiva. Durante i fine settimana di primavera e autunno l’apertura si regola in base all’innevamento e alle condizioni della neve. Per informazioni è possibile contattare i numeri 3407714820 e 3388653719. Ora che abbiamo raggiunto la meta (e ne conosciamo storia e sentieri), possiamo riporre lo zaino e goderci una meritata pausa sulle rive del lago naturale che fa da sfondo a questo bellissimo rifugio.

La cima Piazzotti. Nelle vicinanze si trovano diverse pareti, alcune delle quali attrezzate per l’arrampicata sportiva, e numerose vette, raggiungibili con le più varie difficoltà: il Pizzo Trona (metri 2510), il Pizzo Tre Signori (metri 2554), il monte Valletto (metri 2371), il Pizzo Giacomo (metri 2184) e la cima Piazzotti. Quest’ultima è raggiungibile in pochi minuti con una breve passeggiata che vede il suo via proprio in prossimità del lago omonimo. In circa quindici minuti di cammino ne guadagniamo la vetta, dove a metri 2369 troviamo ad attenderci un magnifico panorama che spazia dalle Orobie alla Valtellina. Sotto di noi è ben visibile il rifugio e i suoi laghetti alpini, perle naturali che completano un quadro a dir poco mozzafiato. Il ritorno avviene sul percorso comune all’andata.

Conclusioni. Durante l’escursione è facile incontrate molti animali, sopratutto all’alba e al tramonto: marmotte, stambecchi e, quando c’è poca gente e se si è fortunati, anche camosci, rapaci, volpi e cervi. Vale la pena passare una notte nella struttura, che con i suoi 2222 metri permette di assaporare il fascino della montagna, in questa zona particolarmente severa e affascinate. Per questa escursione sono necessarie poco più di quattro ore di cammino (andata e ritorno). Il tracciato copre una lunghezza complessiva di 10 km e un dislivello positivo di 1000 metri, che rendono l’escursione accessibile a tutti con un minimo di allenamento.

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